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di Valeria Ballarati

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The making of ... la Writers room 2

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Lunedì al corso abbiamo nuovamente lavorato in gruppo.

Questa volta non su una trama ma delineando le caratteristiche di cinque personaggi per una fiction tv: un serial killer, un commissario e vice più due poliziotti. Salvatore ci ha spiegato che lavorando bene sui personaggi la trama può anche venire da sé, ed é stato proprio così.


 

The making of ... la Writers room

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Il Lunedì resta il giorno della settimana che preferisco. E' il giorno del corso di scrittura.

Ieri sera Salvatore Basile ha organizzato per noi una Writers Room. Abbiamo sperimentato il lavoro di gruppo, proprio come si fa in Rai per realizzare trame e sceneggiature.

Prima di iniziare ci ha spiegato cos'era una Writers room.

Ne avevo già sentito parlare. L'ho imparato mentre provavo a spedire la mia sceneggiatura alla BBC: sul loro sito c'erano indicazioni precise per partecipare alla loro "stanza della scrittura", aperta solo in alcuni periodi dell'anno e durante i quali gli esordienti potevano inviare i loro lavori. Peccato si possa usufruirne solo se residenti Uk e Ireland: in Italia non c'é niente del genere.


 

The making of ... che-cosa vuoi farne?

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Più vado avanti e più il disegno si fa chiaro: questa é la premessa di oggi e ora vi dico perché.

Anche lunedì scorso le tre ore di corso sono "volate" tra letture di progetti e chiacchiere tra noi che oramai siamo una piccola comunità, anche su Wapp.

Era il turno della prima lettura delle bozze dei nostri lavori, i progetti per i quali siamo al corso, ai quali l'insegnante voleva trovare un giusto indirizzo e ragion per la quale alla fine di ogni lettura chiedeva: "Allora, che cosa vuoi farne?"

Come al solito ha tirato fuori la competenza d'ordinanza trovando soluzioni adatte a ogni singolo lavoro, in accordo con il padre/la madre dello scarrafone. Per Enzo era una raccolta di racconti brevi, una commedia per Aurora, il suo viaggio a Ustica e l'uomo degli asparagi, un bel romanzo per i flussi sulla delusione di Sara, una Sit-Com per il simpatico lavoro di Cupido e così via.


 

The making of ... in pausa.

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Ciao, volevo solo dirvi che non vi ho abbandonati!

Sono soltanto un po' presa dalla scrittura, dalle ricerche e dalle corrispondenze di alcuni avvenimenti da verificare.

Ho ricominciato a rileggere a pieno ritmo perché adesso mi sento più sicura.

Avrei anche da raccontarvi sul corso di lunedì scorso. Appena ho un attimo torno. Magari anche stasera.

A presto,

V.

 

The making of ... I Dialoghi

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Un'altra lezione si é conclusa lunedì sera. Tre ore di bellezza, letture e fior di spiegazioni.

Quando Salvatore trova le soluzioni si dimostra ogni volta un fuoriclasse e resto sempre a bocca aperta. "Porca la miseria, ma come ha fatto?"

Ha subito un'idea per ogni spunto che nasce nella discussione, ma non un'idea qualsiasi, quella che "farà lievitare la storia" (Cit.) Il vulcano che tirerà fuori tutta la lava del mondo. Il torrente che prende forza man mano per buttarsi a valle in una cascata spettacolare.

Per spiegare il crescendo della storia accenna le prime note di un motivetto jazz - PA, PAPPA RA, PAPPA RA - simulando i gesti del musicista come se, tra le sue mani, una tromba o un sax fossero apparsi lì per lì. Alle due note intervallate all'inizio, si aggiungono poi altre note, e strumenti, e melodie, per arrivare al momento culminante in cui ogni singolo elemento che costituisce l'orchestra, suona insieme a tutti gli altri come in Sing, Sing, Sing.

Nelle storie invece aggiungiamo personaggi, incidenti, svolte, contrasti e antagonisti, elementi che servono alla narrazione e guidandoti in un crescendo di attenzione - come nella metafora del sax - conducono al risultato e alla comprensione piena del finale, naturalmente a più livelli di comprensione.

Dice che é questione di esperienza. Temo mi ci vorrà del tempo.

 

The Making of ... Sognare, Raccontare, Vivere

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Oggi, mentre andavo in treno a Roma per la ripresa del corso di scrittura dopo le vacanze estive, ho riletto gli appunti delle prime lezioni.

Quando cominciammo era il mese di aprile e il nostro insegnante esordì dicendo che sognare era un bisogno fisiologico: avevamo bisogno di raccontare per non morire.

Disse che nelle storie c'é sempre un personaggio che sogna e deve rinunciare a qualcosa per ottenere il suo sogno.

Naturalmente per ottenere il sogno va incontro ad alcuni ostacoli che rendono doloroso il suo cammino, ostacoli che cercherà di evitare, anche se questo tipo di comportamento non é proprio vivere ma "sopravvivere" e sarebbe meglio che cavalcasse quella sofferenza per risolverla. Purtroppo ha la tendenza a non farlo. Ed é ciò che facciamo anche noi. Nella vita reale.

Quindi lo faremo fare ai protagonisti delle nostre storie. Perché loro sono noi, loro fanno quello che faremmo noi, ed é questa la magia di un racconto: un poterte salvifico, balsamico, il bisogno di descrivere la vita vicaria che vorremmo vivere, e nel raccontarne i punti deboli che sono di ognuno, li trasformiamo in racconto e proprio così li superiamo, attraverso la narrazione.


 

Buone vacanze estive!

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The making of ... lunedi ho saltato il corso

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Lunedi sera non sono andata al corso. Considerando che il lunedì è il mio giorno della settimana preferito, qualcosa di pesante era successo.

No so se anche a voi ha fatto lo stesso effetto ma a me, la vicenda dell’Aquarius, ma soprattutto le reazioni scomposte della gente, mi hanno causato sofferenza. Non ero dell’umore giusto per il corso.

Il tentativo mi era sembrato chiaro da subito: cercare di riportare un minimo d’ordine. L’Italia, per voce dell'esecutivo, ha chiesto ai colleghi europei ciò che era giusto e normale, in assenza di pericoli e fornendo tutto il supporto possibile - motovedette e viveri - alla barca in navigazione, una nave attrezzata di 77 metri,  non un gommone fatiscente, abituata a navigare nel mare della Siberia, con personale medico a bordo e un ambulatorio per le eventuali emergenze.

Invece, complice la mala informazione e gli immancabili interessi politici, le persone sono state manipolate e hanno reagito in modi che mi hanno lasciato senza parole. E’ uscito il DARK SIDE ...


 

The making of... il nome della rosa

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Mamma, come va la scrittura?

Oggi mia figlia mi ha chiesto come andava. Bene, le ho detto. Non hai un blocco? No, per ora no. E quante volte l’hai riletto? Tante!

Sa che faccio così: leggo e rileggo a non finire. Non ho riletto moltissimo però al capitolo che avevo finito ieri, mentre stamattina lavavo i piatti e le tazze della colazione, mi è venuta un’idea sulla musica e ho aggiunto qualche paragrafo: è qualcosa ad uso metafora, come una possibilità, un’ipotesi che avrebbe anche potuto balenare nella mente del personaggio.

Mi pare che funzioni nel romanzo: di certo funziona nella sceneggiatura.

L’emozione grande è rileggere il testo del giorno prima aspettandomi di aver scritto male, cioè trovare cose da sistemare, e invece il paragrafo convince anche me. E’ incoraggiante.

Salvatore sostiene che scrivere è imparare ad alzare sempre di più l’asticella, ricercando la perfezione, un miglioramento continuo.


 

The making of ... fare o non fare.

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Questa sera vorrei prima di tutto ringraziarvi. Il racconto della bambina che cantava è stato visto da molte persone e questo fa piacere. Grazie.

Tornando invece a ciò che succede frequentando il corso di scrittura, oggi mi è capitata una cosa strana che ora vi racconto.

Avevo finito i compiti assegnati, Pitch e Racconto, prima di partire per il fine settimana in Abruzzo (per viaggiare sul Treno storico delle Orchidee, esperienza meravigliosa che consiglio) e farmi trovare pronta all'eventuale lettura del lunedì sera ma, purtroppo, e a differenza dei miei compagni, ho scoperto che non mi va di leggere i miei lavori in pubblico. Non me la sento. Vivo una sorta di menefreghismo timido. E quel che è peggio è l’esser disposta a rinunciare al parere e alle correzioni dell’insegnante pur di non esporli personalmente a voce.

Lo so, ora vi starete dicendo: “ma cosa dice? Pubblica già tutto quanto!” Ed è vero, ma qualcosa mi suona profondamente diverso. Provo a spiegare in cosa consiste.


 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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