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di Valeria Ballarati

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THE MAKING OF ... I Dialoghi

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Un'altra lezione si é conclusa lunedì sera. Tre ore di bellezza, letture e fior di spiegazioni.

Quando Salvatore trova le soluzioni si dimostra ogni volta un fuoriclasse e resto sempre a bocca aperta. "Porca la miseria, ma come ha fatto?"

Ha subito un'idea per ogni spunto che nasce nella discussione, ma non un'idea qualsiasi, quella che "farà lievitare la storia" (Cit.) Il vulcano che tirerà fuori tutta la lava del mondo. Il torrente che prende forza man mano per buttarsi a valle in una cascata spettacolare.

Per spiegare il crescendo della storia accenna le prime note di un motivetto jazz - PA, PAPPA RA, PAPPA RA - come se tra le mani avesse una tromba o un sax apparso lì per lì. Alle poche note intervallate all'inizio, si aggiungono poi altre note e strumenti e melodie, per arrivare alla fine quando tutta l'orchestra suona insieme come in Sing, Sing, Sing.

Dice che é questione di esperienza ...

Il dialogo dell'invito a cena dei 4 ragazzi é andato bene. E' stata una bella notizia perché dopo aver ascoltato il dialogo di Valentina, teatrale, lungo, ben fatto e ben recitato (da lei, che ha fatto l'attrice) mi son subito venuti i dubbi sul mio, ancora da leggere: "Eccolo là, non andava fatto così: ho sbagliato tutto." Un quarto d'ora d'incertezza.


 

The Making of ... Sognare, Raccontare, Vivere

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Oggi, mentre andavo in treno a Roma per la ripresa del corso di scrittura dopo le vacanze estive, ho riletto gli appunti delle prime lezioni.

Quando cominciammo era il mese di aprile e il nostro insegnante esordì dicendo che sognare era un bisogno fisiologico: avevamo bisogno di raccontare per non morire.

Disse che nelle storie c'é sempre un personaggio che sogna e deve rinunciare a qualcosa per ottenere il suo sogno.

Naturalmente per ottenere il sogno va incontro ad alcuni ostacoli che rendono doloroso il suo cammino, ostacoli che cercherà di evitare, anche se questo tipo di comportamento non é proprio vivere ma "sopravvivere" e sarebbe meglio che cavalcasse quella sofferenza per risolverla. Purtroppo ha la tendenza a non farlo. Ed é ciò che facciamo anche noi. Nella vita reale.

Quindi lo faremo fare ai protagonisti delle nostre storie. Perché loro sono noi, loro fanno quello che faremmo noi, ed é questa la magia di un racconto: un poterte salvifico, balsamico, il bisogno di descrivere la vita vicaria che vorremmo vivere, e nel raccontarne i punti deboli che sono di ognuno, li trasformiamo in racconto e proprio così li superiamo, attraverso la narrazione.


 

Buone vacanze estive!

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The making of ... lunedi ho saltato il corso

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Lunedi sera non sono andata al corso. Considerando che il lunedì è il mio giorno della settimana preferito, qualcosa di pesante era successo.

No so se anche a voi ha fatto lo stesso effetto ma a me, la vicenda dell’Aquarius, ma soprattutto le reazioni scomposte della gente, mi hanno causato sofferenza. Non ero dell’umore giusto per il corso.

Il tentativo mi era sembrato chiaro da subito: cercare di riportare un minimo d’ordine. L’Italia, per voce dell'esecutivo, ha chiesto ai colleghi europei ciò che era giusto e normale, in assenza di pericoli e fornendo tutto il supporto possibile - motovedette e viveri - alla barca in navigazione, una nave attrezzata di 77 metri,  non un gommone fatiscente, abituata a navigare nel mare della Siberia, con personale medico a bordo e un ambulatorio per le eventuali emergenze.

Invece, complice la mala informazione e gli immancabili interessi politici, le persone sono state manipolate e hanno reagito in modi che mi hanno lasciato senza parole. E’ uscito il DARK SIDE ...


 

The making of... il nome della rosa

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Mamma, come va la scrittura?

Oggi mia figlia mi ha chiesto come andava. Bene, le ho detto. Non hai un blocco? No, per ora no. E quante volte l’hai riletto? Tante!

Sa che faccio così: leggo e rileggo a non finire. Non ho riletto moltissimo però al capitolo che avevo finito ieri, mentre stamattina lavavo i piatti e le tazze della colazione, mi è venuta un’idea sulla musica e ho aggiunto qualche paragrafo: è qualcosa ad uso metafora, come una possibilità, un’ipotesi che avrebbe anche potuto balenare nella mente del personaggio.

Mi pare che funzioni nel romanzo: di certo funziona nella sceneggiatura.

L’emozione grande è rileggere il testo del giorno prima aspettandomi di aver scritto male, cioè trovare cose da sistemare, e invece il paragrafo convince anche me. E’ incoraggiante.

Salvatore sostiene che scrivere è imparare ad alzare sempre di più l’asticella, ricercando la perfezione, un miglioramento continuo.


 

The making of ... fare o non fare.

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Questa sera vorrei prima di tutto ringraziarvi. Il racconto della bambina che cantava è stato visto da molte persone e questo fa piacere. Grazie.

Tornando invece a ciò che succede frequentando il corso di scrittura, oggi mi è capitata una cosa strana che ora vi racconto.

Avevo finito i compiti assegnati, Pitch e Racconto, prima di partire per il fine settimana in Abruzzo (per viaggiare sul Treno storico delle Orchidee, esperienza meravigliosa che consiglio) e farmi trovare pronta all'eventuale lettura del lunedì sera ma, purtroppo, e a differenza dei miei compagni, ho scoperto che non mi va di leggere i miei lavori in pubblico. Non me la sento. Vivo una sorta di menefreghismo timido. E quel che è peggio è l’esser disposta a rinunciare al parere e alle correzioni dell’insegnante pur di non esporli personalmente a voce.

Lo so, ora vi starete dicendo: “ma cosa dice? Pubblica già tutto quanto!” Ed è vero, ma qualcosa mi suona profondamente diverso. Provo a spiegare in cosa consiste.


 

The making of ... Secondo compito del corso

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Questa settimana i compiti erano due: il primo era scrivere un Pitch di 150 parole del proprio progetto, il secondo scrivere un racconto di tre pagine.

Il Pitch é un lancio, un testo piccolino che serve a comunicare la tua idea e deve avere un'unica caratteristica: essere eccezionale. Il Pitch é la scintilla che innesca tutto, il vuoto cosmico prima del Big Bang, per dirla alla Fellini, e se é ben fatto susciterà l'interesse di chi investe nel tuo progetto.

Il racconto invece fa parte di una raccolta. Vediamo se piace anche a voi, ho cambiato poche cose tra cui il titolo.

V.


Volevo cantare

Era divertente giocare a fare la cantante, da piccola.

Il mio palcoscenico era il piazzaletto davanti alla casa dei nonni, un quadrato di cemento liscio e chiaro circondato da siepi basse di bosso e salvia, dal giardino e dalla cancellata con l'ingresso. Prima dello spettacolo preparavo gli strumenti. Correvo in cantina a prendere la vecchia pompa per gonfiare le ruote delle biciclette, una comune pompa aspirante e premente, e sganciando il condotto dell’aria dal suo alloggiamento ottenevo il filo per la presa di corrente, come per i microfoni veri che avevo visto alla tv. Alzando lo stantuffo all’altezza del viso sistemavo un meraviglioso microfono e quand’era tutto pronto … cantavo. Oddio, cantavo: mi sembrava di avere una bella voce ma del risultato non sono poi così certa. Senz’altro adoravo l’arte, le luci della ribalta, la sensazione di potermi esprimere e riempire i monotoni pomeriggi di provincia con un gioco emozionante. Avevo circa sei anni, era il 1973.

Cantavo qualche canzone dello zecchino d’oro e del coro parrocchiale ma avevo una mia canzone preferita: Ma come porti i capelli bella bionda e arrivando al ritornello ci mettevo tutta la voce che avevo. Se un viandante passava di là per caso non poteva non notare la scena e osservandomi per un breve tratto proseguiva divertito.


 

The making of ... scoraggiarsi

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Lo scoraggiamento può arrivare da qualsiasi parte, in ogni momento e anche quando meno te lo aspetti.

Sabato scorso a Pomezia ho partecipato a un interessante incontro sulle Nanoparticelle e ne sono uscita ... sconvolta. Sebbene il Dr. Montanari e la Dr.ssa Gatti parlassero di argomenti terrificanti cercando di alleggerire il carico e facendo battute di spirito, lo stress da Irreparabile ormai compreso è stato davvero grande: non avete idea dei casini che stiamo facendo a livello planetario sull’ecosistema, e di conseguenza, come é normale, su noi stessi.

L’importanza della biodiversità e la necessità di conservarla di cui parlavo la volta scorsa a proposito dello stagno - la giusta metafora - è andata distrutta e l’equilibrio del sistema che “di fatto e senza fatica protegge la vita di ognuno” è a rischio.

Da qui lo scoraggiamento. Che cosa scrivo? Per qualcosa che è già andato perduto? Che è stato minato alla base?

Quel che mi è sembrato chiaro dall’incontro è l’incoscienza e la miopia delle organizzazioni a capo di Governi, Partiti, Aziende, Banche. Perché nessuno si occupa dell'unico pianeta sul quale possiamo vivere? Perché nessuno si occupa in maniera “globale” del ciclo dei prodotti sulla terra, di modo da renderlo sostenibile per il pianeta? Tutti sono interessati solo al pezzo che li riguarda direttamente e dal quale trarranno il loro piccolo profitto. Ma é lampante che se ti occupi di un solo pezzo, saranno altri a farne le spese. Ribaltando il concetto su scala globale ecco che il disastro ambientale è presto realizzato.


 

The making of ... un passaggio del romanzo

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(…)

Stagni, acquitrini e corsi d’acqua erano ecosistemi definiti e autosufficienti, come Universi in miniatura. Nell’osservarli rifletteva sull’importanza della biodiversità e della necessità di conservarla. Notava con interesse come fosse equilibrata la convivenza delle piante palustri e dei piccoli animali che vi abitavano. Sembrava avessero raggiunto un accordo sulla suddivisione dei compiti e la scelta era stata compiuta in base della specifica funzione biologica di ognuno.

La ripartizione delle mansioni in uno stagno seguiva poche semplici regole: meno della metà d’acqua di superficie era ricoperta di fogliame, salvo che non si trovasse all’interno di un bosco, protetta dalle fronde degli alberi, nel qual caso diradava. La copertura evitava che le radiazioni solari surriscaldassero l’acqua e le alghe proliferassero troppo. Fondamentale alla vita erano invece le piante con funzione ossigenante, che ricoprivano la metà del fondale. Quasi tutte le piante sommerse, come l’Elodea con le sue radici ben radicate sul fondo, sottraevano i sali minerali di cui le alghe si nutrivano e fornivano ossigeno ai microrganismi che decomponevano le sostanze organiche, così da mantenere la limpidezza dell’acqua.

 

The making of ... il giorno più bello della settimana

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Il lunedì è il mio giorno della settimana preferito.

Lo è diventato da quando frequento il corso di scrittura “Il mestiere di raccontare”di Salvatore Basile, alla Pro Loco di Roma.

Salvatore è un gigante della professione, la sua bravura è fuori di dubbio. Quando ci spiega le regole dell’universo nascosto dietro alla costruzione di un racconto ben fatto concretizza l’esperienza, la comprensione delle dinamiche e dei significati con una semplicità estrema, come se scrivere bene fosse la cosa più naturale del mondo. Non è così, ovviamente: è la sua competenza che fa sembrare la scrittura tale e alla portata di chiunque.

In precedenza il lunedì era un pesante giorno qualsiasi ma lui me l’ha reso straordinario. E' diventato il mio tempo, un giorno tutto per me, per fare una cosa che mi piace: ascoltare e imparare. Imparare è già insito nelle persone, tendiamo ad apprendere in maniera spontanea, ma quando c’é l’opportunità di ascoltare da un asso della materia - di qualsiasi materia si tratti - non so se succede anche a voi ma io mi sento come il flipper quando le luci e i suoni fanno Tilt.


 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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