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di Valeria Ballarati

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Misurare le parole

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Seguivo in diretta il funerale di Angelo Vassallo, il Sidaco di Pollica ucciso dalla camorra, quando le parole pronunciate nell’omelia dal Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Rocco Favale, mi hanno provocato un moto allo stomaco.
Ha definito gli assassini di Angelo “Povere Bestie Umane”, con atteggiamenti e azioni più simili alle bestie che non agli uomini.
Monsignore, mi scusi se glielo faccio notare ma il suo era un paragone sbagliato, un insulto generico, immotivato e poco consono alla situazione.
Nessun animale è capace di superbia, ira e ingordigia quanto l’uomo; nessun animale usa un’arma per uccidere; nessuna “Bestia” si è mai comportata come gli assassini di Angelo.

Definire Bestia con un'accezione negativa, associandola per di più a qualcosa di così orribile nell'immaginario collettivo, a chi giova?
Posso pensare che Lei, Monsignore, l’abbia fatto in riferimento alla concezione arcaica che vorrebbe gli Animali senz'’anima e dunque esseri inferiori. Ma Animale vuol prorio dire Anima, Sensibilità! I testi sacri ammettono in loro un soffio vitale ricevuto da Dio, lo scriveva Giovanni Paolo II. Si ricordi anche di San Francesco, che chiamava le creature animali “Fratello e Sorella” perché sapeva che venivano dalla stessa fonte da cui proveniva anche lui.
Un Dio di infinito amore non potrebbe non amare le creature che lui stesso ha creato.
E Lei, con tutto il rispetto, dovrebbe adattare la sua visione. Non è tardi.

Come Lei ha detto "Si fa tanto per rendere l'uomo sempre più nobile".

Se noi Umani prendessimo esempio dagli Animali ciò sarebbe facilissimo.

*Mail inviata alla Diocesi di Vallo della Lucania

 

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Parole per pensare

Anton Egò:
Non ricordol'ultima volta
che ho chiesto di porgere i miei complimenti allo Chef;
e ora mi trovo nella straordinaria circostanza
che il mio cameriere ...
é il mio Chef!

Linguini:
Grazie ma questa sera sono solo il suo cameriere.

Egò:
Allora chi ringrazio per la cena?


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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