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Il Piano Casa dei Boss PDF Stampa E-mail
Martedì 27 Marzo 2012 00:00

In testa ci sono le regioni meridionali. Tra terreni, giardini, ville e appartamenti detengono il primato dei beni sottratti alle cosche. Negli ultimi anni i boss, sapendo di essere sotto inchiesta, hanno acceso mutui sui loro beni immobili a rischio sequestro, incassando così soldi liquidi più facili da riciclare e rendendo estremamente complicata l'assegnazione definitiva di un bene.

In alternativa c'è anche chi rende inutilizzabile l'immobile o chi lo occupaLa strategia dei boss Sicilia, Campania, Puglia e Calabria detengono il primato dei beni sottratti alle cosche, ma purtroppo anche i casi più eclatanti dimostrano come troppo spesso le confische siano delle occasioni sprecate.

L'ultimo in ordine di tempo è quello del Parco dei Templari e della ex masseria di Altamura, in provincia di Bari, un meraviglioso parco da 66 mila metri quadrati con fabbricati per 8.500 metri quadri, valore stimato 16 milioni di euro, confiscato nel 2007 e gestito fino ad ora in una sorta di partnership pubblico-privato tra l'Agenzia nazionale e lo chef Gianfranco Vissani che aveva accettato la scommessa di rilanciare la struttura con 36 dipendenti. Alta cucina per banchetti e ricevimenti aveva anche assicurato un certo introito ma un buco finanziario da 600 mila euro ha indotto l'Agenzia a fare un passo indietro e a chiedere alla Regione Puglia di intervenire. Ma chi dovrebbe accollarsi l'onere di gestione di un bene così indebitato con le banche?

 
Basta venditori di Sogni PDF Stampa E-mail
Domenica 25 Marzo 2012 00:00

IMMIGRAZIONE: DON CIOTTI A LAMPEDUSA, BASTA VENDITORI SOGNI

PALERMO, 22 MAR - ''Le organizzazioni criminali nel Mediterraneo hanno fatto piu' vittime che le guerre di mafia. Diciamo basta ai venditori di illusioni e chiediamo speranza e concretezza. La politica faccia la sua parte fino in fondo, bisogna fare di piu'''. Lo ha detto, a Lampedusa, don Luigi Ciotti, in occasione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime delle lotte alle mafie, promossa da Libera e Avviso pubblico. ''Abbiamo bisogno di una societa' nella quale ci educhiamo a riconoscerci uguali come cittadini e diversi come persone. Italiani, venite in vacanza a Lampedusa - ha aggiunto don Ciotti rivolgendosi ai manifestanti - porta e cuore del Mediterraneo, dove c'e' una popolazione bella ed accogliente che vuole sbattere in faccia la porta alle ingiustizie, alla illegalita' e a chi utilizza e strumentalizza la paura delle persone''.

 
Siamo tutti Aldo Pecora: firma l'appello PDF Stampa E-mail
Mercoledì 07 Marzo 2012 00:00

La società civile si mobilita e lancia un appello
Intimidazioni e minacce al fondatore di "Ammazzateci Tutti"

Aldo è un giovane giornalista calabrese, ha 26 anni, e si guadagna da vivere scrivendo e collaborando (da precario) con Rai Educational.

Nel 2005 il suo nome è rimbalzato agli onori delle cronache per aver ideato lo slogan “E adesso ammazzateci tutti”, simbolo delle battaglie e della rivoluzione silenziosa avviata contro la ‘ndrangheta da quei ragazzi che insieme a lui saranno ribattezzati “i ragazzi di Locri”.

Nel giro di qualche mese molti di loro torneranno alla vita di ogni giorno, altri finiranno assorbiti dalla politica. Aldo no. Dall’alto dei suoi 19 anni lui sogna in grande, e vuole fare di quello slogan una vera forza organizzata, slegata da vincoli ideologici appartenenti al passato, una forza che guardi a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, come lui ed i suoi amici, sognano un’italia libera dalle mafie e dalla criminalità organizzata. Li conosce un po’ per strada ed un po’ tra le decine di assemblee organizzate in tutto il Paese. Nasce così “Ammazzateci Tutti”.

 
Giacomo Ciaccio Montalto: un esempio da non dimenticare PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Gennaio 2012 00:00

Non perdetevi questo articolo, e la storia di questo viso.

Il magistrato Mario D'Angelo ricorda il collega ucciso dalla mafia il 25 gennaio 1983

 
Il magistrato Giacomo Ciaccio Montalto "Giacomo" era figlio di siciliani, ma non era nato in Sicilia ma a Milano dove allora suo padre Enrico, pure Lui magistrato di grande spessore tecnico e di eccezionale rettitudine, che fu presidente di sezione della cassazione, al tempo della nascita di Giacomo lavorava, ed era siciliano nell’anima e in tutto il suo essere.

Amava profondamente questa terra e tutto ciò che di positivo vi si trova pur avendo piena consapevolezza che senza l’affrancazione dal giogo della mafia e dalle incrostazioni di tanti poteri più o meno occulti non sarebbe stata mai possibile una vera rinascita.
Ebbe rapporti molto stretti con Giovanni Falcone, nati negli anni del comune lavoro a Trapani sino al 1978, e ne fu ispiratore perché, almeno nel primo periodo di attività professionale, Giovanni, che a Trapani negli anni conclusivi della sua permanenza aveva svolto soprattutto funzioni civili, riconoscendo la specializzazione penalistica di Giacomo, ricorreva frequentemente ai suoi consigli.

 
Saviano: "Le Banche lavano i soldi della mafia". PDF Stampa E-mail
Lunedì 12 Dicembre 2011 00:00

New York, 9 dicembre 2011 - Roberto Saviano, a New York per partecipare con l’economista Nouriel Roubini alla conferenza “Italia e Stati Uniti: due punti di vista sulla crisi”, spara a zero sulle banche europee e americane e sugli “immensi flussi di denaro” che la mafia ha fatto confluire nel sistema finanziario.

Lo scrittore e giornalista ha fatto nomi e citato numeri: “Le banche europee e statunitensi lavano tra i 500 e i 1.000 miliardi di dollari di denaro sporco ogni anno”, ha detto facendo riferimento a fonti della Drug Enforcement Administration americana e delle divisioni antimafia europee, “in un decennio sono stati lavati tra i 2.500 e i 5.000 miliardi di dollari e sono passati dagli istituti finanziari americani, messi in circolo, di cui 100 miliardi all’anno (1.000 miliardi in dieci anni) di evasione fiscale e narcodollari”.

Dagli anni Novanta ad oggi, ha detto ancora Saviano facendo riferimento al denaro tracciabile, “sono entrati negli Stati Uniti 5.500 miliardi di dollari provenienti da estorsione, narcotraffico, traffico di esseri umani e criminalità in genere”.

 
La Mafia fa schifo PDF Stampa E-mail
Martedì 06 Dicembre 2011 00:00

Davide, 16 anni. È lui il primo, anonimo autore del libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso La mafia fa schifo – Lettere di ragazzi da un Paese che non si rassegna (Strade Blu, Mondadori, 144 pagine, 17 euro).
Davide, uno delle migliaia di ragazzi e ragazze che hanno dialogato e seguito in questi anni Gratteri, tra i magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta e Nicaso, tra i maggiori esperti di criminalità, nella prima pagina racchiude meglio di ogni recensione l'anima di questo libro.

Davide, infatti, scrive, che «i mafiosi sfuggono a ogni cliché. Coppola e lupara sono state sostituite da giacca e cravatta. C'è chi spara ma c'è anche chi si muove senza dare nell'occhio. C'è chi spara ma c'è anche chi si muove senza dare nell'occhio. Alcuni hanno la faccia innocua da brava persona, altri il ghigno beffardo di chi ha potere e denaro. Come possiamo riconoscerli? Non è facile, molte volte sono insospettabili».

 
Vivere nella paura PDF Stampa E-mail
Martedì 22 Novembre 2011 00:00

Video

Per discutere dei loro affari i mafiosi siedono ai tavoli di un circolo intitolato a Falcone e Borsellino.

Minacciano te e i tuoi cari se non paghi e non fai quello che dicono.

Ti prendono per paura.

Ma per quanto tempo si può vivere nella paura?

 
Sono bastate tre cimici PDF Stampa E-mail
Mercoledì 05 Ottobre 2011 00:00

"Sono bastate tre cimici per dare un duro colpo alla 'ndrangheta"


REGGIO CALABRIA - "Se mettono mano alle intercettazioni ci privano dello strumento fondamentale della lotta alle cosche. Se oggi conosciamo la struttura della 'ndrangheta lo dobbiamo a tre cimici". Nicola Gratteri ha passato notti intere ad ascoltare boss e picciotti. A volte ha mandato e rimandato i file audio cento volte per riconoscere una voce, cogliere una sfumatura, un accento, un riferimento. Il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria lo ha sempre detto: "Ho la sensazione che chi vuole cambiare le regole non capisca il rischio che si corre, limitare la legge può diventare devastante".

Per il magistrato una scelta è quella di punire chi divulga intercettazioni coperte da segreto istruttorio, altro è tentare di disinnescare uno strumento investigativo "raccontando fandonie, come quella che la legge non riguarda i reati di mafia o quelli più gravi".

Il magistrato la racconta così: "Le grandi inchieste contro la 'ndrangheta non partono quasi mai come indagini della Dda. Si inizia quasi sempre da piccoli reati a volte da un danneggiamento, da un incendio, da una minaccia telefonica. I nostri investigatori poi pian piano ricostruiscono la storia, i contesti, il quadro generale è allora che si capisce se si tratta o meno di 'ndrangheta".

 
Festa di LIBERA PDF Stampa E-mail
Giovedì 04 Agosto 2011 08:19

 

I ragazzi del presidio mi hanno raccontato che avrebbero voluto organizzare la Festa in Piazza Pia, la piazza centrale di Anzio. Alla richiesta di quello spazio al Comune la risposta é stata:

"ad Anzio non c'é bisogno di una festa contro le mafie perché la mafia ad Anzio non esiste".

 

Leggi "la mafia non esiste"

Leggi 2 - articolo apparso su Il Granchio, giornale locale

Leggi 3 - beni mafiosi confiscati nella zona

Leggi 4 - condanne

 
I Comuni si costituiscono parte civile nei processi per mafia PDF Stampa E-mail
Martedì 28 Giugno 2011 00:00

La mozione di Anci Giovani
Scritto da Erica Balduzzi il 23 giugno 2011 in Società

Con la mozione, ANCI Giovani chiede ai comuni italiani impegni concreti: lotta agli abusivismi, trasparenza e percorsi di sensibilizzazione
Una lotta, quella contro la criminalità organizzata, difficile da combattere. Ma per la quale sempre più spesso scendono in campo i giovani, quei giovani che vogliono dare segnali forti e gridare un ‘no’ deciso alla logica mafiosa, che credono in un cambiamento e tentano di promuoverlo. E proprio in quest’ottica si inserisce la mozione di costituzione di parte civile, per i comuni italiani, nei processi per mafia, promossa da Anci Giovani (associazione che riunisce gli amministratori comunali d’Italia al di sotto dei 35 anni) e presentata ufficialmente ieri a Palermo. I giovani amministratori hanno anche chiesto ai comuni del nostro Paese – senza distinzione tra nord e sud – di assumere un’agenda di iniziative e disposizioni concrete che si ispirino ai principi della trasparenza e della legalità.

Da qui, i risarcimenti per i danni subiti dalle vittime del racket, la richiesta di trasparenza amministrativa e l’attivazione di percorsi di sensibilizzazione nelle scuole con incontri e campagne che favoriscano la creazione di una solida coscienza civile anche tra i giovanissimi, oppure la costituzione di un reparto speciale all’interno della polizia municipale per il contrasto ad ogni forma di abusivismo, lavoro nero, spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione:

 
i 100 sguardi PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Maggio 2011 00:00

I Cento Sguardi è un progetto fotografico pensato per le ragazze e i ragazzi di Corleone. A 100 studenti di tutte le età è stata regalata una macchina fotografica usa-e-getta per far loro raccontare "dal di dentro" un paese che é simbolo di molte cose negative ma anche di tante forze positive della società italiana. Le fotografie dei ragazze sono ora presentate in una mostra con catalogo e DVD a cura delle due ideatrici del progetto. Inaugurata prima a Corleone, la mostra viaggierà poi in altre città italiane in Toscana, Lazio e Campania grazie al sostegno dell'Unicoop Tirreno.

Questo progetto ha due scopi: quello di dare voce ai ragazzi e alle ragazze del luogo, protagonisti in prima persona del cambiamento culturale necessario per la cultura della legalità, e quello di far conoscere loro allo stesso momento il lavoro svolto a Corleone dalla Cooperativa Lavoro e Non Solo.

 
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