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di Valeria Ballarati

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Santo Piacere

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Il Teatro é tutta un'altra cosa.

La Tv, la Fiction, il cinema sono belli ma il Teatro ... il teatro ti prende il cuore.

L'attore ce l'hai davanti in carne ed ossa, vitale, pieno d'entusiasmo, traboccante d'energia, che gesticola, si muove, ondeggia, balla; é on stage con un ago da sarta lucente e penzolante dai calzoni: oddio, speriamo non si punga! Presumibilmente sparirà al primo cambio di scena. Lo noto perché sono in prima fila ...


Volevo un biglietto di prima fila per Scifoni: ho le mie ragioni. Dovevo osservarlo bene. Dovevo guardarlo da vicino. E così, da più vicino, mi sono accorta che la recitazione teatrale accorata o gaia intrisa d'Anima zampilla felice come leggera brumetta invernale: ma che importa, tanto il proscenio é distante!  :-)

Scherzi a parte, é pieno di sensi il divertente spettacolo di Giovanni Scifoni, in replica per l'ultima data romana alla Sala Umberto, nel cuore di Roma. Ora lo porterà in giro per l'Italia, e io spero il più possibile: é comico ma fa anche bene ai sentimenti, innesca riflessioni riuscendo nell'intento.

Affronta temi importanti Giovanni, tra un balletto con una scopa di saggina e un'annusata di scarpa con tacco 15. Tolti i panni della scimmia primordiale si sveste anche degli abiti eleganti, con leggerezza, man mano che la rappresentazione prosegue, e i temi centrali - la pubblicità invasiva, il ruolo della chiesa sull'argomento sesso, il rapporto di coppia e le pulsioni generate - vengono alla mente indirizzati dagli stacchetti anni '80 alla Colpo grosso, Morositas, Saratoga e intimo con treccia famosa. Ci porta nella sua vita di ragazzo, poi adolescente, poi giovane uomo e marito; passiamo attraverso le sue esperienze, Lupo Alberto a scuola, lo zio pedofilo di Marta, le vacanze a Ladispoli tra l'odore di tonno e crema solare, il mare sporco e montagne dalle vette pulite, dove oggi ama scalare e portarci i tre figli, ed Elisabetta, sua moglie, che é in sala. C'é pure il suo anziano sorridente padre, al termine salirà sul palco.

Per un pezzo ci coinvolge. Fa alcune domande e rispondiamo per alzata di mano: "chi non é mai stato in dubbio?" E avanti coi ritornelli del buon Don Mauro dalla parlata veneta, coi consigli e le verità del pizzaiolo mussulmano Rashid, ferrato sulle sacre scritture più di noi, e del compagno di scuola più grande che pensa di sapere cose ma ne dice di assurdità storpiate. Buon per i cattolici che l'attenzione sia oggi concentrata sui vegani, dice: una volta erano i cattolici i più odiati, mentre oggi tocca ai vegani. In sala tutti ridono, tranne me: c'é sempre qualche Vegano là dove non dovrebbe esserci! :-)

Lo spettacolo é quasi al termine: grazie per averlo chiuso a quel modo! Quello che ci piace, alla fine, é proprio tutto là.

In bocca al lupo per le altre date. (W il lupo!) Non ve lo perdete, é uno spettacolo bello e portatore di valori autentici: la mente e il corpo, alla fine, sono felici solo seguendo i desideri dell'Anima.

V.

Nota: non ricordo il suo nome ma la sua danza era leggera come l'aria e senza di lei, lo spettacolo, non avrebbe potuto chiudersi.


 

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Parole per pensare

Anton Egò:
Non ricordol'ultima volta
che ho chiesto di porgere i miei complimenti allo Chef;
e ora mi trovo nella straordinaria circostanza
che il mio cameriere ...
é il mio Chef!

Linguini:
Grazie ma questa sera sono solo il suo cameriere.

Egò:
Allora chi ringrazio per la cena?


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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