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di Valeria Ballarati

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Il triangolo drammatico

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“Tutto l mondo è un palcoscenico  e tutti, uomini e donne nono son che attori. Hanno le loro entrate ed uscite; ciascuno nella sua vita recita diverse parti.” Shakespeare


Stephen Karpman ha elaborato questo strumento, il triangolo drammatico, per analizzare i giochi psicologici cioé una serie di transazioni effettuate da due persone in modo inconsapevole che conducono le stesse, in modo ripetitivo e reciproco, a vivere emozioni spiacevoli.

 

Egli afferma che ogniqualvolta noi effettuiamo un gioco psicologico entriamo in uno dei tre Ruoli:
 
▪  Il SALVATORE: si prodiga nell’aiutare gli altri, spesso sostituendosi ad essi, quindi svalutandone le capacità di agire, pensare e gestirsi in modo autonomo (confermandone così il senso d’impotenza e d’inadeguatezza). Si attribuisce valore nella misura in cui è utile agli altri (evitando così di sentirsi Vittima). Ha bisogno di Vittime intorno a sé per continuare il Gioco.
 
▪  Il PERSECUTORE: per evitare di sentirsi Vittima invita gli altri ad assumerne il ruolo. Lo realizza attaccandoli, criticandoli, sminuendoli, giudicandoli, condannandoli, svalutandoli.
 
▪  La VITTIMA: si sente inferiore agli altri, svaluta la propria capacità di pensare e di agire. Va alla ricerca di un Persecutore o di un Salvatore che la assecondi nella sua posizione.
 
Ogni Ruolo comporta una svalutazione. Salvatore e Persecutore svalutano gli altri, la Vittima svaluta se stessa. Sono tre Ruoli non autentici, non basati su una posizione adulta e su un esame realistico di se stessi, dell’altro e della realtà. Sono la proiezione sul qui ed ora di strategie infantili, anacronistiche e disfunzionali, di affrontare la vita. 
Di solito la persona che effettua un gioco parte da uno dei tre Ruoli per poi spostarsi ad un altro. Questo spostamento di ruolo è palese nel momento della SORPRESA che caratterizza il Gioco, momento in cui i due partners cambiano posizione e rimangono entrambi stupiti di ciò che è successo (sebbene ne colgano il ripetersi).

http://sentieridellapsicologia.wordpress.com/2008/06/18/il-triangolo-drammatico/

 

Il concetto del Triangolo deriva dalla Biologia, in particolare dalla Zoologia: in natura infatti alcune specie, nel cerimoniale di accoppiamento, seguono una logica conflittuale triangolare (…). Nel linguaggio narrativo il triangolo si identifica nel:
Protagonista, di solito la vittima che però diventerà Eroe/Eroina;
Antagonista, il cattivo persecutore che poi sarà punito/a;
Aiutante, Mentore, Mago, Saggio, Amico/a Alleato/a che corrispondono al Salvatore.
Nel conflitto a tre ci si identifica facilmente e si empatizza spontaneamente con le emozioni associate ai ruoli del triangolo. (…)
http://www.paoloangeloni.it/triangolo.htm


Perché questo bel discorso oggi?
Perché è necessario tenersi al di fuori del triangolo.

Per essere in armonia - o servire a qualcuno - é necessario vivere le situazioni collegandosi alle necessità profonde dell’altro, esprimendo le proprie in modo chiaro, assicurandosi che l’interlocutore abbia compreso e che noi abbiamo fatto altrettanto.
In questo modo i bisogni di ognuno vengono soddisfatti e non c’è bisogno di recitare uno dei tre ruoli.

« Lo sforzo disperato che compie l'uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro »  (da un manoscritto di Eduardo De Filippo)

 

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Anton Egò:
Non ricordol'ultima volta
che ho chiesto di porgere i miei complimenti allo Chef;
e ora mi trovo nella straordinaria circostanza
che il mio cameriere ...
é il mio Chef!

Linguini:
Grazie ma questa sera sono solo il suo cameriere.

Egò:
Allora chi ringrazio per la cena?


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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