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di Valeria Ballarati

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Still Life

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Se vi ritrovate una sera, tornando a casa, a svuotare la vostra scatoletta di tonno in un piatto come cena, sappiate che state citando questo bellissimo e commovente film che si chiama Still Life. Ho usato la parola film, ma più che altro dovremmo usare la parola poesia, perché questa pellicola – ambientata a Londra a firma di un regista italiano – è una vera e propria lirica; un’ora e mezza di intenso cinema vissuta insieme al nostro protagonista John May.  



Il film è lento, le inquadrature indugiano sul volto del protagonista (splendido, lo amerete subito), e durante il film vi capiterà di ritrovarvi soli a riflettere sulla vita. Un’opera meditativa. Se questo film fosse un brano musicale sarebbe Canon D di Johann Pachelbel, anche se la colonna sonora originale è ottima e a cura di Rachel Portman (compagna del regista).  

La pellicola ci offre riflessioni sulla vita, su cos’è la vita, e la risposta è sempre quella: vale la pena di essere vissuta anche nel dolore e nella disperazione. La solitudine, innanzitutto del nostro protagonista, la solitudine dei funerali, tutti ‘gran bei funerali’ a cui però nessuno partecipa, tranne lui. John May ha il compito di indagare tra le loro vite, scartabellando tra ricordi non suoi, attraverso foto ingiallite non sue e cassetti mai aperti. Non si occupa solo di rintracciare i parenti di chi è morto nel municipio, ma scrive per loro magnifiche (un po’ inventate) orazioni, si impossessa letteralmente dei ricordi e delle loro storie, vite dimenticate da tutti e si assicura di dare loro sempre una degna sepoltura. La preferisce alla cremazione ahi lui, vedendo il film scoprirete perché!  

I morti sono i suoi migliori amici, fino a quando non si imbatte nel suo ultimo caso, la sua vita sembrerà prendere una svolta ma… Il regista, alla sua seconda prova, ha un nome importante: Uberto Pasolini (no non è un parente di Pier Paolo, ma nipote di Luchino Visconti, ndr) già produttore ‘milionario’ del fortunato Full Monty. Il film ha ottenuto il premio Orizzonti a Venezia, ed è ancora visibile in poche sale tra Milano e Roma. Se potete non perdetelo.

Fonte


Commento:

secondo me il film non é "lento", é giusto. Capisco che il cinema ci abbia abituati ai crescendo, all'azione, alla forza che ti lascia senza fiato ma ... non si può definire lento un film così, e i film di Sofia Coppola allora? (Somewhere, ad esempio).

Anche qui ad un tratto resteremo senza fiato. C'é una scena delicata che - come dice l'autore dell'articolo - commuove con la forza di una poesia.

Molto bello, da vedere.

 

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"Pensate ancora una volta alla gioia che ciò porta a chiunque voglia poter fare qualcosa per coloro che sono malati. Questo dà loro il potere di essere guaritori fra i propri simili."

- Dr. Edward Bach, 1936

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

- See more at: http://www.paperstreet.it/cs/leggi/la-pazza-gioia-paolo-virzi.html#sthash.F3ffjhMI.dpuf

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