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di Valeria Ballarati

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Il Cambiamento

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Stamani mentre venivo a lavorare ho fatto un giro più lungo e sono passata per una zona di campagna che non vedevo da un po’. Su un grande campo prima destinato a prato c’era un cambiamento in atto: installavano molti pannelli fotovoltaici per l’energia elettrica.

L’ho trovato strano.

Sebbene io sia a favore delle energie alternative trovo strano che per questa ragione si stravolga il paesaggio di campagna. Secondo me il solare dovrebbe essere posato dove ci sono già superfici esposte, ad esempio sui tetti degli edifici. Non considerare l’impatto che questi oggetti, pur utilissimi, hanno sul territorio è sbagliato.

Quel campo confina con la zona industriale ed era bordato di ulivi a lato strada; sul fondo una proprietà privata lasciava intravedere dei grandi Pini marittimi. Oggi degli ulivi non c’è n’é l’ombra e al loro posto è stata innalzata un’alta recinzione di ferro. Laddove lo sguardo si perdeva nella profondità del campo ora in bella vista ci sono solo file di supporti di alluminio pronti ad alloggiare i pannelli che raccoglieranno il sole, e i pini  sono scomparsi.

Non è un bello spettacolo.

 

 

E’ chiaro che questa operazione è stata fatta velocemente solo in virtù della legge in vigore sui pannelli solari, fortemente incentivante per chi li installa entro fine anno e che sicuramente verrà cambiata nel 2011, perché è troppo costosa per come è stata concepita.

Ma chi si occupa del territorio e del decoro urbano, dovè?

Da quando abito qui – circa 10 anni – ho visto troppi cambiamenti, troppe costruzioni, troppo terreno sacrificato ad un’edilizia informe e speculativa che ha dato origine a case poste una sull’altra che non sembrano case ma alveari.  Sennonché noi non siamo le api, noi abbiamo bisogno di spazio.

Abbiamo bisogno di vedere i campi e gli alberi.

Anche la vasta Pineta tra Lavinio e Lido dei Pini (quelli della Pineta, appunto) dove prima si poteva camminare arrivando sino al mare, respirando, godendo del fresco degli alberi e lasciando correre i propri cani,  è stata recintata completamente e non vi si accede più.

Ma perché? A chi giova?

Stamani ho pensato che tutti questi cambiamenti partono da uomini infelici, ciechi ed incapaci di apportare i cambiamenti in loro stessi: modificano “il fuori” per l’incapacità di cambiare “il dentro”.

Invece abbiamo bisogno di attuare i cambiamenti dentro di noi, lasciando il più possibile gli spazi al di fuori di noi allo stato naturale, inalterati, protetti, come erano prima.

Conserviamo il “Fuori” e cambiamo il “Dentro” e tutto sarà più facile.

 

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