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di Valeria Ballarati

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Il concerto di Vasco a San Siro

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"San Siro vi amiamo, vi abbiamo amato e vi ameremo per sempre."  (Cit.)

Ormai afona, guido in autostrada per tornare a casa. Supero camion e camion di maiali destinati al macello (ma come caxxo si fa a partecipare a 'sto orrrore!) e ripenso al concerto di ieri sera.

Sono uscita di là sazia.
E non avevo mangiato ...

Parlando di Vasco diciamo sempre le stesse cose: che é trasversale, unico, che i suoi testi arrivano; ma arrivano perché esprimono modi e sentimenti  universali, perché le persone in tutto il mondo provano le stesse semplici emozioni, quelle che conosce bene anche lui. La sua particolarità é la capacità di potenziarle mettendole dentro a un pezzo rock, o romantico, e attraverso la melodia riuscire a sintonizzare e far vibrare tutte le Anime insieme.

Quando lo stadio entra in fase - un ritmo di oscillazione comune - l'energia circola palpabile e potentissima, non puoi non accorgerti, la pelle d'oca sta li a dirti che c'é, che ti fa bene, e anzi, forse t'ha anche un po' guarito. I concerti di Vasco dovrebbe rimborsarli l'Asl con la ricetta rossa, perché sono terapeutici: ne esci rinvigorito e rinforzato ...  :-)


Mi sembra che "la generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi" - quella che frequenta i suoi concerti - abbia finalmente capito il suo valore, e non ha più bisogno di santi o eroi perché basta a sé stessa; lo ha capito attraverso i suoi testi, la ripetizione delle parole come un mantra: la stessa parola ripetuta più volte alla fine é arrivata, ci ha fatto sentire compresi, uniti e parte di un destino comune, una stessa sorte. Repetita iuvant.  Vasco ha sempre detto cose che uno vorrebbe sentirsi dire, regalato speranza, sottolineato l'autoaffermazione, e anche il buon vecchio 'lasciatemi perdere' che a una certa serve sempre. Siamo quelli che sbagliano a volte, si, ma prendono per intero le responsabilità delle proprie azioni, non le scansano a differenza di chi - non visto - é capace dell'assurdo.

In marcia verso lo stadio c'erano persone di tutti i tipi, di ogni età, famiglie e anziani; qualcuno cantando, o mangiando un panino alla salamella grigliata (i maiali di prima), acquistato dai numerosi chioschetti mobili sulla strada. Forse questa volta non tutti avranno apprezzato a pieno la scaletta, che inseriva per la maggioranza canzoni meno note e dei primi album, anche primissimi anni del suo lavoro artistico. Erano gli anni '80 quando neanche maggiorenni lo ascoltavamo nell'autoradio estraibile della Fiesta grigia del Fabrizio, l'unico che guidava, e aveva un'auto usata.

Il palco era esageratamente grande, non lo utilizzava tutto, rimaneva prevalentemente al centro e sulla passerella predisposta per arrivare al suo pubblico. Come sempre si son consumati i riti, come il lancio della biancheria intima che raccoglie e mostra come un oggetto di culto, prima d'annusarlo e metterselo in tasca. E' buffo Vasco, mi fa ridere, e mi sembra felice. Forse aver superato il batterio killer gli ha fornito una nuova prospettiva e la vita spericolata e maleducata si é trasformata in un'esistenza piena e serena, che comunica a noi. Fatico a credere che si senta ancora incompreso ed emarginato - così pare, dall'intervista rilasciata al Corriere - perché la mia impressione é che sia oggi un uomo realizzato, oltre che il solito gran furbacchione che amiamo.

Vasco secondo me piace perché parte come ragazzo normale un po' sfigato, con qualche problema di droga pure - i drogati, la categoria meno apprezzata - ma che aveva in realtà molto da dire e alla fine ci é riuscito, nel contrasto della sua voce sporca e a tratti roca da cui sono uscite meraviglie, dimostrando che ognuno di noi può seguire un identico percorso, in ogni ambito. E' la certezza che chiunque può farcela, e infatti é proprio questo che dice ai suoi concerti: "Ce la farete tutti".

Vasco piace soprattutto perché riunisce. C'é così bisogno di unità.

Sono ancora sorpresa dai fuochi d'artificio sparati a raffica, come una mitragliatrice, alla fine del concerto, e mentre si chiede all'Accademia della Crusca di inserire nel vocabolario la parola "Vascologia", il risveglio con il mal di testa ha lasciato il posto alla colazione del campione vista nel video della mattina su Istagram.

Appena svegli un bel bicchierone di acqua lauretana, il residuo fisso più basso d'Europa, e quindi azione dilavante, per rimettere in moto gli organi interni (Vasco, in vetro però!); poi formaggio bianco spalmabile su fette di pane integrale, per il fabbisogno in proteine e calcio (non molto calcio in verità, e occhio all'integrale che comperate, Berrino 1- Krogh 0); alcune noci, benefiche per il cervello, ricche in sali minerali e antiossidanti; e dulcis in fundo un quarto di avocado che non solo é buonissimo, ma é unico nel suo genere e provvede a diverse vitamine, fibre e grassi buoni. Il tutto accompagnato da una porzione di frutta fresca. Colazione che somiglia moltissimo al metodo della Dott.ssa Kousmine! Dovremmo fare tutti come lui, a colazione e nella vita:

Io non voglio più vivere,
Solo per fare compagnia.

Io non voglio più ridere,
Non mi diverto più ed è colpa mia.
Non ho voglia di credere,
Che domani sarà,
Sarà diverso e poi,
Chi lo sa...

Divertiamoci. Viviamo adesso, ora. Non ieri e non domani.

E facciamo una volta per tutte "SEMPRE E SOLO QUELLO CHE CI VA" nel rispetto di NOI stessi e degli ALTRI. Proprio come ieri sera, a Milano, al concerto del Komandante.

V.

Nota:  t'immagino sul palco, a pensare che é sempre tutto più grande di te e che sei li solo per la musica, e per noi.

 

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Anton Egò:
Non ricordol'ultima volta
che ho chiesto di porgere i miei complimenti allo Chef;
e ora mi trovo nella straordinaria circostanza
che il mio cameriere ...
é il mio Chef!

Linguini:
Grazie ma questa sera sono solo il suo cameriere.

Egò:
Allora chi ringrazio per la cena?


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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