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di Valeria Ballarati

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Lettera-Diffida degli studenti universitari veneziani

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Alla cortese attenzione del Magnifico Rettore dell’Università «Ca’ Foscari» di Venezia prof.ssa Tiziana Lippiello 

per conoscenza

al Consiglio di Amministrazione al Senato Accademico a tutti i Docenti dell’Ateneo


Egregio Signor Rettore,

con la presente ci rivolgiamo a Voi in rappresentanza di un nutrito gruppo di studenti e lavoratori del mondo universitario, venutosi ad organizzare in seguito all’infausta estensione dell’obbligatorietà della Certificazione verde COVID-19 (c.d. «green pass») anche per studenti universitari, Docenti e Personale ATA, decretata dal D.L. 06/08/2021 n. 111, art. 1 c. 6.

Considerato e premesso che:



− Tale utilizzo esteso della certificazione verde risulta in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, vincolante per gli stati membri ai sensi del Trattato di Lisbona, la quale all’art. 3 recepisce il principio del consenso personale libero e informato ai trattamenti sanitari sancito dall’art. 5 della Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina di Oviedo del 1997, in quanto s’introduce uno strumento di ricatto politico e di marcata pressione sociale in forzatura del libero consenso;

− Lo stabilire l’uso della certificazione verde come condizione necessaria per accedere a servizi (quali le Università, nel nostro caso, ma anche scuole, esercizi commerciali, etc.), si configura come un ricatto e un malcelato obbligo, sia pure indiretto, a un trattamento sanitario per il quale non sussistono i presupposti etici e normativi, contrastando in tal modo con l’art. 32 della Costituzione Italiana;

− L’utilizzo della certificazione verde alle sopraddette finalità viola il considerando 36 del Regolamento UE 953/2021, che stabilisce che “È necessario evitare la discriminazione di-retta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vacci-nate o hanno scelto di non essere vaccinate. […] Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati”;

− L’art. 9 del D.L. 52/2021, che introduce il «green pass», richiamandosi al principio di prevalenza delle norme europee su quelle nazionali, prevede espressamente l’applicabilità delle norme italiane solo se compatibili con il Regolamento CE 953/2021 sopraccitato;

− La risoluzione n. 2631 del Consiglio d’Europa, datata 27/01/2021, invita gli Stati membri e l’Unione Europea ad assicurare “che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno può essere sottoposto ad una pressione politica, sociale o di altro genere affinché si vaccini se non desidera di farlo; che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato a causa di possibili pericoli per la salute o perché non vuole farsi vaccinare”;

− Il mondo scientifico ha ripetutamente negato alla certificazione verde qualsiasi efficacia dal punto di vista della sicurezza sanitaria e della prevenzione, appalesando la sua natura prettamente politica di strumento di pressione alla vaccinazione;

− L’impedire ai dipendenti delle strutture universitarie, docenti e personale ATA, di esercitare la propria professione in mancanza della certificazione verde configura una violazione del diritto fondamentale al lavoro garantito dagli artt. 1 e 4 della Costituzione Italiana;

− L’impedire agli studenti di partecipare alle lezioni in presenza, di sostenere esami e di frequentare le biblioteche, luoghi questi ultimi indispensabili per l’esercizio dell’attività di ricerca, in mancanza della certificazione verde configura una violazione del diritto allo studio garantito dall’art. 34 della Costituzione Italiana e tutelato dalla Legge 107/2015, art. 1, c. 181, punto f;

− La discriminazione dei cittadini nell’esercizio dei loro diritti è vietata dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dall’art. 14 della Convenzione Europea dei Di-ritti dell’Uomo, dall’art. 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’art. 3 della Costituzione Italiana;

Noi, aderenti al movimento Studenti contro il Green Pass – Venezia, ci teniamo a ribadire la nostra contrarietà e opposizione ad ogni forma di discriminazione verso gli studenti per qualsivoglia motivo, che sia di razza, religione, convinzioni politiche, sesso, e tantomeno per le terapie farmacologiche ai quali i singoli decidano o meno di sottoporsi.

Discriminare l’accesso agli ambienti dell’Università in base al possesso o meno di un passaporto sanitario è una inaudita divisione degli studenti in studenti di serie A studenti di serie B: ai primi è concesso, in un regime di libertà condizionata, di frequentare le lezioni, sostenere gli esami, di partecipare ai tirocini obbligatori e ai vari servizi dell’Università, in primis quelli bibliotecari, mentre ai secondi no, venendo al massimo concessa la fruizione di una forma depotenziata di didattica a distanza, pur a parità di tasse pagate. Esso si configura pertanto come un palese, incomprensibile, insensato e volontario atto di scoraggiamento verso lo studio, il perseguimento degli obiettivi accademici e la partecipazione alla vita universitaria. Il pensiero che questa od altre misure impediscano a qualunque studente che voglia partecipare a una lezione o ad un esame di entrare in aula dovrebbe far rabbrividire chiunque.

Certamente patente è il carattere discriminatorio e ricattatorio del cosiddetto «green pass», il quale – come sopra richiamato – costituisce per esplicita ammissione uno strumento di pressione alla vacci-nazione senza alcun riguardo delle scelte personali, attesoché la via alternativa di ottenimento della certificazione costringerebbe gli studenti a subire virtualmente ogni due giorni un test diagnostico invasivo e costoso, insostenibile per molti per i quali la pressione si trasforma dunque in una costrizione.

Che le istituzioni universitarie, avallando e attuando le disposizioni governative, nonché attraverso le dichiarazioni ufficiali con cui – adottandone pure nel metodo la pericolosa deriva con cui si sostituisce il principio di autorevolezza con quello di autorità, e s’inverte il principio fondamentale dell’onere della prova – fanno propri gli inviti perentori e ricattatori del governo, collaborino al perpetrare detta discriminazione, precludendo il pieno godimento del diritto allo studio agli studenti che non si sottopongano a determinate ed arbitrarie terapie farmacologiche, è per noi inaccettabile, inammissibile e inconcepibile.

Questa misura, inoltre, presenta un’ulteriore spiacevole conseguenza, ovvero quella di minare il rapporto di convivialità fra gli studenti stessi, favorendo l’insorgere di atteggiamenti discriminatori ed irrisori nei confronti degli studenti dissenzienti, atteggiamenti che paiono legittimati e coperti dalla predetta discriminazione di Stato. Non possiamo escludere che in futuro questi episodi, per ora isolati, non vadano ad aumentare in numero ed intensità, fino a sfociare nella violenza. Siamo costretti a ritenere che ogni atto di discriminazione verso uno studente che avvenga in cagione di tali misure, alla luce di quanto sopra esposto, sia avallato dalle istituzioni universitarie.

Alla luce delle suddette considerazioni,

SI INVITA E SI DIFFIDA

Il destinatario della presente a disapplicare l’art. 1 c. 6 del Decreto Legge n. 111 e conseguentemente a garantire il libero esercizio del diritto allo studio in tutte le modalità in cui esso si esplica (lezioni in presenza, esami, fruizione dei servizi bibliotecari) e il diritto al lavoro dei dipendenti delle strutture universitarie, anche mediante l’utilizzo di strumenti preventivi quale l’autocertificazione.

Qualora gli organi direttivi dell’Università non dovessero accogliere questo nostro invito al rispetto della Costituzione Italiana e dei diritti fondamentali degli studenti e dei lavoratori, ci riserveremo di tutelare i nostri medesimi nelle sedi legali competenti e ad intraprendere qualsiasi genere di azioni mirate a scongiurare che una tanto nefanda discriminazione possa diventare realtà.

Confidando nella Vostra comprensione, il movimento “Studenti delle Università di Venezia contro il Green Pass”.

Fonte


 

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