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di Valeria Ballarati

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Un pellegrinaggio movimentato

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Siamo tornati ieri, tutto bene anche se questa volta è stato un pellegrinaggio movimentato.

L’allarme bomba a Lourdes è scattato poco prima delle due di pomeriggio e d’un tratto, dal nulla, si è materializzato un servizio d’ordine che definire imponente è riduttivo. Con un’efficienza che ha dello straordinario, in poco tempo - circa dieci minuti - e senza creare allarme, il Santuario era svuotato delle oltre ventimila persone stimate all’interno.
Tre bombe avrebbero dovuto esplodere alle tre di pomeriggio in tre diversi  santuari.


Dapprima sono apparsi gli uomini con la pettorina grigia Accueil insieme ad eleganti uomini in doppiopetto beige con radio trasmittenti; poi sono arrivate le squadre di Gendarmes con le camicie azzurrine e infine le camionette dei  Pompiers e degli uomini vestiti di nero, la Securité, con cani e grandi borse anch’esse nere. Sopra le nostre teste volava già un elicottero.
Le migliaia di persone uscite dai cancelli si sono così riversate nelle strade e nei negozi di souvenir, oppure stazionavano lungo le vie adiacenti gli ingressi principali ingorgando di fatto ogni via di accesso e rallentando il traffico già di per sé paralizzato.
Nessun accenno ad un rientro in massa in albergo, cosa che invece aveva sfiorato me ritenendolo il posto più sicuro, e  rimanevo solo per la curiosità avendo intravisto l’arrivo delle telecamere della tv nazionale e volendo sentire i commenti a caldo. Mentre i giornalisti chiedevano se ci fosse delusione o paura, in un momento di esaltazione collettiva i pellegrini raccontavano che non ce n’era bisogno perché avevano la fede ed essendo in un luogo sacro la Madonna avrebbe protetto tutti  e non sarebbe successo niente.  Io la paura ce l’avevo, eccome, ma tutto sembrava sotto controllo.
Che l’organizzazione fosse potentissima era chiaro già dalla partenza a Fiumicino – il ricevimento e check-in dedicati, comodamente affiancati, i celati corridoi paralleli per i controlli e l’imbarco - e in qualche misura penso sia meglio così; i pellegrini sono perlopiù persone di una certa età, che non hanno viaggiato spesso, che non riescono ad organizzarsi da soli e anzi hanno una necessità estrema di essere guidati di qui e di là, con le loro piccole richieste, ostacoli insormontabili ai loro occhi semplici.
Che fosse invece ben organizzata anche per evenienze di questo genere è abbastanza stupefacente: di norma, il servizio di sicurezza all’interno del Santuario è impercettibile.
Non é la prima volta che vado a Lourdes: credo possa essere la settima o l’ottava, non ricordo esattamente. Ci sono andata in gruppo, altre volte da sola; i miei fratelli ci ritornano da volontari ogni anno, a settembre, con il treno bianco dell’Oftal, il treno degli ammalati.
Dopo tutti questi viaggi sono arrivata alla conclusione che Lourdes è un luogo da vivere da soli e il mio consiglio è che almeno una volta nella vita, anche senza credere,  ognuno faccia l’esperienza della visita ad uno dei Santuari mariani: Lourdes, Fatima o Medjugorije non importa.
Il posto di Lourdes che io preferisco, quello che reputo migliore per raccogliersi e parlare con Lei da soli si trova al di là del fiume, sulle panchine di pietra sotto la lunga fila di pioppi e platani; davanti scorre il fiume, la grotta e la cattedrale eretta sulla rupe sono proprio di fronte e ci sono poche persone.
Mentre molti si affannano rumorosamente ad arrivare proprio là sotto, credo nel tentativo di sentirsi più vicini, io trovo che il luogo sia tutto permeato di Lei e penso si riveli maggiormente nel silenzio e nel fresco del vento che passa tra il fogliame dei grandi alberi.
In questo luogo potrei rimanere seduta per ore ed è solitamente ciò che faccio.
Ascolto e parlo di tutti i casini che faccio da sola, prego per me e per le cose che mi stanno a cuore, per le nostre famiglie, per i miei amici e per tutti quelli che me l’hanno chiesto. 
A Lourdes mi é sempre sembrato di scorgere l’essenza più vera dell’umanità di cui faccio parte: l’uomo é un niente fragile ma con grandissime potenzialità.  Lo vedo nelle voci vibrate dei canti, nei difetti e nei movimenti scoordinati di grandi e piccoli, nei volti dipinti di sofferenza che si sciolgono in lacrime, nelle candele accese e nelle fiaccole innalzate al cielo.
Angelica invece ha vissuto questa esperienza con lo stupore e la gioia dei suoi sette anni.
Abbiamo recitato il suo primo rosario e le ho acquistato la sua prima coroncina, di legno come la mia,  e ha voluto conoscere la storia di Cristo mentre salivamo sulla collina della via alla croce, finendo per prendere i Fiori di Bach tutt’e due perché un po’ provate dal racconto.
Lourdes con un bambino al seguito è più leggera.
C’è anche un altro modo per vivere Lourdes in leggerezza: seguendo le preghiere e i canti dei gruppi africani, unica nota di felicità e colore nel grigiore e nella sofferenza collettiva. Le donne della Costa d’Avorio avvolte nei loro bellissimi vestiti sgargianti e nei copricapi azzurri pregavano cantando e suonando nella basilica e nelle vie cittadine; sentendo il ritmo Angelica non poteva fare a meno di ballare, come del resto facevano anche loro.

Secondo me, anche questo modo di pregare é gradito a Maria.

 

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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