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di Valeria Ballarati

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I Pluralisti

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Con Empedocle, Anassagora e Democrito ha inizio una nuova tendenza e nuove interpretazioni della realtà. Dopo le prime ipotesi moniste della scuola Ionica - un solo Arché principio di tutte le cose – dopo le dottrine di Parmenide ed Eraclito in contrasto tra una realtà immobile o in continuo divenire, la corrente detta dei PLURALISTI propone un nuovo sapere in grado di risolvere la contrapposizione essere-divenire.

Aumentando il numero dei principi organizzatori - archai - i filosofi pluralisti interpretano il mondo come un continuo unire e sciogliersi, aggregarsi e disgregarsi, a partire da elementi primari (quattro materie naturali) e forze immutabili (amore-odio) che nella realtà governano e trasformano.

E’ infatti indiscutibile che le cose del mondo variano (molteplicità dei fenomeni) ma ciò coesiste con un’unica origine del Tutto (l’Essere è uno) e il motivo della molteplicità è che tutto si trasforma sempre, assumendo ora un aspetto ora un altro.


La netta prospettiva di suddivisione tra monisti e pluralisti, oggi non è più accettata da tutti gli studiosi dei presocratici perché appaiono evidenti alcune forzature, come ad esempio la posizione decisamente pluralista dei Pitagorici all’interno del periodo definito monista. Non è del resto nemmeno troppo evidente la divisione tra Parmenide ed Eraclito, essendoci punti di contatto, come ad esempio la possibilità di indagare sé stessi per arrivare alla conoscenza.

La filosofia nata nelle colonie si andava spostando alla città, l’Atene del periodo d’oro di Pericle, fulcro della vita culturale greca con esigenze sociali, culturali e politiche diverse, e perciò i filosofi si trovano a ripensare alle dottrine del passato adattandole a nuove necessità, affiancandole a caratteristiche di maggior razionalità e scientificità nel campo dell’indagine.

Giungono all’idea che la materia presente è sempre la stessa, indistruttibile nell’universo (visto come un ambiente chiuso) e ciò che gli occhi vedono non nasce né muore, ma semplicemente muta di forma in combinazioni sempre diverse.

Le intuizioni dei pluralisti sono rilevanti se paragonate alla successiva Scienza moderna. All’interno della cognizione che è tuttavia osservabile e visibile solo l’effetto complessivo della vita ma non ogni particolare, teorizzano le più importanti leggi osservate in natura, conoscenze riconosciute, sperimentate e confermate dalla Fisica classica e dalla Fisica nuova solo molti secoli dopo.

Infatti il primo principio della termodinamica afferma che l’energia di un sistema termodinamico[1] non si crea né si distrugge, ma si trasforma da una forma all’altra (scambiando calore e lavoro).

La teoria atomica è la teoria fisica secondo la quale tutta la materia è costituita da strutture fatte di unità elementari chiamate atomi (i semi Anassagora e l’atomos di Democrito) applicata ai diversi stati della materia (solida, liquida, gassosa).

Anche l’eterno movimento dentro al vuoto descritto da Democrito - sebbene ritenesse l’atomo inerte – e l’idea dell’oscillazione bipolare interna alla materia di Empedocle, sembrano un riferimento al movimento innato descritto dalla Fisica quantistica attuale.

Oggi sappiamo che ogni oggetto esistente nell’universo fluttua, ma non per principio di inerzia[2], cioè per cambiare il suo stato di modo deve per forza subire fluttuazione, ma oscilla anche in modo spontaneo.[3]

Il pieno e il vuoto sono l’anello di congiunzione tra le teorie precedenti e le nuove.

Quanto erano moderni questi antichi!

Quando tornano ad occuparsi della natura i fisici posteriori sono contemporanei di Socrate e dei sofisti e rappresentano il ponte tra la filosofia di Parmenide e quella di Eraclito. Come? Identificando le cose del mondo in due aree distinte: quelle che si potevano comporre e quindi MUTARE, e gli elementi eterni che permanevano IMMUTABILI.

Empedocle di Agrigento identificherà in quattro radici[4] - fuoco, terra, aria e acqua - la base di tutte le cose, ma accanto introdurrà il nuovo concetto di una forza interna bipolare in continuo movimento, che chiamerà philia e neikos (amicizia e contesa), resa anche nei termini di amore-odio.

E’ il movimento interno alla materia la causa della sua mescolanza e trasformazione, e sono le due forze cosmiche di natura divina a renderlo possibile: Amore crea unione (e quindi armonia) e odio crea separazione (e dunque caos), in un ciclo di trasformazione continua. Sul piano cosmico parlerà invece di uno Sfero e di un vortice, da dove tutto ha avuto inizio, e dagli estremi che si combattono e si bilanciano originano i vari fenomeni.

Il “fisicissimo”[5] Anassagora sosterrà che i fenomeni sono comprensibili e spiegabili razionalmente, con l’intelletto, ritenendo il principio plurimo di generazione soggiornante in una materia semplice che chiama semi, piccole e invisibili particelle di materia di una certa qualità (semi di carne, di pietra, di oro etc.). I semi si compongono e si separano dando origine ai fenomeni grazie alla forza e alla velocità, analogamente a quanto era avvenuto nel cosmo, nell’iniziale miscuglio rotante dove il Nous, un’intelligenza di tipo meccanico, aveva impresso forza e velocità alla materia dando origine ai mondi e alle rappresentazioni.

Secondo lui é la conoscenza razionale lo scopo più alto, appannaggio di chi si prende la briga d’indagare, ma non svaluta neppure l’esperienza sensibile, ma la coniuga al ragionamento per riuscire a scorgere quanto sarebbe troppo piccolo per essere sperimentato (c’è il limite umano). Ma è pur coi suoi limiti che l’uomo ha potere sulle cose, e facendo e pensando, opera sulla realtà comprendendola.

La sua filosofia é essenzialmente legata all’utilizzo della ragione, in contrapposizione con le fantasie e le interpretazioni mitologiche degli indovini, cosa che gli causerà guai col potere culturale tradizionale e, condannato a morte, verrà allontanato da Atene.

Democrito di Abdera é stato allievo di Leucippo di Mileto, di cui poco si è saputo, ma a entrambi loro dobbiamo la più moderna scuola di scienza greca: anche qui la rielaborazione scientifica del modello di Parmenide e Zenone, insieme alla ragione e all’esperienza in continuità, danno origine alle teorie scientifiche.

Democrito ipotizza una spiegazione della realtà, dell’uomo, e della vita attraverso l’atomo (dal greco ἄτομος - àtomos - indivisibile, unione di ἄ -a- [alfa privativo] + τέμνειν - témnein - [tagliare]) struttura nella quale la materia è organizzata in unità fondamentali, in eterno movimento dentro al vuoto.  Gli atomi di diversa forma e grandezza, aggregandosi e disgregandosi originano i fenomeni, ed è un’ipotesi puramente razionale, non potendone avere percezione sensibile a causa degli atomi troppo piccoli.

L’uomo (formato di atomi) chiama sensazione il rapporto con gli altri enti diversi (fatti anch’essi di atomi): l’anima dell’uomo ha facoltà di sentire, anzi, viene impressionata dagli enti esterni e modificata (perciò anche lei deve essere formata di atomi). Inoltre accorgersi di sentire è avere coscienza delle modificazioni che avvengono, é il pensiero (l’intelletto), e si lega all’altra facoltà: di conseguenza sentire e accorgersi di sentire sono tutt’uno.

Le forme di conoscenza sono due: gli atomi e il vuoto non percepibili e colti solo con l’intelletto  sono “conoscenza genuina”, essendo le strutture eterne e immutabili della realtà; mentre abbiamo “conoscenza oscura” laddove c’é percezione sensibile di tutte le altre cose, composte e mutevoli, dove anche il pensiero cambia in relazione ad esse.

Di particolare rilevanza in Democrito è il richiamo all’etica dell’uomo che deve mirare alla misura e alla tranquillità. Così come usa l’equilibrio tra utilizzo dei sensi e della ragione, così ritiene importante la temperanza, che permette l’equilibrio nell’uomo.

E’ una ricerca razionale del bello quel voler potenziare le facoltà proprie dell’uomo, attraverso la ricerca e l’equilibrio.

V.

Biografia:

Filosofia antica – Raffaello Cortina Editore

https://treccani.it/enciclopedia/anassagora_(Enciclopedia-Italiana)/

https://www.treccani.it/enciclopedia/empedocle/

https://www.treccani.it/enciclopedia/democrito_(Enciclopedia-Italiana)/


[1] Sistema termodinamico = una parte di materia separata dal resto dell’ambiente termodinamico tramite i suoi confini, che è sede di trasformazioni interne, ma anche di scambi o interazioni con l’ambiente restante.

[2] Principio di inerzia di Cartesio - “ciascuna cosa, in quanto è semplice rimane per quanto è in sé, sempre nel medesimo stato, e non è mai mutata se non da cause esterne.”

[3] Le oscillazioni di un corpo vengono trasmesse al vuoto e il vuoto le trasmette a tutti gli altri corpi (interazione e contatto avvengono tramite il vuoto).

[4] il termine “elementi” viene usato in seguito, da Platone.

[5] Sesto Empirico chiamerà Anassagora il più fisico o "fisicissimo" («physikótatos»)

 

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