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di Valeria Ballarati

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Home I miei pensieri prima di ... In teoria e in pratica

In teoria e in pratica

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Mentre addento un pezzo di cioccolato allo zenzero faccio una breve pausa e vi racconto come va con gli studi. Ho intanto preso un altro 28 a Pedagogia, e sto preparando l’esame di Filosofia Morale di fine Aprile: abbiamo da poco finito di ripassare, in gruppo su meet.

Sono ricominciate le lezioni di Filosofia Antica e anche un nuovo corso, Filosofia della Religione, che dalle prime battute é molto bello. Ho poi spedito la domanda Erasmus come uno studentello qualsiasi (per Coimbra e Lisbona, quanto mi era piaciuto il Portogallo!) ma dubito che la pandemia si fermerà in inverno, che si riuscirà a partire, e perciò se l’università straniera erogherà corsi in lingua deciderò il da farsi. 

Ma torniamo a Filosofia Morale. Questo di aprile è un appello straordinario, avrei infatti dovuto dare l’esame a febbraio, ma non sentendomi abbastanza pronta ho preferito rimandare. Perché non lo ero??

Non a causa dei testi meravigliosi e ricchi; non per il Professore, il quale é stato gentile e mi ha suggerito un testo aggiuntivo per i miei dubbi, che in effetti m'è servito, e perciò mi sono rinfrancata e prenotata per l’esame. Infatti, ora che ho quasi finito di studiare, posso apprezzare appieno il testo La filosofia e la vita etica, un lavoro  interessante che guarda all'argomento da più punti di vista, con metodi, sguardi e opinioni diverse. La questione é un'altra. Mi mancano le basi. 

Cos’hai fatto te? Il classico? No. Lo scientifico? No. Il Caterina da Siena di Milano, Istituto Professionale!

Ok, ai tempi era una buona scuola, magari lo è ancora, ma sempre un professionale rimane: i classici non c’erano! Serviva a trovare lavoro. Ai miei tempi e nella mia famiglia si studiava essenzialmente per lavorare; la cultura “più alta” era riservata a chi, avendo mezzi economici adeguati, mirava forse a una professionalità diversa da quella che mamma e papà avevano in mente per noi. Non recrimino niente: ho lavorato trent’anni grazie alle lingue straniere (lavori appaganti), ma oggi, decidendo di integrare quel che mi è tanto mancato, le lacune si palesano a tutta forza.

Esempio: se studiando trovo l’idealismo di Kant non è proprio automatico sapere di cosa parla. Va bene, vado a vedere l’idealismo – pagine fitte di idealismo da leggere – e vabbuò, che alla fine è pure super interessante. Idem per il libro di John Stuart Mill: accenni alla dottrina di Rousseau? ed ecco che devo andare a leggere anche quella. Capite la difficoltà?

Nel frattempo le cose de L’uomo dei fiori si sono smosse: sono andata in tipografia, ristamperò il libro, ed è arrivata dal nulla una persona madrelingua inglese (che meglio non si poteva) la quale sta leggendo il romanzo; dice che le piace. Ho poi visto dagli accessi al sito che la parentesi filosofica è molto piaciuta. Sappiate che il mio filosofo preferito rimane Talete, oltre a Socrate, naturalmente.

Sgomberiamo il campo da ogni dubbio: mi piace Talete perché è il filosofo PRATICO e Socrate perché è il Filosofo povero CHE FA DOMANDE. Talete non studia e basta, non parla e basta, non contempla e basta: Talete compra i frantoi di Mileto, fa costruire canali con le sue teorie, pianta un’asta a terra e misura la piramide di Cheope, oltre ad andare in guerra a fianco del politico a cui tiene.  Socrate sta come un tafano ronzandoti attorno e facendoti crollare le certezze che hai con le sue domande, ti chiede e ti richiede, vuole arrivare a capire perché ce l'hai quelle certezze, vorrebbe trovare un punto di incontro – e siccome dice di non sapere, e di non aver nulla da insegnare - il giorno dopo sta ancora li e ricomincia da capo. Con Socrate non sei mai annoiato: c'é da imparare.

Sono Filosofi che vivono il mondo e praticano teorie in prima persona. Gente che si costruisce sporcandosi le mani. Ok direte, anche Platone si è sporcato le mani andando a Siracusa. Vero, ma sempre relativamente al mondo della politica, alle idee, non ha costruito con le mani. A me invece piacciono gli artigiani. Una parte importante dell’individuo riguarda secondo me operare proprio con le mani, possibilmente con la terra. Quando concretizzi nel mondo che ti circonda scegli mettendo in opera tutta la pregressa elaborazione, e vedi empiricamente se funziona ancora. Al contrario studiando e basta, senza cioè applicare quanto hai dialetticamente ideato, sei ricco in teoria ma non vedi se funziona nella realtà. Lo stesso dicasi per noi stessi, anche da studenti di filosofia.

In settimana abbiamo letto il mito della caverna, bello, lo avevo pubblicato ricordate? Rimanere saldi davanti alle asperità della vita (cosa che accade proprio in questo momento storico) ed essere in grado di discernere cosa succede, serve a calarsi in sicurezza nella narrazione corrente. Perché anche i filosofi possono rimanere chiusi nella caverna… sui gruppi dell’università ad esempio ci sono state dure lotte tra chi si ritiene ‘di scienza’ VS chi é ritenuto ‘complottista’: la maggioranza si trovava nel primo gruppo.

Quando stai nella caverna gli altri, che dicono cose altre, sono tutti “complottisti e terrapiattisti e no-vax” ... ma qualcuno potrebbe obiettare che sono proprio i complottisti ad essere rinchiusi nella caverna. Giusta obiezione. E allora, come si distingue chi sta ancora nella caverna e chi no? Vogliamo fare il caso specifico? Il virus e la vaccinazione.

Se è la prima volta che ti trovi a occuparti di un vaccino; se non ti sei mai posto il problema che un vaccino avesse controindicazioni; se non conosci il principio di funzionamento del vaccino e la differenza di tecnologia utilizzata per il nuovo tipo in uso; se non hai mai letto un bugiardino e fino a oggi hai seguito quel che ‘dicevano i tecnici’ perché dell’argomento non ne sai niente, né pensi di poterti informare un minimo da solo, sei indubbiamente chi sta incatenato dentro alla caverna. Ti trovi in balia delle ombre proiettate sul fondo della stessa, non hai informazioni costruite a partire da te, di prima mano, ma ti fidi di quelle offerte. 

Quello che chiami complottista è invece chi é uscito dalla caverna perché, come nel mito, sta rischiando il linciaggio, la disapprovazione sociale, viene additato come un pazzo solo per essersi preso la responsabilità di aver detto cosa ha visto fuori; ma tornando al caso specifico é chi si interessa all’argomento da anni, è ferrato sull’argomento, ha associazioni e medici competenti alle spalle a cui fa riferimento – quella che chiamano Citizen Science - e perciò se la sente di dire ad altri ciò che lui stesso ha appreso da fonte diversa. Lo fa per rendere gli altri partecipi, per amor di verità e giustizia, perché fuori dalla caverna c'é ... il sole, la luce che illumina e rende gli oggetti quel che sono davvero nella loro essenza.

Certo, lo dice inutilmente, concordo.

Infatti l’attuale posizione del “complottista fuori dalla caverna” dovrebbe cominciare a virare verso il Platone più anziano, il quale in età matura realizzò l’inutilità dei consigli quando ‘il malato’ non ha intenzione di cambiare le abitudini che lo hanno portato alla malattia, e anzi, riteneva che non consigliare in quei frangenti era un atto di coraggio, uno stolto chi insisteva.

La forza d’urto esercitata dai mass media per un anno intero sugli individui nella società, ha tutta l’aria d'esser pari alla potenza affrontata dal povero Dione a Siracusa: egli trovò la morte proprio da parte di quelli che avrebbe voluto difendere. Scrive infatti Platone nella Settima lettera “Un uomo pio che si trovi ad avere a che fare con persone empie, un uomo moderato e assennato, non può ingannarsi del tutto sull’anima di gente del genere. Dione non ha ignorato che quelli che lo hanno ucciso fossero ignobili, ma la vastità della loro ignoranza (…) quella si l’ha ignorata, e per questo ucciso cadde.”  Ecco, non ignoriamo: facciamo tesoro dell'esperienza. La maggioranza segue gli aedi popolari.

Come diceva la Professoressa a lezione “La filosofia serve a tutto e a niente”

Quando esci da filosofia non hai imparato alcun mestiere, e in questo senso non serve a niente; alla scuola professionale invece uscivi con una professionalità.

Ma se grazie alla filosofia impari a scorgere il mondo avendo presente il panorama dall’alto - da un’altura risalita a fatica! – senza interferenze e non fissando un solo lato di essa, allora vuol dire che la Filosofia serve a tutto, e addirittura può mettere al riparo. Perché possiamo anche essere ferratissimi in teoria, conoscere autori e tradurre dal greco, spiegare passaggi e concetti difficili, ma se in pratica seguiamo quel che fan tutti perché ce lo hanno detto, e non l’abbiamo davvero scelto noi, allora la Filosofia non la stiamo usando, e davvero non serve a niente.

La filosofia è robetta “pratica”, serve alla vita, a scavare canali e a fare domande, seguendo l’esempio di Talete e Socrate.

V.

Nota: Amartya Sen[1] dice che nessuno ‘impedisce’ formalmente alla persona di esercitare un suo diritto, ma spesso non ci sono le ‘capabilities’ per compiere una libera scelta. Libertà implica avere tutti i mezzi al fine di una comprensione intera, in virtù della quale esercitare con cognizione di causa una scelta consapevole, un proprio Diritto. Sen mette al centro della sua riflessione proprio il concetto di «capacità» (capability) come radice. Oggi per via dell’urgenza e di un’informazione distorta, i giudizi sono fuorviati in una sola direzione e tutti gli altri pareri vengono messi a tacere come ‘complottisti’.


[1] Amartya Kumar Sen economista, filosofo e accademico indiano, Premio Nobel per l'economia nel 1998. Lamont University Professor presso la Harvard University.

 

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