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di Valeria Ballarati

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Le Cure e la Lealtà

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Prima di aprire Naturalmente lavoravo come dipendente. 

I Consigli di Amministrazione dell’Azienda e le riunioni si tenevano in un elegante albergo di Pomezia; tante Aziende facevano come noi, tra queste le Case Farmaceutiche locali.

Durante le lunghe riunioni nelle pause ci prendevamo un caffè al bar e negli anni con la barista eravamo diventate amiche, facevamo volentieri due chiacchiere.

Quella mattina lei aveva un forte mal di gola, forse anche con le placche, e stavamo parlando di quale prodotto servisse meglio allo scopo.

Sullo sgabello poco distante sedeva un Signore distinto, di una cinquantina d’anni, che sorseggiava il suo thé; intervenne nella discussione chiedendo scusa, dicendo che il prodotto adatto era una Tintura Madre di Propoli.

Disse che quando aveva lo stesso problema anche lui si curava così ed elencò le caratteristiche del preparato, perché avrebbe funzionato, ribadendo che doveva essere una Tintura Madre e non un prodotto da banco, poco concentrato e quindi poco efficace.

Quando lasciò la sala io che non sapevo chi fosse le dissi: Caspita, che competenza!
E lei, che invece lo conosceva bene avendolo visto molte volte li, disse che era un Professore, stimato Relatore ai Convegni sui farmaci e lavorava per una nota Casa Farmaceutica.

Il Dottore non ci aveva suggerito un preparato di sintesi, un farmaco, la sua materia di competenza, bensì una sostanza naturale con la quale all’evenienza si curava lui stesso!

Non ho mai saputo il suo nome, né l’ho mai chiesto, non era necessario.
Avrei però voluto ringraziarlo:  almeno in quella occasione, con noi, era stato Leale. 

 

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=13172

PS  Noi veg che non usiamo i prodotti animali, per i problemi alla gola usiamo il succo di limone puro, spremuto (fa passare le afte e anche le placche).

 

I miei Clienti, la mia Ricchezza

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E’ ufficiale: lo zucchero di canna bruno del commercio equo non modifica il sapore del ciambellone. Adesso lo sappiamo per certo dato che Antonietta ieri l’ha fatto e me ne ha portato un pezzo da assaggiare; non solo, con questo tipo di zucchero l’impasto risulta più fluido e più morbido.
I miei clienti sono la mia ricchezza.
Non ne parlo dal punto di vista economico ma da quello umano: in negozio si sono creati rapporti che vanno al di là della vendita e capita che Dana arrivi con la sua meravigliosa insalata di patate, crauti e rape rosse venuta talmente bene che doveva farmela assaggiare; o che Paolo mi porti i muffin vegan fatti con lo yogurth di soya che gli ho regalato perché vicino alla scadenza; o che Antonietta venga col gatto, guarito coi Fiori di Bach che avevamo studiato per lui; o ancora che Vitaly decida di ringraziarmi dipingendo un quadro per me.
A volte chiacchieriamo soltanto: con Fiorella e Pino, Tonino e Gianna, Donatella e Francesco, le due Alessandra, Fabiola, Marcella, Fiore, Paola, la Sig.ra Guidi, Annarita, le due “sorelle anziane” Franca e Claudia e ancora Rossana e Bruno, Roberto e Valentina, Enza.
Ci chiamiamo per nome e la differenza è tutta li.
In effetti io SONO il commerciante atipico … ma anche i miei clienti lo sono!
Prima che consumatori siamo “persone”.
Fare bene il commerciante è di più che vendere: é riuscire a darti quello che ti serve, perché ti serve. Io non me la sento di darti una cosa tanto per dartela, non mi interessa, voglio piuttosto esserti utile e passarti, nel caso, anche la conoscenza che ho di quello che sto per venderti. Per questa ragione cerco le informazioni e controllo bene gli ingredienti prima di mettere qualcosa di nuovo sullo scaffale, per evitare che questo lavoro lo debba fare tu che magari non hai tempo, non ne hai voglia o semplicemente non hai le conoscenze e DEVI fidarti.
Quando mi propongono un prodotto nuovo e scopro qualcosa non va, scrivo alla ditta motivando LE RAGIONI per le quali non lo acquisterò;  quando ho dei dubbi sui prodotti cosmetici e sulle erbe mi faccio aiutare da due persone più esperte di me, sempre nell’ottica di riuscire a dare un servizio buono.
Mi sembra che così il lavoro sia ben fatto e forse è per questo che il negozio cresce e i rapporti umani si consolidano.
Con i nuovi clienti parliamo spesso dei prezzi, maggiormente ora, in questo periodo di difficoltà economica del nostro Paese. C’è chi dice che questo, quello o quell’altro prodotto costano troppo. Ma troppo rispetto a cosa?
Rispetto alla grande marca che paga poco il raccolto alle popolazioni locali, sfruttandole e guadagnando tutto lei? O rispetto all’altra grande marca che vende un prodotto orribile ma tempestandoti di pubblicità (costosissima alla tv, facendola alla fine pagare a te) ti fa pensare che quello sia il miglior prodotto al mondo? Salvo poi leggere bene gli ingredienti  sull'etichetta ...
Se un prodotto costa troppo poco c’è qualcuno che ci sta rimettendo.

E se noi sei tu che ci rimetti in qualità, c'é qualcun altro che ci rimette in diritti, quando non sono l’ambiente o gli animali a farne le spese. Alcune volte anche tutti insieme.
I prezzi del biologico non sono alti rispetto ai prodotti di qualità che acquisti: un prodotto che ha meno resa sul terreno coltivato, che utilizza materie prime e tecniche di lavorazione più costose ma che proteggerà te e quel pezzo di terra, ti nutrirà e sarà buono al gusto.
Il termine di paragone non può esistere.

Ma queste disquisizioni sono gradite e sono il "sale" del negozio. Altra faccenda sono invece i clienti “strani” che mi capita di incontrare.
Un paio di giorni fà ad esempio una Signora mi ha mandato a quel paese (per dirla gentilmente) solo perché non le ho cambiato un prodotto cosmetico – un doposole, per il viso - che aveva acquistato qualche giorno prima. Non ho l’abitudine di cambiare i cosmetici, lo trovo poco serio e non li cambio per una questione di rispetto: voglio vendere un prodotto integro e nel pieno delle sue caratteristiche.
Al di là del fatto che non sono tenuta a cambiarlo, non me la sento di rimettere sullo scaffale qualcosa dopo che è uscito di qui, del quale non posso sapere la storia: se è stato aperto, dove è stato conservato, l’uso che se ne è fatto. Alcuni prodotti hanno scadenza 6/12 mesi dall’apertura e il solo fatto di sentirne il profumo li altera, perché si ossigenano. Quindi, per rispetto di tutti non li cambio.

Trovo strano che alcune persone anziché sentirsi tutelate da questo mio modo di agire, pensino che io stia facendo loro una indelicatezza. Ma questo non è un problema mio, è piuttosto un problema loro.


Avere a che fare con le persone mi ha aiutato a comprenderle maggiormente, a capire un po’ di più i modi di dire e di fare: anche questo è il bello di essere un negoziante. Ci sarà tempo di raccontarvi altri episodi, vecchi e nuovi. Ora ho un blog!

 

Il Cambiamento

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Stamani mentre venivo a lavorare ho fatto un giro più lungo e sono passata per una zona di campagna che non vedevo da un po’. Su un grande campo prima destinato a prato c’era un cambiamento in atto: installavano molti pannelli fotovoltaici per l’energia elettrica.

L’ho trovato strano.

Sebbene io sia a favore delle energie alternative trovo strano che per questa ragione si stravolga il paesaggio di campagna. Secondo me il solare dovrebbe essere posato dove ci sono già superfici esposte, ad esempio sui tetti degli edifici. Non considerare l’impatto che questi oggetti, pur utilissimi, hanno sul territorio è sbagliato.

Quel campo confina con la zona industriale ed era bordato di ulivi a lato strada; sul fondo una proprietà privata lasciava intravedere dei grandi Pini marittimi. Oggi degli ulivi non c’è n’é l’ombra e al loro posto è stata innalzata un’alta recinzione di ferro. Laddove lo sguardo si perdeva nella profondità del campo ora in bella vista ci sono solo file di supporti di alluminio pronti ad alloggiare i pannelli che raccoglieranno il sole, e i pini  sono scomparsi.

Non è un bello spettacolo.

 

 


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L'ingresso della casa di Londra di Millicent Garrett Fawcett


Parole per pensare

E la ragione le disse: Silenzio! Che cosa senti?

E lei rispose: Sento il rumore di passi. Miriadi di miriadi, migliaia di migliaia, e vengono da questa parte.

Sono i passi di quelli che ti seguiranno. Guidali

Suffragette, di Sarah Gavron


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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