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di Valeria Ballarati

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Letture consigliate

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E infine l'ultimo pilastro della mia vita: scrivere, e leggere naturalmente.

Qui sotto in ordine sparso troverete un elenco di libri.

Ne ho letti tanti altri ma questi mi sono rimasti nella Mente o nel Cuore, diventando una parte della mia esperienza, un contributo nella formazione dei miei pensieri e della mia personalità: un pezzo della persona che sono oggi.

I libri che preferisco riguardano in assoluto i racconti delle vite vissute: per me non c'é niente di più interessante.

Leggere é un momento tutto per me.

Scrivere lo é altrettanto.


ELENCO:

Antoine de Saint Exupéri - Il Piccolo Principe - Bompiani

Edward Bach - Guarire con i Fiori - Nuova Ipsa Editore - Palermo

Julia Butterfly Hill - La Ragazza sull'albero - Tea

Luis Sepulveda - Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Guanda

Primo Levi - Se questo é un Uomo - Einaudi

Oriana Fallaci - Un Uomo - Rizzoli

Vilma Costetti - Comunicazione e Potere - Esserci Edizioni

Jean Dominique Bauby - Lo Scafandro e la Farfalla - Tea

Robert Pirsig - Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - Adelphi

Pablo Neruda - Venti Poesie d'amore e una canzone disperata - Guanda

Umberto Eco - Il nome della Rosa - Bompiani

Eduardo De Filippo - Le poesie di Eduardo - Einaudi

Hans Ruesch - Imperatrice Nuda - Civis

Alex Zanotelli - Korogocho, alla scuola dei poveri - Feltrinelli

Gino Strada - Pappagalli Verdi - Feltrinelli

Anne e Daniel Meurois-Givaudan - L'altro volto di Gesù - Amrita

Robert Mendelsohn - Bambini Sani senza Medicinali -

Lorenzo Braibanti - Parto e Nascita senza violenza - Red

Alice Miller - La Fiducia Tradita - Garzanti

Bessell, Kelly - Niente Sgridate, chiaccheriamo - TEA

Daniel N.Stern, Nadia Brushweiler- Stern, Freeland - Nascita di una Madre - Mondadori

Erri De Luca - Le sante dello scandalo - Giuntina

 

Il Piccolo Principe
Antoine de Saint Exupéri - Bompiani

Perché il Piccolo Principe è il mio libro preferito rimane un mistero.
Sarebbe un po’ come capire perché il poema 20 di Pablo Neruda mi è così caro.
Credo però di poter affermare con una certa sicurezza che possa trattarsi della fragilità che il bambino biondo della storia rappresenta, della semplicità con cui esprime concetti così evidenti, della capacità di esporre chiaramente i sentimenti di cui è capace.
E dato che questo libro è per me così importante, ogni persona di sesso maschile altrettanto importante nella mia vita ne ha ricevuto una copia da me in dono: in realtà pochi volumi, solo quattro copie, cinque se contiamo quella della Biblioteca di Lorenzo.
L’edizione più bella era – pardon, è – proprio quella acquistata per il mio bambino, che adesso custodisco io per lui: l’edizione maggio 2000 di Bompiani, con i disegni originali dell’autore, illustrazioni mai pubblicate che Antoine de Saint Exupéri scartò prima di consegnare all’Editore. L’edizione che ricorda il mezzo secolo dall’apparizione del bambino nel deserto e la sparizione dell’autore l’anno successivo.
Molti di voi lo conosceranno e l’avranno letto, e così è inutile che io stia qui adesso a citare gli elefanti, i baobab, i vulcani e le rose … ne sono state vendute milioni di copie ed è stato tradotto in ottanta lingue! Si legge in un attimo. Io l’ho letto diverse volte. Una notte, in Irlanda, "in a couple of hours" Dino me lo ha letto tutto ad alta voce.
Ma se c’è ancora qualcuno che non l’ha fatto, se vi è sfuggito, se avete detto “ora no, non ho tempo ma un giorno lo leggerò” e poi per tante ragioni quel giorno non è mai arrivato, ecco, allora, forse oggi potrebbe essere il giorno.

Date retta a me: l’importante è saper disegnare una pecora.

Buona lettura.

“Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma l’opinione che avevo di loro non è molto migliorata. Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva. Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “è un cappello”. E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile …” 


http://forum.corriere.it/televisioni/26-04-2010/la-tv-che-noia-meglio-i-libri-1531777.html

 

Comunicazione & Potere

a cura di Vilma Costetti 

Un libro istruttivo per fermarsi a riflettere sul nostro usuale modo di comunicare con gli altri, realizzando che c’è qualcosa da migliorare.

La comunicazione é la base dei rapporti tra le persone ma é spesso sottovalutata e messa in second’ordine a favore di elementi superficiali che risultano in seguito di poco conto. Colui che non comunica in maniera efficace o che impone il suo pensiero attraverso la forza non raggiunge infatti alcun risultato duraturo perché non ha reso partecipi le persone ai suoi bisogni e non si è messo in sintonia con i loro. I bisogni di tutte le persone hanno pari importanza ed è per questo che un bisogno non può prevalere o vincere a spese di un altro.

Il “linguaggio nemico” viene immediatamente riconosciuto così come il ‘linguaggio amico-giraffa”. Se si osservano i dialoghi che avvengono attorno a noi è facile ritrovare gli elementi che caratterizzano le conversazioni “standard ed infruttuose” e ripensare alle dinamiche delle quali siamo normalmente partecipi - o alle quali abbiamo assistito - a cui fa riferimento il Dr. Rosenberg. Sono molto colpita dalla descrizione delle “persone di potere” definite da lui “mezzi morti” e circondati da barriere che loro stessi hanno dovuto erigere per difendersi dai pericoli che le loro ricchezze hanno generato ma che non soddisfano più la loro ‘voglia di vita’.

Da quando ho assorbito il concetto che “non c’è niente di sbagliato nelle persone che non fanno quello che noi vogliamo” sono più serena e comprendo che ognuno ha delle ragioni specifiche alle quali fa seguire un dato comportamento: tutto sta nel capirle. Non sono quindi gli altri che ci possono far stare male ma sono le nostre proiezioni o aspettative su di essi. Le motivazioni che portano ai cambiamenti devono essere motivazioni proprie, come le nostre,  scaturite dal nostro desiderio di fare. Se facciamo si che le nostre parole creino comprensione verso le azioni che rendono la vita più bella per gli altri e per noi, insieme, questo è il potere CON le persone. I bisogni di tutti vengono così soddisfatti e si contribuisce alla vita.

Questa forma di comunicazione si può imparare assimilandola attraverso seminari e letture del Prof. Marshall B. Rosenberg, fondatore di un’organizzazione per la diffusione della Comunicazione Non Violenta. La Non Violenza è la chiave che apre tutte le porte; lo avevo già scoperto qualche anno fa in occasione di una traduzione dall’inglese di un testo che riguardava la non violenza nel campo della liberazione animale, altro argomento che mi sta molto molto  a cuore.


Lo Scafandro e la Farfalla

di Jean Dominique Bauby

Come si fa a rimanere intrappolati dentro ad uno sguardo?

Come si può passare da una vita vissuta intensamente all’immobilità assoluta?

E’ successo a Jean Dominique Bauby, direttore della rivista Elle negli anni novanta, colpito da un ictus che lo ha lasciato imprigionato nel suo corpo rimasto immobile, ma con la mente e il cuore perfettamente funzionanti.

La comunicazione del suo scafandro - il suo corpo - é tutta nel movimento di una palpebra, con la quale annuisce chiudendola una sola volta e nega chiudendola due volte. Il suo occhio é l’unica parte del corpo in grado di comandare, in un movimento somigliante al leggero battito d’ali di una farfalla.

Questa sarà la sua unica forma di contatto con il mondo esterno, il mezzo attraverso il quale incomincia a vedere l'esistenza da una diversa prospettiva.  I pensieri - le sue farfalle - l’utilizzo dell’immaginazione e della memoria diventano così fervidi tanto da permettergli di continuare ad ottenere ciò che desidera: una cena luculliana, baci appassionati, l’emozione di uno sguardo.“Posso immaginare qualsiasi cosa, qualsiasi persona, qualsiasi luogo” e cerca e ritrova i suoi sogni di bambino, che sono li a ricordargli come era stato e come avrebbe ancora voluto essere.

Non rinuncia a vivere Bauby: attraverso l’utilizzo di un alfabeto francese particolare, redatto ordinando le lettere per il loro maggior utilizzo, scriverà questo suo libro - dal quale è tratto un toccante film - grazie anche all’infermiera Sandrine che gli rimarrà accanto. Darà prova al mondo della necessità dell’uomo di rimanere accanto all’essere vivente in lui, vitale anche in una condizione dove la sopravvivenza parrebbe impossibile, testimone della forza e del coraggio che portiamo racchiuse al nostro interno e di cui siamo capaci, facoltà pronte a manifestarsi e a scaturire per fare fronte alle difficoltà estreme, quando tutto sembra essere perduto.

Fa piangere d’angoscia se si riesce ad allinearsi al trauma dell’uomo che si risveglia bloccato nella sindrome da locked-in. Lascia indifferenti se la paura prende il sopravvento. Comunque un libro difficile, come lo é il film.

“Il mio scafandro la porterà con me in fondo all’oceano”

“Per me è lo stesso se lei mi porta con sé in fondo all’oceano, perché lei è anche la mia farfalla.

 

Parto e Nascita senza Violenza

di Lorenzo Braibanti

Questo libro è diventato uno dei miei preferiti ed è il testo che cito e al quale faccio riferimento quando si aprono discussioni sull’argomento ‘parto - prima e dopo’. Lo lessi mentre aspettavo Angelica e mi diede una serie di nozioni su come vivere una gravidanza serena, consapevole e sul partorire bene, naturalmente, in condizioni normali.

All’inizio ero un po’ stupita dalla spiccata sensibilità che dimostrava quest’uomo in un settore tanto femminile. Non era però cosa nuova nemmeno in altri campi: nella musica mi veniva in mente Enrico Ruggeri che scrisse per Fiorella Mannoia “Quello che le donne non dicono”. E poi avevo appena terminato il libro di Michel Odent. Quindi poteva essere così: gli uomini erano capaci di ‘sintonia’ con i sentimenti legati alle questioni femminili …

Della prima parte del libro ricordo la modestia e la grande forza d’animo che infondevano le sue parole. La consapevolezza che una donna che partoriva in ospedale era assistita come un ‘malato’ e l’indicazione forte al cambiamento. Mi faceva piacere leggere che c’era tempo per ogni cosa e che un buon ostetrico doveva innanzitutto saper attendere l’evoluzione delle situazioni, senza intervenire troppo. Gradivo trovare espressi i suoi dubbi nei mezzi di indagine moderni, dubbi motivati dal fatto che queste macchine avevano indebolito nel tempo il senso di sicurezza che maturava nel medico solo con la pratica e l’analisi accurata. Un cambiamento radicale per quel tempo che purtroppo e nonostante l’esempio, non ha sortito molti effetti: ancora oggi per la maggior parte degli operatori le cose non sono affatto cambiate. Il parto rimane nell’idea generale – dei medici e delle donne - un evento da medicalizzare nonostante le realtà atipiche sorte dove è possibile un approccio diverso, strutture che continuano ad essere viste come ‘eccezioni’ a volte poco conosciute e in definitiva poco fruibili perché locali e più costose dell’ospedale, salvo rare eccezioni. Ci sarebbe bisogno della collaborazione dello Stato.

Della seconda parte ricordo di aver finalmente avuto le idee chiare su come funzionava il ‘ferro’ in gravidanza. Dopo aver letto che la mia mancanza era assolutamente fisiologica, dovuta alla diluizione del sangue -visto che la massa plasmatica aumentava- e che poteva essere addirittura utile rispetto al parto, dato il pericolo di trombosi piuttosto che di emorragie, svicolai dall’assunzione di quel ferro di sintesi che mi faceva venire un mal di testa atroce trovando un escamotage: mangiavo delle ‘mele chiodate’ (mele con l’aggiunta di chiodi di ferro) qualche giorno prima degli esami del sangue; il ferro assunto in quel modo faceva risalire i valori, la ginecologa pensava che io seguissi le sue indicazioni e tutti eravamo felici. Unico neo la poca coerenza, lo so … però allora ero già così fragile, l’unica paziente vegetariana del gruppo e non mi sentivo in grado di sostenere le solite discussioni.

Aneddoti a parte in questa sezione sono ampiamente descritte le ragioni per la quali bisogna riservare una attenzione particolare all’ambiente in cui il bambino viene al mondo; le luci, la temperatura, il distacco dal corpo della madre – aspetti sottovalutati nella normale pratica ospedaliera – non sono invece di poco conto ed evitano sofferenze al bimbo ed alla madre. Non dimenticherò mai il primo suono di Angelica, udito nella sala operatoria: una specie di “uak” , un urletto strozzato, come se le fosse mancata l’aria o se avesse dovuto respirare di colpo, da un momento all’altro … forse la fretta di tagliare il funicolo, chissà.

Braibanti sottolinea qui l’importanza del linguaggio che si instaura a diversi livelli tra madre e figlio e di come il neonato sia in grado di farsi capire; è anche il momento in cui viene introdotto l’argomento “allattamento” il primo e unico cibo al quale ogni bimbo dovrebbe avere diritto. Il latte materno è l’unico alimento in grado di nutrire correttamente, aiutare nella crescita e confortare il bambino nei primi anni di vita. C’è inoltre un piccolo ma significativo paragrafo – Allattamento breve o lungo? - che spiega tecnicamente che le sostanze rilasciate nel latte materno entro i primi sei mesi sono in grado di correggere eventuali eredità allergiche nei bambini atopici: le allergie dei bambini, piaga del nostro tempo!

E infine con questo libro il Dr. Braibanti ha raggiunto il suo obiettivo: dimostrare che la nascita naturale non è incompatibile con la medicina, che la tecnica ostetrica può affiancarsi ad essa, che vi è spazio per ogni persona, che da spettatore o protagonista partecipa all’evento che consente alla vita di continuare a scorrere.

Nota: La mia copia di questo libro è riposta nella mia libreria personale, la libreria di una mamma, ma sono dell’idea che dovrebbe essercene un esemplare per ogni scaffale, libreria o vetrinetta di qualsiasi studio medico, ginecologico o ostetrico in servizio. Vicino alla copia di ‘Il bebé è un mammifero’ di Michel Odent.



Bambini Sani senza Medicinali

Robert S. Mendelsohn

Ci sono alcuni libri che già dai primi paragrafi mi sono più simpatici di altri; li sento da subito vicini al mio modo di sentire e infatti ritrovo poi alcuni pensieri fatti tra me e me. Bambini sani senza medicinali è senz’altro uno di questi.

Ci sarebbe un’altra premessa da fare. Sono sempre stata molto critica nei confronti dei medici pediatri. Fino a poco tempo fà ritenevo che i bambini fossero la categoria che in assoluto meritava il rispetto e la cura più attente. Ed é la ragione per la quale ero critica nei confronti dei pediatri poco preparati:attribuivo loro la responsabilità della buona salute futura, nel corso della vita, a partire dalle prime cure ricevute ed abitudini insegnate.

Nonostante sia ancora convinta delle motivazioni, ho cambiato parzialmente il mio modo di vedere. Non è infatti detto che la classe medica che si occupa dei bambini debba necessariamente essere la più preparata: sarebbe ingiusto pretenderlo, per rispetto alle altre categorie altrettanto meritevoli come ad esempio gli anziani, chi soffre di problemi psichici, le persone diversamente abili. In ognuna di queste singole specialità sarebbero utili medici ben preparati ed empatici: in realtà io desidero una classe medica che ama e per questo fa bene il suo lavoro sempre.

Ritornando al libro mi è piaciuta l’esposizione chiara e il linguaggio comprensibile del medico; la descrizione minuziosa delle malattie, dei sintomi, della cura naturale a portata del genitore da mettere subito in atto, di cosa evitare per non nuocere al meccanismo di guarigione che si mette in moto e le indicazioni su “quando rivolgersi al medico”. Le Guide finali riassuntive sono utili ad un genitore che si sente di potersi occupare del benessere fisico del proprio figlio; suddivise in due semplici parti – come alleviare il disagio del bambino e quando chiamare il pediatra - gli permettono di valutare la situazione e decidere sul da farsi. Il Dr. Mendelsohn, pediatra forte della sua esperienza, incoraggia ed invita tutti i genitori a prendersi personalmente cura della salute dei propri figli, motivandone ampiamente le convinzioni e cioè, in breve, ritenendo che: molte malattie dei bambini guariscono da sole; i medicinali prescritti sono a volte inutili, se non dannosi e servono perlopiù a tranquillizzare l’ansia dei genitori. Anch’egli sostiene una posizione contraria alla vaccinazione di massa e le sue autorevoli dichiarazioni vengono citate in altri testi importanti, anche al di fuori del settore ‘bambini’ come ad esempio ne “Il Tabù delle vaccinazioni” della giornalista svizzera Milly Schar Manzoli, presidente della ATRA AG, l’Associazione Svizzera per l’abolizione della Vivisezione.

E’ possibile allora che i genitori siano in grado di occuparsi della salute dei figli? Io credo che superare la paura di non esserlo rientri negli sforzi che un genitore compie per amore del proprio figlio.



LA FIDUCIA TRADITA
Di Alice Miller
Questo è un libro molto interessante ma molto doloroso.
Sarebbe importante che ogni genitore lo leggesse -possibilmente prima di diventare tale - ma se desiderate leggerlo preparatevi perché potreste ritrovarvi a in lacrime da un momento all’altro della lettura, senza peraltro inizialmente comprenderne le ragioni, come del resto è capitato a me.
Leggere Alice Miller è accettare l’invito dell’autrice a capirne un po’ di più del proprio percorso infantile, è riposizionare nella giusta prospettiva i traumi infantili rimossi accettando e perdonando alcuni comportamenti materni o paterni, facendo riemergere l’autenticità dei rapporti familiare, la verità dolorosa rimossa.
Alice Miller parla della violenza e dell’ipocrisia nell’educazione dei propri figli.
Difende i diritti dell’infanzia cercando di far affiorare e far comprendere le esigenze dei bambini, esseri psicologicamente indifesi e del tutto plasmabili nei primi anni di vita, sottolineando l’unica maniera che a quell’epoca essi hanno per difendersi: dimenticare. rimuovere immediatamente la ferita psicologica o fisica inferta da chi dovrebbe provvedere ai suoi bisogni.
Un bambino che non viene adeguatamene amato o non è stato desiderato è destinato a diventare un adulto potenzialmente violento, che perpetrerà la violenza subita, tramandando di generazione in generazione un’eredità di violenza e di sofferenza.
Secondo Alice Miller , “tutti noi ci portiamo dentro il bambino che siamo stati; il problema è che non lo vogliamo e non lo sappiamo ascoltare, benché sia portatore delle nostre verità più profonde. Da adulti, ci ritroviamo infelici, inquieti e nevrotici, e spesso del tutto incapaci di comprendere il motivo della nostra sofferenza: nessuno ricorda più, infatti, le ferite subite durante l’ infanzia.”
Un libro che aiuta a “guarire” le ferite del passato se si è disposti a lasciare spazio al bambino che siamo stati.

 

Niente Sgridate, chiacchieriamo

h.bessell, t.p. kelly jr

Più che un libro mi è sembrato una specie di guida che accompagna genitori e figli alla scoperta del loro rapporto, suggerendo come impostare le conversazioni e risolvere le varie situazioni attraverso buoni consigli. Ciò che mi sembrava di intuire l’ho ritrovato descritto e sono sempre più dell’idea che i bambini siano il contenitore delle informazioni e degli insegnamenti che vengono dati loro da mamme, papà e famiglie che li circondano. Come delle spugne assorbono input qua e là rielaborando i dati che vanno ad incrementare la loro piccola ma già marcata personalità. Ecco perché è importante che alla base ci sia un approccio gentile e rispettoso: perché loro lo rispecchieranno.

Il libro è interessante anche per la forma con cui è stato concepito: i titoli a sinistra centrano l’argomento trattato e sono di aiuto nella ricerca veloce di un paragrafo specifico. Due frasi mi sono rimaste particolarmente impresse: la prima è  “la sofferenza è il vero nemico dei bambini”. E infatti il nostro essere genitore di Angelica era inteso come possibile ‘riparo’ o in alternativa come ‘consolazione’ per la sua sofferenza. Mai però avevo associato che la causa della sua sofferenza avrei anche potuto essere io! Si dice infatti nel libro che sono i genitori a stabilire i limiti quando i bimbi vorrebbero magari continuare nelle loro attività e interferendo nei loro desideri -a volte solo per evitare pericoli-  questo é per loro un vero fastidio. Si vede in giro piuttosto spesso come i genitori impongano le loro scelte ai bambini ogni volta che sono costretti ad interromperli, quando sarebbe invece meglio cercare dei diversivi e distrarli con argomenti o giochi che gli piacciono abitualmente, evitando così di farli piangere a seguito dell’interruzione, che è di gran beneficio anche per i genitori stessi!

La seconda frase è “i sentimenti sono innati ed emergono spontaneamente: non è colpa di nessuno se ci sono”. Questo mi è stato di grande conforto. Pare strano ma questa frase è stata una rivelazione. Molte volte non ho capito il perché di alcune mie reazioni, mi sono sentita inadeguata e frustrata per una serie di sensazioni provate. Attraverso la lettura ho capito che non è grave, che i sentimenti non vanno repressi ma piuttosto compresi perché il rischio è una riduzione dell’entusiasmo per la vita. Così facendo è più anche facile accettare che i bimbi abbiano dei momenti in cui non si capisce bene cosa accade, in cui hanno bisogno di più contatto o semplicemente di sfogare col pianto qualcosa che forse hanno accumulato durante la giornata.

Un’altra parte che ho trovato particolarmente interessante riguarda l’interessarsi a loro – ecco il consiglio che seguo – facendosi raccontare alla sera, prima di andare a dormire, quali sono state le attività che hanno svolto durante la giornata e i loro sentimenti al riguardo.

Infine sono d’accordo nell’ evitare di diventare per loro ‘il nemico’. Per una crescita serena i bimbi hanno bisogno di vicinanza, supporto e dimostrazioni di affetto, accettazione e comprensione anche quando sbagliano, così come loro dimostrano a noi nelle stesse circostanze, sfoderando quello specialissimo sorriso che sembra dire: ‘non fa niente, è già tutto passato’.



Nascita di una madre


Di Daniel N. Stern, Nadia Bruschweiler-Stern

 

 

Libro a volte un po’ tecnico nel linguaggio, riporta nell’introduzione una frase che cito di seguito: “questo libro parla dell’esperienza interiore vissuta dalle donne che diventano madri, un’esperienza spesso destinata a restare chiusa dentro di loro”.

 

Questa affermazione che potrebbe essere vera per la maggior parte delle situazioni non può invece riguardare le donne che hanno conosciuto e frequentato un ciclo di incontri de La Leche League: infatti il vuoto psicologico o la necessità di incoraggiamento vengono qui colmate dalla presenza, dai sorrisi e dalle esperienze dirette delle altre madri (o le altre gestanti) e con l’ausilio della consulente la madre si sente confortata, a suo agio e ‘parte di un gruppo’.

 

Il libro é scritto da uno psicologo in collaborazione con sua moglie pediatra e psichiatra infantile; tratta degli aspetti psicologici del divenire madre e di come l’esperienza della maternità modifichi profondamente l’assetto mentale ed i pensieri di una donna.

 

La nuova ‘identità mentale’ che si elabora e delinea nei mesi della gravidanza, mentre il corpo provvede alla gestazione del feto, si consolida nei mesi successivi al parto e rimane poi in essere ed attiva per il resto dell’esistenza della donna, un po’ come accade quando si spegne la TV dal telecomando: è spenta ma mantiene il led rosso acceso ed é pronta a riaccendersi ad un comando!  (nel caso della TV, ultimamente, meglio spenta definitivamente …)

 

La nascita psicologica della maternità avviene con la nascita fisica del bambino, periodo in cui si concretizzano anche le fantasie relative al ‘bambino immaginario’ che la madre aveva costruito nella propria mente e che sono ampiamente descritte dall’autore come ‘progetti più comuni’: bambino come sostituto di una persona cara, come antidepressivo, bambino con funzione vicaria, bambino collante, concorrente e che prova amore incondizionato.

 

L’assetto materno assume la sua forma compiuta, definita, quando la madre ritorna a casa e si dedica alle cure per la crescita ed il benessere del neonato. 

Assicurarne la sopravvivenza diventa la sua ‘mission’ e all’inizio é spaventata dalla nuova responsabilità e dalle incertezze sul da farsi, anche relativamente ad aspetti che possono risultare di poco conto; se non ha avuto modo di constatare che altre madri sono riuscite con successo prima di lei e che lei ha le competenze per riuscire, potrebbe non essere abbastanza preparata –psicologicamente- ed incorrere in dubbi che in un momento di fragilità interiore potrebbero rivelarsi distruttivi (vedi in alcuni casi di cronaca).

Nel paragrafo ‘alla ricerca di conferme’ viene infatti citata l’importanza della  ‘rete di sostegno’ costituita da persone di molta esperienza, che si sono occupate direttamente di bambini piccoli, ciò che potrebbe rappresentare la Lega del Latte con la sua organizzazione e il suo modo di trasmettere le informazioni.

 

Infine è interessante la parte ‘relazionale’ tra madre a figlio, l’aspetto che mette alla prova l’adeguatezza della madre in quanto ‘essere umano’.

Creare il legame d’amore con il proprio bambino coinvolge aspetti fondamentali e profondi dell’intimità e ciò viene fatto attraverso la sua nutrizione e quindi l’allattamento, le sue attività e quindi il gioco, l’identificazione e l’amore per lui, quindi lo scambio empatico di sensazioni e coinvolgimento emotivo.

Cito testualmente dal libro: “affinché l’identificazione col bambino funzioni bene è necessario innamorarsi di questa nuova personcina: è l’amore infatti il motore del profondo interesse e delle continue attenzioni che alimentano l’atto empatico”: ed ecco anche perché ci viene così semplice e naturale dire al nostro bambino … ‘ti amo’.

 

 

Le sante dello scandalo

di Erri De Luca

Le Sante dello Scandalo è un libro meraviglioso.

Attraverso le sue conoscenze linguistiche, la sua cultura e la sua sensibilità Erri De Luca interpreta le Sacre Scritture rimettendo forse in asse i ruoli delle cinque donne citate dall’Evangelista Matteo all’inizio del Nuovo Testamento.

E’ singolare ritrovare nomi femminili proprio in quel punto: singolare per la discendenza narrata, totalmente maschile, per il tipo di testo, per l’epoca,  la posizione subordinata delle donne del tempo.
Può darsi che l’autore abbia pensato che era il momento.
Io l’ho sentito come un regalo.

Un regalo prima di tutto a loro – Tamar, Rahav, Rut, Bat-Sheva Betsabea e Miriam Maria - ma esteso di riflesso ad ogni donna,  una sorta di riscatto storico nei tempi  in cui l’argomento è così dibattuto, in cui fioriscono  iniziative per la categoria femminile che sembra essersi avviata al suo percorso di consapevolezza.

E’ anche vero che la considerazione che ci viene dimostrata di questi tempi rassomiglia ancora molto ad una prova generale,  ad un nuovo vestito o ad un premio di consolazione più che al raggiungimento di uno status vero e proprio …

Gli uomini non sembrano essere pronti a  guardare le donne come “esseri  a loro pari”. Del resto le hanno sempre viste all’interno di ruoli che le sminuivano o le innalzavano, mai ad un livello paritario.

Le donne erano le loro madri, sorelle, zie, figlie, mogli, amanti … oppure segretarie, infermiere, colf o prostitute, oggetti di puro desiderio, aggeggi da pulsione, immagini erotiche da sognare o ottenere facilmente con del denaro o quel po’ di astuzia, per poi esibirle come trofei di caccia.

Il “femminile” si avvicina con fiducia al “maschile” che dimostra interesse verso di loro, tenta di capire di più di quell’essere nell’illusione di instaurare rapporti duraturi e venire apprezzate per la  semplice e diversa natura. Le donne cercano nell’altro essere un’intesa che sia fatta principalmente di parole, di dono. Ma ciò non viene quasi mai compreso, viene confuso.

E così i loro cuori si riempiono di ferite, che hanno imparato a curarsi da sole, leccandosi come fanno i gatti; dispiaceri e amarezze delle quali non fanno parola, bocconi indigesti che sin da piccole hanno imparato a inghiottire, perché sin da piccole hanno insegnato loro a stare in silenzio, a pazientare, a venir dopo poiché nate dalla costola di un uomo, nato prima di loro, e allora pareva giusto almeno seguendo l’ordine cronologico, l’ordine alfabetico della vita, che in quanto donne venissero in seguito …

E invece arriva Erri, che attraverso la sua padronanza della lingua e la sua sensibilità legge in modo del tutto nuovo e inaspettato il testo sacro, e dice che no, non è come pensi o come ti hanno insegnato: tu sei meglio dell’opera prima, non un sottoprodotto ma il perfezionamento del manufatto originale, la versione migliorativa dell’originale esistente …

E parla della bellezza che Dio aggiunge al mondo attraverso Eva, una bellezza che strugge il pensiero e i sensi maschili “portata con modestia da pedina”, una bellezza che ogni generazione femminile si impegna ad onorare, ma imperfetta  perché prova attrazione per il genere maschile e che per questo viene perseguita ed asservita al volere maschile.

E che anche il  “partorirai con dolore” da secoli spiegato con una volontà divina di punizione verso la prima donna, è un grande ed irrimediabile falso …

Le cinque donne così raccontate non appaiono più portatrici di sventura e divisione, ribellione e oscurità ma al contrario sono mezzi di pace, di unificazione, di fede intesa come “il credere” a discapito delle regole e senza mai esitare.

Le donne trascurano di attribuirsi un valore.

Dimenticano, non ne hanno bisogno, non se ne interessano.

La loro vocazione è un congenito spirito di sacrificio, è il pensare prima che a se stesse alle necessità di un altro essere, come per una consuetudine, una regola non scritta che viene acquisita alla nascita ed eseguita automaticamente.

Dunque sta anche alle donne cambiare lo stato delle cose.
Cominciamo a riconoscerci, a darci un valore che non sia indissolubilmente legato ai servigi di cui siamo portatrici sane.

Forse questa nuova lettura, questa carica di fiducia, servirà a questo scopo.

Grazie, Erri De Luca.

Infine l’autore non sa perché parla di un uomo, Ante,  alla fine del suo libro ma forse lo so io.

Ante era un poeta jugoslavo imprigionato per dissidenza e messo ai lavori forzati  su di un’isola; aveva spaccato pietre ogni giorno per cinque anni, massi che non sarebbero serviti a niente, buttati a mare. Per sopportare la fatica pura di un lavoro inutile si era inventato lo scopo segreto: ad ogni sasso che spaccava liberava la scintilla che era racchiusa all’interno.

Probabilmente le donne riconoscono in loro un valore ma per tante ragioni lo dimenticano.

E' necessario che vi sia un uomo che glielo ricordi. Quando questo accade è il riconoscimento della loro pari dignità di essere umano.

Quando questo accade una scintilla di felicità brilla nei loro occhi, liberata.

La stessa scintilla che le donne cercano di liberare con il loro silenzioso e mite lavoro.

 

 

 

 

L'ingresso della casa di Londra di Millicent Garrett Fawcett


Parole per pensare

E la ragione le disse: Silenzio! Che cosa senti?

E lei rispose: Sento il rumore di passi. Miriadi di miriadi, migliaia di migliaia, e vengono da questa parte.

Sono i passi di quelli che ti seguiranno. Guidali

Suffragette, di Sarah Gavron


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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