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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

The making of ... lunedi ho saltato il corso

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Lunedi sera non sono andata al corso. Considerando che il lunedì è il mio giorno della settimana preferito, qualcosa di pesante era successo.

No so se anche a voi ha fatto lo stesso effetto ma a me, la vicenda dell’Aquarius, ma soprattutto le reazioni scomposte della gente, mi hanno causato sofferenza. Non ero dell’umore giusto per il corso.

Il tentativo mi era sembrato chiaro da subito: cercare di riportare un minimo d’ordine. L’Italia, per voce dell'esecutivo, ha chiesto ai colleghi europei ciò che era giusto e normale, in assenza di pericoli e fornendo tutto il supporto possibile - motovedette e viveri - alla barca in navigazione, una nave attrezzata di 77 metri,  non un gommone fatiscente, abituata a navigare nel mare della Siberia, con personale medico a bordo e un ambulatorio per le eventuali emergenze.

Invece, complice la mala informazione e gli immancabili interessi politici, le persone sono state manipolate e hanno reagito in modi che mi hanno lasciato senza parole. E’ uscito il DARK SIDE ...


 

The making of... il nome della rosa

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Mamma, come va la scrittura?

Oggi mia figlia mi ha chiesto come andava. Bene, le ho detto. Non hai un blocco? No, per ora no. E quante volte l’hai riletto? Tante!

Sa che faccio così: leggo e rileggo a non finire. Non ho riletto moltissimo però al capitolo che avevo finito ieri, mentre stamattina lavavo i piatti e le tazze della colazione, mi è venuta un’idea sulla musica e ho aggiunto qualche paragrafo: è qualcosa ad uso metafora, come una possibilità, un’ipotesi che avrebbe anche potuto balenare nella mente del personaggio.

Mi pare che funzioni nel romanzo: di certo funziona nella sceneggiatura.

L’emozione grande è rileggere il testo del giorno prima aspettandomi di aver scritto male, cioè trovare cose da sistemare, e invece il paragrafo convince anche me. E’ incoraggiante.

Salvatore sostiene che scrivere è imparare ad alzare sempre di più l’asticella, ricercando la perfezione, un miglioramento continuo.


 

The making of ... fare o non fare.

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Questa sera vorrei prima di tutto ringraziarvi. Il racconto della bambina che cantava è stato visto da molte persone e questo fa piacere. Grazie.

Tornando invece a ciò che succede frequentando il corso di scrittura, oggi mi è capitata una cosa strana che ora vi racconto.

Avevo finito i compiti assegnati, Pitch e Racconto, prima di partire per il fine settimana in Abruzzo (per viaggiare sul Treno storico delle Orchidee, esperienza meravigliosa che consiglio) e farmi trovare pronta all'eventuale lettura del lunedì sera ma, purtroppo, e a differenza dei miei compagni, ho scoperto che non mi va di leggere i miei lavori in pubblico. Non me la sento. Vivo una sorta di menefreghismo timido. E quel che è peggio è l’esser disposta a rinunciare al parere e alle correzioni dell’insegnante pur di non esporli personalmente a voce.

Lo so, ora vi starete dicendo: “ma cosa dice? Pubblica già tutto quanto!” Ed è vero, ma qualcosa mi suona profondamente diverso. Provo a spiegare in cosa consiste.


 

The making of ... Secondo compito del corso

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Questa settimana i compiti erano due: il primo era scrivere un Pitch di 150 parole del proprio progetto, il secondo scrivere un racconto di tre pagine.

Il Pitch é un lancio, un testo piccolino che serve a comunicare la tua idea e deve avere un'unica caratteristica: essere eccezionale. Il Pitch é la scintilla che innesca tutto, il vuoto cosmico prima del Big Bang, per dirla alla Fellini, e se é ben fatto susciterà l'interesse di chi investe nel tuo progetto.

Il racconto invece fa parte di una raccolta: anni addietro lo mandai a un concorso del Corriere della Sera ma non ebbe fortuna. A me però piace. Vediamo se piace anche a voi: ho cambiato poche cose, tra cui il titolo.

V.


Volevo solo cantare

Ero bello da piccola giocare a fare la cantante.

Il mio palcoscenico era il piazzaletto davanti alla casa dei nonni, un quadrato di cemento liscio e chiaro circondato da un lato da siepi basse di bosso e salvia, dall’altro dal giardino e dalla cancellata. Prima dello spettacolo preparavo gli strumenti. Correvo in cantina a prendere la vecchia pompa per gonfiare le ruote delle biciclette, una comune pompa aspirante e premente, e sganciando il condotto di uscita dell’aria dal suo alloggiamento ottenevo il filo per la presa di corrente, come per i microfoni veri che avevo visto alla tv. Alzando lo stantuffo all’altezza del viso sistemavo il meraviglioso microfono e quand’era tutto pronto … cantavo. Oddio, cantavo: mi sembrava di avere una bella voce ma del risultato non sono poi così certa. Senz’altro adoravo l’Arte del canto, le luci della ribalta, la sensazione di potermi esprimere e riempire i monotoni pomeriggi di provincia con un gioco emozionante. Avevo circa sei anni, era il 1973.

Cantavo le canzoncine dello zecchino d’oro e quelle del coro parrocchiale ma avevo una mia canzone preferita: Ma come porti i capelli bella bionda. La cantavo solo nel mio teatro personale, sul mio palcoscenico, e quando arrivava il ritornello ci mettevo tutta la voce squillante di cui disponevo. Se un viandante passava di là per caso non poteva non notare la scena e osservandomi per un breve tratto proseguiva divertito.


 

The making of ... scoraggiarsi

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Lo scoraggiamento può arrivare da qualsiasi parte, in ogni momento e anche quando meno te lo aspetti.

Sabato scorso a Pomezia ho partecipato a un interessante incontro sulle Nanoparticelle e ne sono uscita ... sconvolta. Sebbene il Dr. Montanari e la Dr.ssa Gatti parlassero di argomenti terrificanti cercando di alleggerire il carico e facendo battute di spirito, lo stress da Irreparabile ormai compreso è stato davvero grande: non avete idea dei casini che stiamo facendo a livello planetario sull’ecosistema, e di conseguenza, come é normale, su noi stessi.

L’importanza della biodiversità e la necessità di conservarla di cui parlavo la volta scorsa a proposito dello stagno - la giusta metafora - è andata distrutta e l’equilibrio del sistema che “di fatto e senza fatica protegge la vita di ognuno” è a rischio.

Da qui lo scoraggiamento. Che cosa scrivo? Per qualcosa che è già andato perduto? Che è stato minato alla base?

Quel che mi è sembrato chiaro dall’incontro è l’incoscienza e la miopia delle organizzazioni a capo di Governi, Partiti, Aziende, Banche. Perché nessuno si occupa dell'unico pianeta sul quale possiamo vivere? Perché nessuno si occupa in maniera “globale” del ciclo dei prodotti sulla terra, di modo da renderlo sostenibile per il pianeta? Tutti sono interessati solo al pezzo che li riguarda direttamente e dal quale trarranno il loro piccolo profitto. Ma é lampante che se ti occupi di un solo pezzo, saranno altri a farne le spese. Ribaltando il concetto su scala globale ecco che il disastro ambientale è presto realizzato.


 

The making of ... un passaggio del romanzo

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(…)

Stagni, acquitrini e corsi d’acqua erano ecosistemi definiti e autosufficienti, come Universi in miniatura. Nell’osservarli rifletteva sull’importanza della biodiversità e della necessità di conservarla. Notava con interesse come fosse equilibrata la convivenza delle piante palustri e dei piccoli animali che vi abitavano. Sembrava avessero raggiunto un accordo sulla suddivisione dei compiti e la scelta era stata compiuta in base della specifica funzione biologica di ognuno.

La ripartizione delle mansioni in uno stagno seguiva poche semplici regole: meno della metà d’acqua di superficie era ricoperta di fogliame, salvo che non si trovasse all’interno di un bosco, protetta dalle fronde degli alberi, nel qual caso diradava. La copertura evitava che le radiazioni solari surriscaldassero l’acqua e le alghe proliferassero troppo. Fondamentale alla vita erano invece le piante con funzione ossigenante, che ricoprivano la metà del fondale. Quasi tutte le piante sommerse, come l’Elodea con le sue radici ben radicate sul fondo, sottraevano i sali minerali di cui le alghe si nutrivano e fornivano ossigeno ai microrganismi che decomponevano le sostanze organiche, così da mantenere la limpidezza dell’acqua.

 

The making of ... il giorno più bello della settimana

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Il lunedì è il mio giorno della settimana preferito.

Lo è diventato da quando frequento il corso di scrittura “Il mestiere di raccontare”di Salvatore Basile, alla Pro Loco di Roma.

Salvatore è un gigante della professione, la sua bravura è fuori di dubbio. Quando ci spiega le regole dell’universo nascosto dietro alla costruzione di un racconto ben fatto concretizza l’esperienza, la comprensione delle dinamiche e dei significati con una semplicità estrema, come se scrivere bene fosse la cosa più naturale del mondo. Non è così, ovviamente: è la sua competenza che fa sembrare la scrittura tale e alla portata di chiunque.

In precedenza il lunedì era un pesante giorno qualsiasi ma lui me l’ha reso straordinario. E' diventato il mio tempo, un giorno tutto per me, per fare una cosa che mi piace: ascoltare e imparare. Imparare è già insito nelle persone, tendiamo ad apprendere in maniera spontanea, ma quando c’é l’opportunità di ascoltare da un asso della materia - di qualsiasi materia si tratti - non so se succede anche a voi ma io mi sento come il flipper quando le luci e i suoni fanno Tilt.


 

The making of ... Primo compito del corso

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Salvatore ci ha assegnato il primo compito. Si chiama “Le parole che non ti ho detto”.

Possiamo scegliere l'argomento ma deve riguardare il bisogno di dire cose che non abbiamo mai detto a una certa persona. Dice di essere spietati. Ci ho pensato, ne ho un paio in sospeso.

Alla fine ho scelto.

V.

COMPITO 1 – LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO.

Ally e Molly erano arrivate insieme. Una conoscente le aveva notate nella vetrina di un negozio d’animali e sapendo che desideravamo un altro cane – avevamo già Nerina, uno spinone trovatello - me le aveva portate da vedere. Di pochi mesi, razza indefinita, Molly aveva grandi occhi scuri e un morbido peluccio nero mentre Ally era singolare con buffi occhi sporgenti, ispido pelo sale e pepe e una codina arrotolata, proprio come un maialino.

Stava li ad attendeva che decidessi quale delle due tenere. Io non riuscivo. Come si può scegliere tra due Esseri viventi? Decisi di tenerle entrambe.

 

The making of ... il Corso di scrittura

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Uno dei miei registi e sceneggiatori preferiti - anche scrittore di romanzi - tiene un laboratorio di scrittura alla Pro Loco di Roma: mi sono iscritta.

V.

"Se lo studente é eccezionalmente fortunato, lo scrittore famoso può essere anche un buon insegnante: non solo sa cos'é la vera arte, ma é anche in grado di spiegarlo."  John Gardner


Coltiva la tua passione per la scrittura con “Il mestiere di raccontare” – 50 lezioni a partire dal 9 Aprile, tenute dal regista e sceneggiatore Salvatore Basile

Come nasce una storia? Dove sorgono le idee alla base dei racconti che ci appassionano, i caratteri dei personaggi, le svolte che muovono la narrazione?

Le parole scaturite dalla fantasia dei grandi scrittori danno vita alle opere che amiamo, ma la scrittura non è solo talento, è fatta anche di metodo, di studio e tecniche che stimolano ed esaltano la creatività, perché le intuizioni diventino racconto.

Pro Loco Roma Capitale ha il piacere di presentare “Il mestiere di raccontare”, la prima edizione del corso di scrittura creativa tenuto dallo scrittore, sceneggiatore e regista Salvatore Basile, che porterà gli appassionati ad apprendere le tecniche di scrittura e a coltivare il proprio speciale talento. Più che un corso un vero e proprio laboratorio di scrittura, i cui alunni avranno modo di conoscere, ma soprattutto di apprendere attraverso l’esercizio: seguiti da Salvatore Basile i partecipanti “costruiranno” passo dopo passo il proprio racconto, ed ognuno di loro al termine del viaggio potrà sfogliare il proprio lavoro concluso.


 

The making of ... Errori

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(segue)

Ma a chi avrei potuto chiedere?

Ero un po' scoraggiata e parlandone su Fb ricevetti un conforto inaspettato da una donna che mi conosceva appena, grazie anche alla visione di un film.

Dopodiché mi ricordai del marito di un'altra cliente, adatto allo scopo. Fu molto gentile e disponibile a venire a parlare con me, un pomeriggio del Natale 2014. Mi portò un libro di Age da leggere: lo terminai la notte stessa.

Spiegandomi brevemente che nel mio soggetto - l'aveva letto - c’era materiale per una fiction (l’idea iniziale) non realizzammo che era proprio quel che volevo, e decidemmo per un pezzo più piccolo di quella mole di testo: dovevo solo decidere quale.

 

The making of ... Come é cominciata.

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Quando ho cominciato a desiderare di realizzare un film avevo un’idea di fondo.

Quest’idea di fondo nel tempo è cambiata e oggi non somiglia nemmeno più all’idea iniziale, che era in effetti quella buona: una fiction a puntate.

L’autonomia nello scrivere è una cosa ma nel tempo ho capito che per concretizzare avrei avuto bisogno di aiuto, e ho quindi cominciato a chiederlo.

Quando qualcosa di bello viene al mondo è sempre merito di almeno due o più persone che ci credevano, che ne avevano un’idea, e con un pizzico di fortuna è andato tutto bene nelle diverse fasi della realizzazione perché era la cosa giusta da fare.

Sapevo che avrei avuto bisogno del lavoro di tante persone. Non sapevo invece se il progetto avrebbe trovato accoglienza. Ma poiché da qualcuno doveva pur partire, e dato che io volevo scriverlo, intanto l’ho scritto.

 
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Parole per pensare

"Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte."

Kahlil Gibran

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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