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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

The making of ... Errori

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(segue)

Ma a chi avrei potuto chiedere?

Ero un po' scoraggiata e parlandone su Fb ricevetti un conforto inaspettato da una donna che mi conosceva appena, grazie anche alla visione di un film.

Dopodiché mi ricordai del marito di un'altra cliente, adatto allo scopo. Fu molto gentile e disponibile a venire a parlare con me, un pomeriggio del Natale 2014. Mi portò un libro di Age da leggere: lo terminai la notte stessa.

Spiegandomi brevemente che nel mio soggetto - l'aveva letto - c’era materiale per una fiction (l’idea iniziale) non realizzammo che era proprio quel che volevo, e decidemmo per un pezzo più piccolo di quella mole di testo: dovevo solo decidere quale.

 

The making of ... Come é cominciata.

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Quando ho cominciato a desiderare di realizzare un film avevo un’idea di fondo.

Quest’idea di fondo nel tempo è cambiata e oggi non somiglia nemmeno più all’idea iniziale, che era in effetti quella buona: una fiction a puntate.

L’autonomia nello scrivere è una cosa ma nel tempo ho capito che per concretizzare avrei avuto bisogno di aiuto, e ho quindi cominciato a chiederlo.

Quando qualcosa di bello viene al mondo è sempre merito di almeno due o più persone che ci credevano, che ne avevano un’idea, e con un pizzico di fortuna è andato tutto bene nelle diverse fasi della realizzazione perché era la cosa giusta da fare.

Sapevo che avrei avuto bisogno del lavoro di tante persone. Non sapevo invece se il progetto avrebbe trovato accoglienza. Ma poiché da qualcuno doveva pur partire, e dato che io volevo scriverlo, intanto l’ho scritto.

 

The making of ... una storia nella storia.

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The making of … è una storia nella storia, la nascita e la crescita del romanzo che scrivo.

Sono sempre un po’ lenta a partire, non so come mai, dev'essere l'indecisione.

L’inizio di questo libro era stato programmato per il gennaio 2017, dopo aver deciso nell’estate 2016 a seguito del buon consiglio di un esperto. Andò così:

Lui: perché non ne fai un romanzo?

Io: ma non so neanche da che parte si comincia un romanzo!

Lui: tu fallo, poi vediamo.

Credeva in me. Credeva nelle mie possibilità. E alla fine ci ho creduto anch'io. Il libro è la trasposizione di una sceneggiatura, un’idea balzana costata dieci anni di scrittura lenta e notturna, ritagliata nei tempi possibili, comprensiva di molte revisioni per ottenere qualcosa di passabile per chi é del settore. Figuriamoci quanto potrei metterci con un libro! Ho idea che ci terremo compagnia per un po’.

Scrivere é sempre stata la mia passione. Almeno quanto leggere.

 

Curriculum Vitae di Erich Fried

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Curriculum vitæ

Non sono né pietra né nuvola
né campana e neppure liuto
percosso da angelo o demone
Fin dall'inizio non sono stato che un uomo
e non voglio essere altro

Sono cresciuto come uomo
ho subìto il torto
talvolta ho fatto il torto
e talvolta il bene

 

Fiore

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LUNEDI’ 10 OTTOBRE 2016

FIORE è il racconto del desiderio d’amore di una ragazza adolescente, della forza di un sentimento che infrange ogni legge; ma anche uno sguardo intimo e universale sulla prigionia e la difficoltà di trovare un proprio posto al mondo. Un melodramma che mescola indissolubilmente la narrazione realistica della gioventù criminale e della vita in detenzione con la dinamica freschezza degli amori della nouvelle vague, quella degli amanti che scappano verso non si sa dove e nemmeno importa…

Daphne (l’esordiente Daphne Scoccia) ha una madre assente e un padre, Ascanio (Valerio Mastrandrea), amorevole ma inadeguato, che ha conosciuto da vicino la galera. Ascanio le vuole bene, ci prova a fare il suo dovere, anche se non sa da che parte si cominci. Daphne per vivere si arrabatta rubando cellulari a chiunque le capiti a tiro. È senza prospettive, e il carcere minorile e lì che l’aspetta, pronto a rinchiuderla, negandole quel ventaglio di possibilità che dovrebbe essere concesso ad ogni essere umano. Eppure, anche in un luogo così avverso, dove uomini e donne non si possono incontrare e l’amore è vietato, Daphne entra in contatto con Josh (Josciua Algeri), anche lui giovane rapinatore di 18 anni. La loro relazione vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine, per poi crescere col tempo sempre di più, fino a sfociare in un sentimento che li spingerebbe ad infrangere qualunque regola, legge o imposizione solo per scambiarsi un bacio e poter, finalmente, vivere il loro amore in libertà…

orario: 16,15   18,15   20,15

http://www.ladolcevitacineclub.it/


 

"Brutto"

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(Senza) parole. 'Muoio come uno stronzo. E ho fatto solo due film'. Se n'è uscito così, ad un semaforo rosso di viale dell'Oceano Atlantico circa un anno fa. Stavamo andando insieme a parlare con un amico oncologo in ospedale. La risposta ce l'avevo pronta ma l'ho lasciato godere di questa sua epica attitudine alle frasi epiche che accompagneranno per sempre tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ho aspettato il verde in un altrettanto epico silenzio (sono molti anni che era stato operato alle corde vocali). Ripartendo ho detto 'c'è gente che ne ha fatti trenta ed è molto più stronza di te'. Il suono leggero della sua risata soffocata mi ha suggerito il suo darmi ragione, confermato dall'annuire ripetuto della sua testa grande. Di gente stronza Claudio se ne intendeva, ne ha conosciuta tanta, e tanta ne ha liquidata con quel metro di giudizio.

Stronzo è una parola che detta da lui aveva un altro significato. Più potente. Più profondo. Il nord 'di lago' da cui proveniva deve avergli dato una dimensione molto particolare nello scegliere le parole e nella forza con cui scagliarle. E le parole che gli mancavano da parecchio tempo è sempre riuscito a fartele sentire anche se arrivavano scariche di suono. La grandezza di un uomo così viene anche da questo. Dal poter fare a meno delle armi convenzionali che servono per vivere la vita e dal continuare a battagliare con ogni mezzo mosso solo dalla voglia di esserci e di fare della propria vita una vita. Il suo lavoro ne è l'esempio unico, assoluto.


 

Diario di un cinico gatto - Daniele Palmieri

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"Un giorno Dio comprese
il grande errore compiuto
nell'aver plasmato l'uomo
consegnandogli le chiavi
dell'intero creato.

 

Itaca

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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

   

Prima di tutto l'uomo, di Nazim Hikmet

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Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!

https://www.youtube.com/watch?v=cC3u3L28FeQ


 

Ho posato l'orecchio sopra il cuore della terra

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Ho posato l’orecchio sopra il cuore
della terra.
Parlava d’amore, del suo amore
per la pioggia,
la terra.

Ho posato l’orecchio sul liquido cuore
dell’acqua.
Il mio amore, l’amor mio
è la sorgente, cantava
l’acqua.

L’ho posato sul cuore
dell’albero.
Della sua folta chioma,
– l’amore suo – diceva,
l’albero.

Ma quando accostai l’orecchio
all’amore stesso,
che non ha nome,
era di libertà che parlava,
l’amore.

Sherko Bekas
(Sulaymaniyya, Iraq 1940 – 2013 Stoccolma, Svezia)

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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