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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

Chi é lo sceneggiatore?

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Se siete venuti a questo corso dev’essere perché non sapete cos’è uno sceneggiatore. E allora ve lo dico io: è un essere condannato alla frustrazione e all’insuccesso.

Per anni vi troverete a scrivere storie di cui a nessuno importa nulla. Storie meravigliose, personaggi affascinanti che verranno buttati via senza che nessuno li legga o, se li legge, senza che li capisca. Questo vi attende!

Poi certo, prima o poi un giorno accade.

Dopo anni e anni, trovate qualcuno che dice “la tua storia mi piace”. Beh, sappiate che la gioia durerà tre secondi, perché la frase successiva è sempre: “ci sono solo alcuni piccoli cambiamenti da fare”.

Da quel momento sarete assaliti da un plotone di suggeritori. Editor, produttori, registi, montatori, segretarie, attori, mogli degli attori, mariti delle attrici, distributori, semplici passanti: tutti accomunati da un solo obiettivo, distruggere la vostra storia coi loro consigli.

Se poi per caso siete così geniali da saper difendere la vostra storia trasformando quei consigli sballati in miglioramenti, sapete quale sarà il risultato? Eccolo: ci sarà un plotone di persone che va in giro per Hollywood dicendo a tutti “la sceneggiatura faceva schifo, l’ho salvata io”...

 

 

Festival delle Lettere 2013

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AL VIA IL CONCORSO 2013 DEL FESTIVAL DELLE LETTERE, TEMA: LETTERA DI SCUSE.

C’È TEMPO FINO AL 30 GIUGNO PER PARTECIPARE.

 

Scusarsi per tracciare un percorso nuovo, per rimediare ad un torto fatto, per liberarsi di  cose non dette: è questa la sfida lanciata dal comitato artistico del Festival delle lettere per l’edizione 2013. Un tema, quello della Lettera di scuse, ricco di spunti, che diventa occasione di riflessione. L’intento è sempre quello di stimolare il confronto con la pagina bianca, forti della convinzione che un testo scritto a mano contenga sempre una riflessione e costituisca una traccia, un segno di sé irriproducibile e unico, veicolo di emozioni profonde. Un tema, quello della scrittura, spesso al centro di dibattiti come dimostra la recente inchiesta del DailyMail, nonché l’originale copertina, interamente scritta a mano, pubblicata di recente dello storico quotidiano tedesco Bild, per protestare verso l’ uso sempre più totalizzante di computer e sms.
 

 

Lincoln

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Lincoln, l’alieno che scese sulla terra (e la cambiò)
di Elisa Battistini

Lincoln è un alieno che conosce gli uomini, legge i loro pensieri, manovra le loro debolezze. Il 16° presidente degli Stati Uniti sembra arrivato da un altro pianeta per essere l’interprete di una volontà superiore. Si materializza come evento della Storia, capace di usare ogni mezzo per avverare quell’ineluttabile che gli uomini comuni non hanno neppure la capacità di concepire possibile. Vero Principe machiavellico, come ha giustamente sostenuto sul Fatto Maurizio Viroli, o hegeliano individuo cosmico-storico, l’uomo che ha abolito la schiavitù per Steven Spielberg è l’incarnazione dello spirito della politica nobile, quella che osa portare la realtà in una terra ignota e più avanzata in nome del bene comune.

Il regista di Salvate il soldato Ryan – richiamato nella prima, feroce, scena iniziale di Lincoln – realizza un raffinato film-trattato su cosa significhi comandare quando si ha a cuore non il proprio destino individuale, ma ciò che è giusto e che quindi, solo, può riportare l’armonia in una società in guerra.

 

 

Chi ha visto il vento?

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Chi ha visto il vento?
Né te, né io;
ma quando le foglie appese tremolano,
il vento sta passando.

Chi ha visto il vento?
Né te, né io;
Ma quando gli alberi chinano
la loro chioma,
il vento li sta attraversando.
 

            - Christina Georgina Rossetti

 

Rinascita

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Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile.

E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta; la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto,
vedemmo il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

Ghiannis Ritsos

Pietre Ripetizioni Sbarre, Crocetti Editore, 2004. Traduzione di Nicola Crocetti

 

La Speranza non é in vendita

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Finché c'é vita c'é speranza.

Il detto é molto antico ma vero solo per metà. Non basta infatti essere vivi per sperare: bisogna anche credere nella giustizia e impegnarsi a costruirla.

Non c'é speranza senza speranza di giustizia.

In un mondo d'ingiustizie sempre più intollerabili, la speranza rischia di diventare un bene alla portata di pochi. Vogliamo dire no a questa "falsa" speranza, esclusiva, fondata sulla disperazione degli esclusi. Ma sopratutto vogliamo esortare a costruire la speranza vera, la speranza di tutti.

E' un compito che richiede molto impegno. Non é sufficiente indignarsi, riempire le piazze, esibire mani pulite, un profilo morale trasparente. L'etica individuale é la base di tutto, la premessa per non perdere la stima di sé. Ma per fermare il mercato delle false speranze bisogna trasformare la denuncia dell'ingiustizia in impegno per costruire la giustizia.

 

 

Vorrei

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Vorrei conoscer l'odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.

Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.

Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

 

 

Foglietto illustrativo

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Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all'udienza,
incollo con cura le tazze rotte -
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
mandarmi giù con un sorso d'acqua.

 

 

Da domani mi alzo tardi

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Anna e Massimo, e la loro storia d’amore.

Un romanzo autobiografico che rivela l’intensa felicità e sofferenza di una coppia, una storia che potrebbe riguardare chiunque se non fosse che l’autrice è Anna Pavignano, grande sceneggiatrice cinematografica, e lui è l’indimenticato Massimo Troisi.
Il pretesto è il ritorno alle scene di Massimo ma la realtà è che vuole raccontarci di lei, di lui e di quel pezzo di vita vissuto insieme, nel tentativo di rimettere in asse episodi, caratteri, ingiustizie.

Non ci risparmia nulla dei suoi sentimenti. In un passaggio dice:
“Non è facile andare a mettere le mani in cose messe via da tempo. Sembra di afferrare qualcosa di leggero e invece pesa, lo credi vuoto e invece è ancora pieno. E’ quasi un tormento, ogni volta, avvicinarsi a quella specie di pozzo senza fondo che è una storia d’amore. Anche se credevi che tutto fosse stato dimenticato. Proprio perché credevi che tutto fosse stato dimenticato. A parlare dell’amore passato le bisce nella pancia, coi loro balletti, mi danno un bruciore che somiglia alla paura per l’imminenza di un pericolo. Come a levare un mattone che sta alla base di un edificio per studiarne la forma e la consistenza. Paura che crolli tutto.”

 

Così, in un parco di Milano, conobbi Dario

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Ho compiuto 83 anni. Non sono per niente stanca. In questo periodo si lavora poco in teatro. Qualcosa devo pur fare. M’è venuta voglia di fissare avvenimenti lontani che hanno avuto importanza estrema nella mia vita. Ecco, lascio che il cervello spinga le dita a battere sulla tastiera del mio adorato computer, senza interferire. Facciano loro. Sto preparando per la Einaudi 18 nostre commedie inedite. E’ una bella lavorata che faccio con ardore. Tutta la mattina per loro. Poi me ne vado al mare e a giocare a burraco.

Sono nata figlia d’arte: famiglia di attori. I capostipite dei Rame risalgono alla fine del ’600, nel pieno fiorire della Commedia dell’Arte. Quando sono venuta al mondo il gruppo era formato da due famiglie: la mia e quella dello zio Tommaso. Sette femmine e tre maschi. Mio padre era il capocomico ma chi decideva sulle questioni fondamentali era mia madre Emilia. Questo suo ruolo si distingueva dal mazzo di chiavi che le pendeva dalla cintura. In casa teniamo ancora una grande sua foto degli anni ’20: una donna alta, slanciata, volto aristocratico issato su un lungo collo, cappelli ampi di gusto francese, abiti che si confezionava da sé e le conferivano un’eleganza straordinaria.

 

Una poesia di Osho

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Dopo un po’
impari la sottile differenza tra
tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non e’ appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non e’ sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti e la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani e’ troppo incerto per fare piani.
E impari che il sole scotta se ne prendi troppo,
perciò pianta il tuo giardino e decora la tua anima invece
di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare
che sei davvero forte
che vali davvero.

 

Commento:

dopo un po'... a volte dopo molto, molto tempo.

Bentornati!

Buon Mese di Settembre!

 

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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