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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

Cinecittà: la Fabbrica dei Sogni

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Se amate il cinema questo è uno dei luoghi che vi farà sentire felici come un bambino.

L'abbiamo visitato ieri, all’ora di pranzo, e 45 euro del Biglietto Famiglia (2 adulti 1 bambina) non potevano essere meglio spesi per una immersione pomeridiana nell’immaginario di celluloide tra cineprese, teatri di posa e set cinematografici di una delle industrie cinematografiche più importanti al mondo.

E’ la seconda volta che entro qui.

Sembrerà singolare ma non avevo mai realizzato che il luogo si potesse visitare anche “da turista” e anni fa, per riuscire a entrare in un studio televisivo e vederne la magia, mi aggregai ad un pullman di signore di mezza età che assistevano a una puntata di C’è Posta per Te realizzata nello studio Uno. Fu abbastanza divertente: mi resi finalmente conto di come funzionava il back stage di una trasmissione televisiva registrata.

Il cinema però è un’altra cosa e oggi l’abbiamo visto.

 

 

La Luce dell'Est

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La nebbia che respiro ormai
si dirada perché davanti a me
un sole quasi bianco sale ad est

La luce si diffonde ed io
questo odore di funghi faccio mio
seguendo il mio ricordo verso est
Piccoli stivali e sopra lei
una corsa in mezzo al fango e ancora lei
poi le sue labbra rosa e infine noi
Scusa se non parlo ancora slavo
mentre lei che non capiva disse bravo
e rotolammo fra sospiri e "da"

Poi seduti accanto in un'osteria
bevendo un brodo caldo che follia
io la sentivo ancora profondamente mia

Ma un ramo calpestato ed ecco che ritorno col pensiero.

E ascolto te , il passo tuo,  il tuo respiro dietro me ...

 

 

Una poesia e un Racconto

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Una Poesia

Una poesia non deve magari raccontare una storia che ha un inizio, una parte centrale e una fine, ma per me deve muoversi, mantenere un passo vivace, emettere scintille. Può muoversi in qualsiasi direzione: indietro nel tempo, nel futuro più remoto, oppure deviare per qualche sentiero non battuto. Può addirittura smettere di essere legata alla terra e andare a cercare casa tra le stelle. Può parlare attraverso una voce dall’oltretomba o viaggiare in compagnia dei salmoni, delle anatre selvatiche  o delle cavallette. Ma non è mai statica: si muove. Si muove e, anche se può avere qualche elemento misterioso che pulsa la suo interno, il suo sviluppo è intrinseco, una cosa ne suggerisce un’altra. S’irradia – o perlomeno spero tanto che s’irradi.

Un Racconto

La definizione di racconto, secondo V.S. Pritchett,  è “qualcosa di intravisto con la coda dell’occhio, di sfuggita”. Prima c’è qualcosa di intravisto. Poi quel qualcosa vien e dotato di vita, trasformato in qualcosa che illumina l’attimo e forse finirà con l’insediarsi indelebilmente nella coscienza del lettore. Cercate di farlo diventare parte dell’esperienza stessa del lettore, come ha ben detto Hemingway. Per sempre, lo scrittore spera. Per sempre. Se siamo fortunati, tanto come scrittori che come lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e resteremo poi seduti un momento o due in silenzio”.

 

 

"Posso dirle ciò che ho imparato circa gli aborti?"

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(...)  "Non é tutto" aggiunse Pedro cupamente

"Lei ... rimase incinta. Abortì. I miei genitori non sanno niente di tutto questo".

Teneva gli occhi bassi. Si vergognava ancora e si sentiva colpevole, ad anni di distanza da quella vicenda e dall'aborto.

"Capisco" gli dissi.

"Posso dirle ciò che ho imparato circa gli aborti?"

"Un aborto, o interruzione di gravidanza che dir si voglia, comporta di solito un accordo tra la madre e l'anima destinata ad entrare nel bambino. Può accadere che il corpo del bambino non sia abbastanza in salute per condurre a termine i compiti previsti nella vita a venire o che il tempo non sia giusto per le sue finealità, oppure ancora che la situazione esterna sia cambiata, come per esempio in caso di diserzione del padre quando le prospettive della madre o del bambino richiedono una figura paterna. Mi sono spiegato?"

"si", sussurrò e annuì col capo, ma non mi sembrava convinto.

Sapevo che la sua rigida educazione cattolica poteva rendergli più difficile superare il senso di colpa e la vergogna. Talvolta le nostre convinzioni consolidate si frappongono all'acquisizione di nuove conoscenze.

Tornai ai fondamenti ...

 

 

Hugo Cabret

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Hugo:

Ogni cosa ha uno scopo, perfino le macchine. Gli orologi ti dicono l'ora, i treni ti portano nei posti. Fanno quello che devono fare, come il Sig. Lavisse. Forse é per questo che i meccanismi rotti mi rendono triste: non possono più fare quello che dovrebbero. Forse é lo stesso con le persone: se perdi il tuo scopo é come se fossi rotto.

Isabelle: E' questo il tuo scopo? Aggiustare le cose?

Hugo:   Non lo so. Mio padre lo faceva.

Isabelle: Mi chiedo quale sia il mio scopo. Non lo so, forse se avessi conosciuto i miei genitori lo saprei ...

Hugo:    Vieni con me.

Subito dopo la morte di mio padre venivo sempre quassù.*  Immaginavo che tutto il mondo fosse un enorme meccanismo. Le macchine non hanno mai dei pezzi in più, hanno sempre l'esatto numer che serve.  Così ho pensato che se tutto il mondo é un'enorme macchina, io non potevo essere in più, dovevo essere qui per qualche motivo.

E questo deve valere anche per te.

 

Dal Film di Martin Scorsese, tratto dal Libro di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

*sulla torre dell'orologio della stazione di Montparnasse, a Parigi

 

 

Chi é lo sceneggiatore?

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Se siete venuti a questo corso dev’essere perché non sapete cos’è uno sceneggiatore. E allora ve lo dico io: è un essere condannato alla frustrazione e all’insuccesso.

Per anni vi troverete a scrivere storie di cui a nessuno importa nulla. Storie meravigliose, personaggi affascinanti che verranno buttati via senza che nessuno li legga o, se li legge, senza che li capisca. Questo vi attende!

Poi certo, prima o poi un giorno accade.

Dopo anni e anni, trovate qualcuno che dice “la tua storia mi piace”. Beh, sappiate che la gioia durerà tre secondi, perché la frase successiva è sempre: “ci sono solo alcuni piccoli cambiamenti da fare”.

Da quel momento sarete assaliti da un plotone di suggeritori. Editor, produttori, registi, montatori, segretarie, attori, mogli degli attori, mariti delle attrici, distributori, semplici passanti: tutti accomunati da un solo obiettivo, distruggere la vostra storia coi loro consigli.

Se poi per caso siete così geniali da saper difendere la vostra storia trasformando quei consigli sballati in miglioramenti, sapete quale sarà il risultato? Eccolo: ci sarà un plotone di persone che va in giro per Hollywood dicendo a tutti “la sceneggiatura faceva schifo, l’ho salvata io”...

 

 

Festival delle Lettere 2013

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AL VIA IL CONCORSO 2013 DEL FESTIVAL DELLE LETTERE, TEMA: LETTERA DI SCUSE.

C’È TEMPO FINO AL 30 GIUGNO PER PARTECIPARE.

 

Scusarsi per tracciare un percorso nuovo, per rimediare ad un torto fatto, per liberarsi di  cose non dette: è questa la sfida lanciata dal comitato artistico del Festival delle lettere per l’edizione 2013. Un tema, quello della Lettera di scuse, ricco di spunti, che diventa occasione di riflessione. L’intento è sempre quello di stimolare il confronto con la pagina bianca, forti della convinzione che un testo scritto a mano contenga sempre una riflessione e costituisca una traccia, un segno di sé irriproducibile e unico, veicolo di emozioni profonde. Un tema, quello della scrittura, spesso al centro di dibattiti come dimostra la recente inchiesta del DailyMail, nonché l’originale copertina, interamente scritta a mano, pubblicata di recente dello storico quotidiano tedesco Bild, per protestare verso l’ uso sempre più totalizzante di computer e sms.
 

 

Lincoln

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Lincoln, l’alieno che scese sulla terra (e la cambiò)
di Elisa Battistini

Lincoln è un alieno che conosce gli uomini, legge i loro pensieri, manovra le loro debolezze. Il 16° presidente degli Stati Uniti sembra arrivato da un altro pianeta per essere l’interprete di una volontà superiore. Si materializza come evento della Storia, capace di usare ogni mezzo per avverare quell’ineluttabile che gli uomini comuni non hanno neppure la capacità di concepire possibile. Vero Principe machiavellico, come ha giustamente sostenuto sul Fatto Maurizio Viroli, o hegeliano individuo cosmico-storico, l’uomo che ha abolito la schiavitù per Steven Spielberg è l’incarnazione dello spirito della politica nobile, quella che osa portare la realtà in una terra ignota e più avanzata in nome del bene comune.

Il regista di Salvate il soldato Ryan – richiamato nella prima, feroce, scena iniziale di Lincoln – realizza un raffinato film-trattato su cosa significhi comandare quando si ha a cuore non il proprio destino individuale, ma ciò che è giusto e che quindi, solo, può riportare l’armonia in una società in guerra.

 

 

Chi ha visto il vento?

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Chi ha visto il vento?
Né te, né io;
ma quando le foglie appese tremolano,
il vento sta passando.

Chi ha visto il vento?
Né te, né io;
Ma quando gli alberi chinano
la loro chioma,
il vento li sta attraversando.
 

            - Christina Georgina Rossetti

 

Rinascita

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Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile.

E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta; la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto,
vedemmo il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

Ghiannis Ritsos

Pietre Ripetizioni Sbarre, Crocetti Editore, 2004. Traduzione di Nicola Crocetti

 

La Speranza non é in vendita

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Finché c'é vita c'é speranza.

Il detto é molto antico ma vero solo per metà. Non basta infatti essere vivi per sperare: bisogna anche credere nella giustizia e impegnarsi a costruirla.

Non c'é speranza senza speranza di giustizia.

In un mondo d'ingiustizie sempre più intollerabili, la speranza rischia di diventare un bene alla portata di pochi. Vogliamo dire no a questa "falsa" speranza, esclusiva, fondata sulla disperazione degli esclusi. Ma sopratutto vogliamo esortare a costruire la speranza vera, la speranza di tutti.

E' un compito che richiede molto impegno. Non é sufficiente indignarsi, riempire le piazze, esibire mani pulite, un profilo morale trasparente. L'etica individuale é la base di tutto, la premessa per non perdere la stima di sé. Ma per fermare il mercato delle false speranze bisogna trasformare la denuncia dell'ingiustizia in impegno per costruire la giustizia.

 

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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