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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

Per me la scrittura ...

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"Per me la scrittura é sempre stato il contrario del lavoro. Io facevo un lavoro che é stato per molti anni un lavoro manuale che si mangiava tutta la mia giornata -  ho fatto per quasi vent'anni il mestiere di operaio - e la scrittura stava messa nella nicchia, in una nicchia di scampo, in un pezzetto di tempo salvato alla fine della giornata. Stava messa proprio come a contrappeso a dare giustificazione o ad essere il tempo salvato di quella giornata."

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=26

 

 

Non é mancanza, é presenza

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Parlo con Rafaniello*, oggi abbiamo tempo, non vi viene la mancanza del paese vostro, chiedo.

Il suo paese non c'é più, non ci sono rimasti i vivi e neppure i morti, li hanno fatti sparire tutt'insieme: "Non sento la mancanza, dice, sento la presenza. Nei pensieri o quando canto, quando aggiusto una scarpa, sento la presenza del mio paese. Mi viene a trovare spesso, ora che non ha più un posto suo.

Dentro la chiamata dell'acquaiuolo che sale col carretto sopra Montedidio a vendere l'acqua zurfegna*, solforosa nelle terracotte, pure dalla sua voce mi arriva qualche sillaba del paese mio".

 

 

Welcome to Spoon River

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Il Reverendo Lemuel Wiley

Predicai quattromila sermoni,
condussi quarante revivals,
e battezzai molti convertiti.
Eppure nessuna mia azione
brilla più fulgida nel ricordo del mondo
e nessuna é a me più cara:
guardate come salvai i Bliss dal divorzio
e tenni i bambini lontani dalla sventura
perché crescessero uomini e donne morali,
felici essi stessi, un vanto per il villaggio.

(segue ...)

 

Obbedienza e libertà

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In questo mondo che passa, e passando consuma ogni cosa; in questo mondo che ora fa gioire per il semplice fatto di esserci, ora gemere di rabbia e di dolore come schiavi alla catena; in questo mondo teatro dell'essere e del nulla, libera scelta e cieco destino, allegria della mente e disperazione dell'anima; in questo mondo di fantasmi e di poesia, io non conosco nulla di più grande del bene.

Se c'è una dimensione nella quale é possibile non dico superare, dico per lo meno sopportare, il fluire inesorabile di esseri viventi che nascono e muoiono, tutti necessariamente incatenati alla brama di cibo e di orgasmo e di un posto sul palcoscenico per poter essere qualcuno e ricever così la propria dose di applausi e di denaro, questa dimensione, sola possibile liberazione dai morsi della triplice catena, é il bene. Chi fa il bene si libera, almeno per un po', dalla catena alimentare, sessuale, sociale; chi no, no. Rimane servo.

 

 

Anand Nagar

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Qualche giorno prima, scendendo dal treno, Paul Lambert* era andato a far visita al vescovo di Calcutta. Questi abitava in una bella casa di stile coloniale circondata da un vasto giardino in un quartiere residenziale. Era un angloindiano di una cinquantina d'anni, dall'aspetto maestoso nella sua tonaca bianca. Portava una calotta viola e l'anello episcopale di ametista al dito.

"Sono venuto a vivere con i poveri" gli aveva detto semplicemente il sacerdote francese. "Non stenterà a trovarli" aveva sospirato il prelato. "Purtroppo qui ci sono poveri dappertutto". E aveva dato a Paul Lambert due righe di raccomandazione per il parroco della parrocchia di un quartiere popolare dall'altra parte del fiume.

 

Un orto benedettino

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Un orto benedettino?

Regalatevi almeno una volta nella vita l'esperienza di andarci a camminare. In silenzio, da soli.

C'é una cura, tutta benedettina, nel fare le cose, che anche nell'orto diventa evidente e visibile. Fare bene le cose perché qui il labora é sempre anche un ora, un ringraziamento gioioso. E' fatto di gesti e opere concrete, ancora prima che di parole verso i doni del Creato.

 

 

Le parole e il silenzio

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(...) Monte Oliveto ha il suo rumore: il vento.

Vetno sui cipressi del viale che dall'ingresso, dove c'é il ristorante e il parcheggio per i visitatori, conduce giù veso l'abbazia e, accanto, alla foresteria. Venti che, quando sali nella cella che ti viene destinata al primo piano, senti che si azzuffano nella vallata che sprofonda rapida. Refoli che si inseguono veloci lungo i colli brulli delle crete dove il grano, il vigneto, l'ulivo cedono il passo al pascolo. Di tanto in tanto, all'inizio di qualche strada sterrata al lato di quella che porta all'abbazia, vedi un annuncio che propone il "pecorino delle crete" prodotto dai pastori di qui. (...) Vedo l'elenco di nomi e ripenso all'incontro di Poggibonsi sullo spaesamento.*

Mi balena in testa che, tanto per cominciare, per difendersi dallo spaesamento occorrerà da parte di tutti, o almeno di molti, imparare di nuovo a dare i nomi precisi alle cose. I nomi esatti ai gesti, ai lavori, ai luoghi. A quanto prova il cuore e a quanto passa per la testa.

 

 

Cambia, todo cambia

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Cambia ciò che é superficiale,
e anche ciò che é profondo
cambia il modo di pensare
cambia tutto in questo mondo.

Cambia il clima con gli anni
cambia il pascolo il pastore
e così, come tutto cambia,
che io cambi non é strano.

Cambia il più prezioso brillante
di mano in mano il suo splendore
cambia nido l'uccellino
cambia il sentimento degli amanti.

Cambia, tutto cambia ...

Leggi il testo in lingua originale

 

 

Scialla!

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SCIALLA!

Espressione tipica del gergo giovanile romano per intendere “lascia stare”, “stai tranquillo”, “calma”, “non t’agitare”, è una commedia dolceamara sulle disillusioni di una generazione (quella dei 50/60enni) costretta a confrontarsi con gli stili di vita di adolescenti con pochi valori, punti di riferimento, ideologie ed utopie. Uno sguardo onesto e sincero sui rapporti intergenerazionali tra quelli che oggi sono padri irresponsabili e figli che si sentono troppo adulti. 

 

 

Mappa, di Wislawa Szymborska

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Piatta come il tavolo

su cui é posata

sopra di lei niente si muove

né muta posto.

Sopra di lei il mio respiro umano

non crea vortici d'aria

né sfuma affatto i suoi nitidi colori.

Perfino i mari sono sempre amichevolmente turchini

sui suoi bordi sdruciti.

Qui tutto é piccolo, accessibile, vicino.

 

 

Reciprocità

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Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su Poesie.

Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristeze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi venduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contibuto dei piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all'improvviso ci destano da sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L'inspirazione e l'espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto, l'odio dell'odio.
Perché alla fin fine c'é l'ignoranza dell'ignoranza.
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

Una delle ultime poesie a cui Wislawa Szymborska lavorava.

Ciao, a lunedì!

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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