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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie
Racconti e Poesie

Foglietto illustrativo

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Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all'udienza,
incollo con cura le tazze rotte -
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
mandarmi giù con un sorso d'acqua.

 

 

Da domani mi alzo tardi

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Anna e Massimo, e la loro storia d’amore.

Un romanzo autobiografico che rivela l’intensa felicità e sofferenza di una coppia, una storia che potrebbe riguardare chiunque se non fosse che l’autrice è Anna Pavignano, grande sceneggiatrice cinematografica, e lui è l’indimenticato Massimo Troisi.
Il pretesto è il ritorno alle scene di Massimo ma la realtà è che vuole raccontarci di lei, di lui e di quel pezzo di vita vissuto insieme, nel tentativo di rimettere in asse episodi, caratteri, ingiustizie.

Non ci risparmia nulla dei suoi sentimenti. In un passaggio dice:
“Non è facile andare a mettere le mani in cose messe via da tempo. Sembra di afferrare qualcosa di leggero e invece pesa, lo credi vuoto e invece è ancora pieno. E’ quasi un tormento, ogni volta, avvicinarsi a quella specie di pozzo senza fondo che è una storia d’amore. Anche se credevi che tutto fosse stato dimenticato. Proprio perché credevi che tutto fosse stato dimenticato. A parlare dell’amore passato le bisce nella pancia, coi loro balletti, mi danno un bruciore che somiglia alla paura per l’imminenza di un pericolo. Come a levare un mattone che sta alla base di un edificio per studiarne la forma e la consistenza. Paura che crolli tutto.”

 

Così, in un parco di Milano, conobbi Dario

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Ho compiuto 83 anni. Non sono per niente stanca. In questo periodo si lavora poco in teatro. Qualcosa devo pur fare. M’è venuta voglia di fissare avvenimenti lontani che hanno avuto importanza estrema nella mia vita. Ecco, lascio che il cervello spinga le dita a battere sulla tastiera del mio adorato computer, senza interferire. Facciano loro. Sto preparando per la Einaudi 18 nostre commedie inedite. E’ una bella lavorata che faccio con ardore. Tutta la mattina per loro. Poi me ne vado al mare e a giocare a burraco.

Sono nata figlia d’arte: famiglia di attori. I capostipite dei Rame risalgono alla fine del ’600, nel pieno fiorire della Commedia dell’Arte. Quando sono venuta al mondo il gruppo era formato da due famiglie: la mia e quella dello zio Tommaso. Sette femmine e tre maschi. Mio padre era il capocomico ma chi decideva sulle questioni fondamentali era mia madre Emilia. Questo suo ruolo si distingueva dal mazzo di chiavi che le pendeva dalla cintura. In casa teniamo ancora una grande sua foto degli anni ’20: una donna alta, slanciata, volto aristocratico issato su un lungo collo, cappelli ampi di gusto francese, abiti che si confezionava da sé e le conferivano un’eleganza straordinaria.

 

Una poesia di Osho

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Dopo un po’
impari la sottile differenza tra
tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non e’ appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non e’ sicurezza.
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti e la grazia di un adulto,
non con il dolore di un bambino.
E impari a costruire le tue strade oggi
perché il terreno di domani e’ troppo incerto per fare piani.
E impari che il sole scotta se ne prendi troppo,
perciò pianta il tuo giardino e decora la tua anima invece
di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare
che sei davvero forte
che vali davvero.

 

Commento:

dopo un po'... a volte dopo molto, molto tempo.

Bentornati!

Buon Mese di Settembre!

 

 

Per me la scrittura ...

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"Per me la scrittura é sempre stato il contrario del lavoro. Io facevo un lavoro che é stato per molti anni un lavoro manuale che si mangiava tutta la mia giornata -  ho fatto per quasi vent'anni il mestiere di operaio - e la scrittura stava messa nella nicchia, in una nicchia di scampo, in un pezzetto di tempo salvato alla fine della giornata. Stava messa proprio come a contrappeso a dare giustificazione o ad essere il tempo salvato di quella giornata."

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=26

 

 

Non é mancanza, é presenza

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Parlo con Rafaniello*, oggi abbiamo tempo, non vi viene la mancanza del paese vostro, chiedo.

Il suo paese non c'é più, non ci sono rimasti i vivi e neppure i morti, li hanno fatti sparire tutt'insieme: "Non sento la mancanza, dice, sento la presenza. Nei pensieri o quando canto, quando aggiusto una scarpa, sento la presenza del mio paese. Mi viene a trovare spesso, ora che non ha più un posto suo.

Dentro la chiamata dell'acquaiuolo che sale col carretto sopra Montedidio a vendere l'acqua zurfegna*, solforosa nelle terracotte, pure dalla sua voce mi arriva qualche sillaba del paese mio".

 

 

Welcome to Spoon River

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Il Reverendo Lemuel Wiley

Predicai quattromila sermoni,
condussi quarante revivals,
e battezzai molti convertiti.
Eppure nessuna mia azione
brilla più fulgida nel ricordo del mondo
e nessuna é a me più cara:
guardate come salvai i Bliss dal divorzio
e tenni i bambini lontani dalla sventura
perché crescessero uomini e donne morali,
felici essi stessi, un vanto per il villaggio.

(segue ...)

 

Obbedienza e libertà

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In questo mondo che passa, e passando consuma ogni cosa; in questo mondo che ora fa gioire per il semplice fatto di esserci, ora gemere di rabbia e di dolore come schiavi alla catena; in questo mondo teatro dell'essere e del nulla, libera scelta e cieco destino, allegria della mente e disperazione dell'anima; in questo mondo di fantasmi e di poesia, io non conosco nulla di più grande del bene.

Se c'è una dimensione nella quale é possibile non dico superare, dico per lo meno sopportare, il fluire inesorabile di esseri viventi che nascono e muoiono, tutti necessariamente incatenati alla brama di cibo e di orgasmo e di un posto sul palcoscenico per poter essere qualcuno e ricever così la propria dose di applausi e di denaro, questa dimensione, sola possibile liberazione dai morsi della triplice catena, é il bene. Chi fa il bene si libera, almeno per un po', dalla catena alimentare, sessuale, sociale; chi no, no. Rimane servo.

 

 

Anand Nagar

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Qualche giorno prima, scendendo dal treno, Paul Lambert* era andato a far visita al vescovo di Calcutta. Questi abitava in una bella casa di stile coloniale circondata da un vasto giardino in un quartiere residenziale. Era un angloindiano di una cinquantina d'anni, dall'aspetto maestoso nella sua tonaca bianca. Portava una calotta viola e l'anello episcopale di ametista al dito.

"Sono venuto a vivere con i poveri" gli aveva detto semplicemente il sacerdote francese. "Non stenterà a trovarli" aveva sospirato il prelato. "Purtroppo qui ci sono poveri dappertutto". E aveva dato a Paul Lambert due righe di raccomandazione per il parroco della parrocchia di un quartiere popolare dall'altra parte del fiume.

 

Un orto benedettino

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Un orto benedettino?

Regalatevi almeno una volta nella vita l'esperienza di andarci a camminare. In silenzio, da soli.

C'é una cura, tutta benedettina, nel fare le cose, che anche nell'orto diventa evidente e visibile. Fare bene le cose perché qui il labora é sempre anche un ora, un ringraziamento gioioso. E' fatto di gesti e opere concrete, ancora prima che di parole verso i doni del Creato.

 

 

Le parole e il silenzio

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(...) Monte Oliveto ha il suo rumore: il vento.

Vetno sui cipressi del viale che dall'ingresso, dove c'é il ristorante e il parcheggio per i visitatori, conduce giù veso l'abbazia e, accanto, alla foresteria. Venti che, quando sali nella cella che ti viene destinata al primo piano, senti che si azzuffano nella vallata che sprofonda rapida. Refoli che si inseguono veloci lungo i colli brulli delle crete dove il grano, il vigneto, l'ulivo cedono il passo al pascolo. Di tanto in tanto, all'inizio di qualche strada sterrata al lato di quella che porta all'abbazia, vedi un annuncio che propone il "pecorino delle crete" prodotto dai pastori di qui. (...) Vedo l'elenco di nomi e ripenso all'incontro di Poggibonsi sullo spaesamento.*

Mi balena in testa che, tanto per cominciare, per difendersi dallo spaesamento occorrerà da parte di tutti, o almeno di molti, imparare di nuovo a dare i nomi precisi alle cose. I nomi esatti ai gesti, ai lavori, ai luoghi. A quanto prova il cuore e a quanto passa per la testa.

 

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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