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di Valeria Ballarati

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Racconti e Poesie

Il Presepe privato

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È Natale e sui Navigli, come in centro a Milano, non si riesce più a entrare nei negozi: i magri o i lauti stipendi consentono a tutti una ressa ingenerosa alla ricerca di una felicità che non c'è, o che almeno non si compra.

Io quest'anno ho spento le candele: tutti mi hanno invitato, ma quella notte non farò nulla di diverso, nulla che io non faccia sempre, proprio come quando ero bambina; al limite si cambiava stanza, si andava dalla camera al tinello per vedere se era arrivato Gesù, e per mangiare il panettone, che allora si chiamava "el pan de Toni"...

Ma oggi Milano si affanna a cambiare faccia, ad abbattere le nostre vecchie dimore per apparire moderna, così i rifacimenti delle case hanno abbattuto anche noi, gli anziani. C'è una bella poesia dialettale che dice "fai piano, ogni volta che dai un colpo al muro lo dai al mio cuore...".

 

Scrivere un curriculum

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Che cos'é necessario?

E' necessario scrivere una domanda, e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale, e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli, cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

(da "Vista con granello di sabbia", Wislawa Szymborska)

 

 

Commento:

Quando io sono in difficoltà cerco la poesia, mi rifugio nel bello.

Leggo una poesia e la mia prospettiva cambia.

Buon inizio di settimana a tutti!

 

Io vorrei ... non vorrei ... ma se vuoi

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Dove vai quando poi resti sola
il ricordo come sai non consola

Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio

E da allora solo oggi non farnetico più
a guarirmi chi fu
ho paura a dirti che sei tu

Ora noi siamo già più vicini
Io vorrei non vorrei ma se vuoi

 

             Come può uno scoglio
             arginare il mare
             anche se non voglio
             torno già a volare 

 

Polvere

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Quando gli abitanti di un villaggio della Palestina chiesero al rabbi Yehuda Hanassi di inviare loro per maestro uno dei suoi migliori allievi, questi raccomandòloro rav Levi, profondo erudito e brillante oratore.

Il nuovo maestro arrivò e la folla lo ricoprì di elogi, facendolo salire su un palco dal quale pronunciare il suo primo discorso di Torà (Legge). Ma quando rav Levi volle aprire bocca non ne uscì neppure un suono. Il suo cervello era vuoto. La folla cercò di incoraggiarlo con qualche domanda, ma Levi restò muto. 

Confuso ed umiliato tornò dal suo maestro e raccontandogli l'accaduto aggiunse delle parole simili a queste: "Rabbi, mi rendo conto adesso che al momento di salire sul palco ho provato un soffio di fierezza che ha cancellato tutte le mie conoscenze di Torà".

E' bastato un piccolo inorgoglimento, un soffio di fiato tirato a sollevare il petto in alto e tutta una vita di studio si é ammutolita.

Maestro é chi recide ogni giorno il prepuzio di orgoglio che ricresce sulla lingua di chi parla da un pulpito.

Già il Trattato dei Padri, nel Talmud, insegna: "Non fare delle parole della Torà una corona per te ingrandendoti con esse".

La vicenda di rav Levi mostra che la conoscenza delle scritture sacre non é un possesso neanche dei maestri. Essi la possono soltando ospitare e tutto il loro studio non é che il tappetino di ingresso. La Torà non varca la soglia di chi non l'abbia ben ripulito ogni giorno dalla polvere dell'orgoglio.

 

E' un brano tratto da Alzaia, di Erri De Luca   

 

Nota: bell'insegnamento. Grazie.

 

Buste dipinte al festival delle lettere

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24 buste divenute opere d’arte ispirate al tema della settima edizione del Festival delle Lettere, lettera di dimissioni, saranno esposte allo Spazio Oberdan di Milano dal 3 all’8 ottobre, grazie alla collaborazione della Provincia di Milano.

E’ questo il primo appuntamento del Festival delle Lettere 2011, un calendario ricco di eventi dalla forte componente emozionale.

 

L’universalità della lettera, vero imprescindibile valore di questo mezzo di comunicazione, è più che mai vivo in Italia. A testimonianza di questo ci sono le 2432 lettere ricevute nel corso della settima edizione del Festival delle Lettere.

La lettera, quella scritta a mano in modo particolare, riesce a far emergere i sentimenti di un popolo che ancora si emoziona e sogna con la passione di sempre e che ama scrivere, affidando ad una busta il compito di custodire le proprie parole. Ecco allora che anche una semplice busta si trasforma nel veicolo di un’emozione e va onorato come tale.

 

Il più bel racconto dell'estate (per me)

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Eravamo un bel gruppo

Eravamo un bel gruppo, amalgamati da interessi condivisi, si andava qualche volta in montagna e, per allenarsi alla montagna, una volta alla settimana si andava a Busto a piedi, per allenamento. D'inverno per prepararsi a quando veniva primavera si faceva la strada dei boschi, al buio, uno seguiva l'altro vicino vicino, con gli scarponi per la montagna da ammorbidire, e durante la strada si cantavano le canzoni del Rifugio e quelle nuove che venivano dall'America, di Joan Baez dagli arpeggi nuovi e sconvolgenti.

Eravamo un bel gruppo, ragazzi e ragazze molto amici.
Una volta eravamo andati a un raduno organizzato da “MatoGrosso" a Firenze, una sfilata interminabile e infinita con un Cardinale (vestito di rosso) Americano, un Abbé Francese fondatore di un villaggio molto “in” e molti Preti vestiti in modo normale, e di tutto non capendo niente, perché eravamo lontani. La Giuditta era dal mattino che gli scappava la pipi e non c'era un posto dove farla; quando finalmente il corteo ci ha liberati e abbiamo trovato un bar non riusciva più a farla, e noi a dirle che doveva farla se no poteva finire all'ospedale, e allora noi a farla bere, e dal gran bere gli venne un singhiozzo che non si fermava più, e per fortuna che a Virginio venne in mente che suo nonno, diceva che per far passare il singhiozzo bisognava starnutire;   c'era un carrettino che vendeva i panini e che aveva il pepe: la facemmo starnutire e il singhiozzo passò.

Eravamo un bel gruppo. Si parlava di tutto, di cose di cui non ricordo una parola perchè non c'è niente da ricordare, solo che si stava bene in compagnia, era bello.

Una domenica mattina andammo in un' ”Opera Pia” di Biella.

 

I Creativi Culturali

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I CREATIVI CULTURALI: 

L'ALTRO MODI DI PENSARE E DI VIVERE  
di Erwin Laszlo  


Possiamo pensare in modi radicalmente nuovi i problemi che affrontiamo? 

La storia ci dimostra che le persone possono pensare in modi molto differenti.  C'erano, in Oriente e in Occidente, sia nel periodo classico, che nel Medio Evo ed anche nelle società moderne, concezioni molto diverse sulla società,  sul mondo, sull'onore e sulla dignità.  Ma ancora più straordinario è il fatto che anche persone moderne delle società contemporanee possano pensare in modi diversi.  Questo è stato dimostrato da sondaggi di opinioni che hanno indagato su cosa i nostri contemporanei pensano di loro stessi,  del mondo e di come vorrebbero vivere ed agire nel mondo.
 
Una recente indagine della popolazione Americana ha dimostrato modi di pensare e di vivere molto differenti. Questo è molto importante per il nostro comune futuro, poiché è molto più probabile che alcuni modi di pensare preparino il terreno per uno scenario positivo piuttosto che altri.  

 

Le cose che ho imparato della vita

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“Io non so dire con parole diverse quello che ho scritto in una poesia. Quando la spieghi la poesia diventa banale. Meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che la poesia può svelare ad un animo predisposto a riceverle”.  Pablo Neruda

Ci sono dei momenti in cui la poesia é necessaria.

Ciao. Sono tornata.

 

Le cose che ho imparato della vita
di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

 

Di nuovo Buonasera 2011

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Anche questa sera fingerò per amore” comincia con una bella frase e una canzone il fortunato spettacolo di Gigi Proietti a Roma di nuovo Buonasera a tutti 2011, é l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva.
L’avevamo visto due anni fa ma é bello rivederlo, anche dall’alto della galleria, “dove ce stanno quelli che pagheno de meno” ma solo perché erano gli ultimi posti disponibili.

Ci piace vedere la sua “contaminazione di generi” che va dalla recita delle poesie, al sonetto del Belli, dagli accenni scherzosi alla sua scuola di teatro al Brancaccio (soffiatagli da sotto il naso da Maurizio Costanzo) alle vecchie canzoni romanesche, cantate da Gabriella Ferri e Lando Fiorini, che danno una connotazione romantico-nostalgica allo spettacolo, gradita e apprezzata visti gli applausi.

E’ il suo modo speciale di raccontare e fare l’avanspettacolo, come tiene il palco e muove con grazia le mani, le espressioni del viso (un po’ distanti stavolta!) le barzellette, lo sketch di Dino Verde del Guardiano del Cimitero, la satira elegante nella Signora delle Camelie, la spiegazione della “carrettella” attraverso il monologo dell’Otello, che ti fanno sembrare d’essere ad una riunione serale tra amici.

 

Le sante dello scandalo

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Le Sante dello Scandalo è un libro meraviglioso.

Attraverso le sue conoscenze linguistiche, la sua cultura e la sua sensibilità Erri De Luca interpreta le Sacre Scritture rimettendo forse in asse i ruoli delle cinque donne citate dall’Evangelista Matteo all’inizio del Nuovo Testamento.

E’ singolare ritrovare nomi femminili proprio in quel punto: singolare per la discendenza narrata, totalmente maschile, per il tipo di testo, per l’epoca,  la posizione subordinata delle donne del tempo.

Può darsi che l’autore abbia pensato che era il momento. Io l’ho sentito come un regalo.

Un regalo prima di tutto a loro – Tamar, Rahav, Rut, Bat-Sheva Betsabea e Miriam Maria - ma esteso di riflesso ad ogni donna, una sorta di riscatto storico nei tempi in cui l’argomento è così dibattuto, in cui fioriscono iniziative per la categoria femminile che sembra essersi avviata al suo percorso di consapevolezza.

E’ anche vero che la considerazione che ci viene dimostrata di questi tempi rassomiglia ancora molto ad una prova generale,  ad un nuovo vestito o ad un premio di consolazione più che al raggiungimento di uno status vero e proprio …

Gli uomini non sembrano pronti a guardare le donne come “esseri a loro pari”. Del resto le hanno sempre viste all’interno di ruoli che le sminuivano o le innalzavano, mai ad un livello paritario.

 

La caverna di Psiche

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(...)

Nell'uomo esiste invece, accanto a moltissimi altri, il sentimento della tristezza e quello più leggero della melanconia. Viene naturale pensare che abbia un rapporto con la morte, con la consapevolezza del nostro limite temporale che gli altri esseri viventi non sono in grado di percepire.

Io non credo però che sia il pensiero della morte a creare tristezza dentro di noi. Può creare paura, angoscia, bisogno di sfuggire in qualche modo da quella minaccia, ma non tristezza. Chi riesce ad accettare il pensiero della morte come inviolabile legge di natura, non per questo mette in fuga la tristezza.

Leopardi conta la tristezza del passero solitario pensando alla propria solitudine, non alla morte. E così lo sguardo melanconico delle Madonne del Botticelli o dei giovani del Tiziano e di Lorenzo Lotto. Non c'é paura in quegli occhi. C'é rimpianto. La tristezza é dunque un rimpianto? Di che cosa?

 


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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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