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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... Come é cominciata.

The making of ... Come é cominciata.

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Quando ho cominciato a desiderare di realizzare un film avevo un’idea di fondo.

Quest’idea di fondo nel tempo è cambiata e oggi non somiglia nemmeno più all’idea iniziale, che era in effetti quella buona: una fiction a puntate.

L’autonomia nello scrivere è una cosa ma nel tempo ho capito che per concretizzare avrei avuto bisogno di aiuto, e ho quindi cominciato a chiederlo.

Quando qualcosa di bello viene al mondo è sempre merito di almeno due o più persone che ci credevano, che ne avevano un’idea, e con un pizzico di fortuna è andato tutto bene nelle diverse fasi della realizzazione perché era la cosa giusta da fare.

Sapevo che avrei avuto bisogno del lavoro di tante persone. Non sapevo invece se il progetto avrebbe trovato accoglienza. Ma poiché da qualcuno doveva pur partire, e dato che io volevo scriverlo, intanto l’ho scritto.

Scrivere è qualcosa di molto fisico, come dicevo l’altra volta.

Quando scrivo, a causa della tensione emotiva alla quale sono sottoposta, per rilassarmi ne faccio di ogni: mangio senza controllo, bevo di continuo - prevalentemente caffè che mi stronca lo stomaco – ma anche tisane qualsiasi, orzo, menta in foglie, acqua del rubinetto. Inoltre, durante la scrittura, posso scoppiare improvvisamente a piangere, o a ridere, vomitare, pregare, prendere i fiori di Bach, metter su un disco e cominciare a ballare, e poi ancora mandare baci, fare docce a ripetizione per sentire meno freddo, o per avere meno caldo, lavare una pentola per distrarmi, bere vino rosso bianco e rosato, cercare per tutta casa un oggetto, che quando serve non lo trovi mai, o stare per un certo tempo sotto la coperta, alla ricerca di un minimo di conforto fisico ed emozionale.

Tutto attorno è il caos. Mi faccio invitare a pranzo e cena, correndo via come una maleducata appena ingollato il cibo; lascio la casa alla deriva e gli animali orfani, fiori e piante disidratate, il frigo vuoto e mia figlia attaccata al cellulare non-stop … tutto questo non senza sentirmi in colpa. Mio marito mi sopporta. Torna dal lavoro, vede, e con lo sguardo dell’amore mi canzona. Sa che scrivere mi rende felice (con tutte le inadempienze del caso) e per questo mi sopporta. Una faticata.

Scrivere è una faticata.

La storia nasce circa dieci anni fa quando decisi di scrivere una specie di soggetto. In seguito lo cambiai diverse volte, se non andava lo modificavo di nuovo, e quand'anche ero quasi soddisfatta trovavo che fosse ancora da variare. Ad ogni modo non appena la prima stesura fu pronta partecipai ad un premio per esordienti: non lo degnarono di uno sguardo! Non avevano colpe, in effetti: non era né bello né ben fatto, ma soprattutto non era il premio adatto. E allora perché lo avevo mandato? Per impazienza? Per provare? Per vedere di nascosto l’effetto che fa ? Lo cambiai di nuovo.  

Sottraendo testi e aggiungendone altri anche la seconda stesura fu pronta e questa volta volevo mandarla all’estero, forse avrebbe avuto più fortuna. Tradotta amichevolmente in francese – 300 euro per 30 pagine - dalla cara Mylène* presi coraggio, feci la fila alla posta e inviai il plico a Gaumont che rispose testualmente: “Non é stato sviluppato in una maniera sufficientemente cinematografica.” E te credo! Chi aveva mai studiato sceneggiatura? Chi sapeva niente di script, personaggi, esplorazione circolare del valore? Avevo di nuovo bisogno una mano … (segue)

V.

"Gli scrittori sono degli istrioni. Li delizia presentare le cose in forma attraente, piacevole, perché il pubblico o il lettore trasaliscano per la sorpresa, prestino attenzione e si divertano."

Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo


* Mylène era una mia cliente, a quel tempo avevo un negozio di prodotti bio e commercio equo e solidale.

 

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"Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte."

Kahlil Gibran

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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