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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... Primo compito nel corso

The making of ... Primo compito nel corso

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Salvatore ci ha assegnato il primo compito. Si chiama “Le parole che non ti ho detto”.

Possiamo scegliere l'argomento ma deve riguardare il bisogno di dire cose che non abbiamo mai detto a una certa persona. Dice di essere spietati. Ci ho pensato, ne ho un paio in sospeso.

Alla fine ho scelto.

V.

COMPITO 1 – LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO.

Ally e Molly erano arrivate insieme. Una conoscente le aveva notate nella vetrina di un negozio d’animali e sapendo che desideravamo un altro cane – avevamo già Nerina, uno spinone trovatello - me le aveva portate da vedere. Di pochi mesi, razza indefinita, Molly aveva grandi occhi scuri e un morbido peluccio nero mentre Ally era singolare con buffi occhi sporgenti, ispido pelo sale e pepe e una codina arrotolata, proprio come un maialino.

Stava li ad attendeva che decidessi quale delle due tenere. Non riuscivo. Come si può scegliere tra due Esseri viventi? Decisi di tenerle entrambe.

Erano una gioia. Due teneri tesori curiosi, e Nerina era diventata la balia.

Passato un anno venne il momento di sterilizzarle. Le portai dal veterinario, insieme, lasciandole alle nove di mattina senza pensieri e rassicurata dalle sue parole. Dopo tre ore ero di nuovo là per riprenderle. Mentre Molly era certamente provata dall’operazione ma tutto sommato stava bene, Ally non era più la stessa. Il pelo sbiancato, il suo nascondersi e tenere lo sguardo basso, l’allontanarsi con andatura barcollante e il non voler nessuno vicino mostravano che qualcosa di terribile le era accaduto.

Capire fu scioccante. Era tardi anche per porre rimedio: quanta paura e attesa nel dubbio di conoscere la sua sorte. Perché le avevo abbandonate? Chi era l’uomo che le teneva in gabbia? Perché aveva preso Molly? E lei, che fine avrebbe fatto? Mi resi conto della superficialità con cui avevo agito. Avevo sbagliato. Stupidamente mi ero fidata del veterinario quando non avrei dovuto lasciarle sole in quell’ambiente che non conoscevano, con persone estranee, in una situazione che avvertivano di pericolo.

Gli animali non sono diversi da noi. Provano i nostri stessi sentimenti, s’impauriscono, hanno bisogno di conforto quanto noi, ancor più se gli imponiamo “le nostre scelte”, opzioni che in Natura non sarebbero possibili. Era venuta con me perché si fidava. Mi avrebbe seguita ovunque con la certezza che non sarebbe accaduto niente di male perché c’ero io. E io … le avevo causato lo shock più grande della sua vita.

Facciamo cose tremende. Succede perché non ci soffermiamo abbastanza a pensare cosa comportano le nostre azioni, quali sono le implicazioni e le conseguenze.

Non importa cosa ci dicono gli altri: dobbiamo pensare da soli a cosa ci va bene, quali cazzi possiamo sopportare noi e i nostri cari, in base a come siamo fatti.

Ally non si è mai più ripresa.

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO: "Ally tesoro, mi dispiace tanto aver tradito la tua fiducia. Ho visto nei tuoi occhi il terrore, la delusione, perché ti avevo fatto questo. Non ti sei più ripresa e neanch’io.”

Nota: nello scrivere ho pianto tutte le lacrime che serbavo da allora. Mi dispiace anche per voi, se vi ho reso tristi.

 

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"Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte."

Kahlil Gibran

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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