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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... un passaggio del romanzo

The making of ... un passaggio del romanzo

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(…)

Stagni, acquitrini e corsi d’acqua erano ecosistemi definiti e autosufficienti, come Universi in miniatura. Nell’osservarli rifletteva sull’importanza della biodiversità e della necessità di conservarla. Notava con interesse come fosse equilibrata la convivenza delle piante palustri e dei piccoli animali che vi abitavano. Sembrava avessero raggiunto un accordo sulla suddivisione dei compiti e la scelta era stata compiuta in base della specifica funzione biologica di ognuno.

La ripartizione delle mansioni in uno stagno seguiva poche semplici regole: meno della metà d’acqua di superficie era ricoperta di fogliame, salvo che non si trovasse all’interno di un bosco, protetta dalle fronde degli alberi, nel qual caso diradava. La copertura evitava che le radiazioni solari surriscaldassero l’acqua e le alghe proliferassero troppo. Fondamentale alla vita erano invece le piante con funzione ossigenante, che ricoprivano la metà del fondale. Quasi tutte le piante sommerse, come l’Elodea con le sue radici ben radicate sul fondo, sottraevano i sali minerali di cui le alghe si nutrivano e fornivano ossigeno ai microrganismi che decomponevano le sostanze organiche, così da mantenere la limpidezza dell’acqua.

Una parte dello stagno era poi ricoperta di piante galleggianti. La robusta e rigogliosa Pistia, i Giacinti d’acqua viola, l’Eleocaris o l’Egeria mostravano la loro presenza attraverso piccole infiorescenze sporgenti e delicati fiori bianchi appena sopra il pelo d’acqua. Le loro radici fluttuanti filtravano e assorbivano le sostanze inquinanti offrendo rifugio agli avannotti, ai girini, ai piccoli insetti e agli altri animali che avevano bisogno di riparo.

Sui bordi prosperavano piante dalle radici poco profonde e dalle diverse funzioni: le Calle raccoglievano l’umidità diffusa, le foglie di Menta acquatica mosse dal vento sprigionavano un aroma caratteristico dolce e intenso, l’Iris abbondante di vari colori conferiva una certa festosità ed eleganza, insieme ai muschi e alle lattughe d’acqua, che rendevano alcune delle superfici morbide e vellutate.

Il popolo dell’acqua si componeva di rane, rospi, avannotti, pesci adulti, libellule e molti insetti diversi. Vivevano tra sassi e rocce, fogliame o rami caduti, e oltre ad abitarlo mantenevano l’habitat giacché di alcune specie si nutrivano, sfoltendole. La proporzione, la convenienza virtuosa e l’armonica distribuzione dei compiti tra le parti conservavano intatto l’equilibrio del sistema proteggendo, di fatto, e senza fatica la vita di ognuno. (...)

- o -

E' stato interessante far leggere questo passaggio del romanzo ad amici e conoscenti. Serviva a capire se la scrittura era scorrevole, semplice e comprensibile. Era un pezzo che inizialmente non avevo pensato, ma mi sono trovata inavvertitamente ad ampliare - come spesso accade - perché era diventato improvvisamente utile al testo e non era logico tralasciarlo.

Sulle pagine degli addetti ai lavori si dice che non é bene anticipare le letture. Sembra possa generare inaspettate critiche, e dunque insoddisfazione e successivo scoraggiamento in chi scrive, col rischio di uno stop nocivo. A me però non é successo, ho piuttosto ricevuto pareri positivi e incoraggiamento ad andare avanti (e a sbrigarmi pure!) quindi sono fiduciosa nel farlo leggere anche qui.

Trovo interessante scrivere anche per la possibilità di ricerca che implica. Non conoscere l'argomento del quale ti trovi improvvisamente a parlare é di stimolo alla verifica e al controllo. L'apprendimento ne guadagna, la curiosità personale è soddisfatta e ciò permette di aggiungere di particolari al testo. Per descrivere il paragrafo sopracitato mi sono infilata nel trip dei laghetti da giardino: quanti tipi ce ne sono, quante piante meravigliose e profumate, così diverse tra loro.

Non è facile scrivere in modo chiaro. Soprattutto non è automatico. Si può imparare, certo, perché scrivere in maniera chiara é importante, indispensabile per raggiungere tante persone. Vi è capitato di leggere libri dove in alcuni passaggi dovevate rileggere più volte per coglierne il senso? A me si. Alla fine mi sono stufata e li ho abbandonati. Ecco, questo è quello che non deve succedere. E’ la cosa peggiore che può succedere a un libro! Come diceva anche Erri De Luca ieri sera all’incontro della Pro Loco di Roma: “un buon libro deve farmi dimenticare la fatica accumulata sul dorso durante la mia giornata da operaio, e se lo leggo mentre torno a casa in tram, stanco, con la mano appesa al corrimano, deve riuscire a farmi saltare la mia fermata. Altrimenti, per me, non é un buon libro.”

C’è un indice per calcolare la leggibilità dei propri testi: si chiama Indice Gulpease. Non lo conoscevo, l’ho trovato anch’io nelle mie ricerche.

“L'indice di Gulpease considera due variabili linguistiche: la lunghezza della parola e la lunghezza della frase rispetto al numero delle lettere. Complementare all'indice Gulpease è la valutazione del vocabolario comune utilizzato nel testo, in altre parole la 'notorietà' dei singoli termini utilizzati.” (Cit.)

E’ da notare che le due frasi qui sopra, alla verifica, danno un indice Gulpease di 44.  :-) Bassino …

E possibile attivarlo in questo modo: con il proprio file Word aperto andare su“File” + “Opzioni” + “Strumenti di correzione” + barrare la casella “mostra le statistiche di leggibilità.” Questa procedura lo rende attivo. Per verificare il proprio testo si andrà invece su “Revisione” + “Controllo Ortografia e grammatica” e al termine dei suggerimenti grammaticali proposti apparirà una mascherina contente tutti i dati relativi alla leggibilità.

Vedete se può esservi utile.  Ciao,

V.




 

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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

- See more at: http://www.paperstreet.it/cs/leggi/la-pazza-gioia-paolo-virzi.html#sthash.F3ffjhMI.dpuf

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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