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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... che-cosa vuoi farne?

The making of ... che-cosa vuoi farne?

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Più vado avanti e più il disegno si fa chiaro: questa é la premessa di oggi e ora vi dico perché.

Anche lunedì scorso le tre ore di corso sono "volate" tra letture di progetti e chiacchiere tra noi che oramai siamo una piccola comunità, anche su Wapp.

Era il turno della prima lettura delle bozze dei nostri lavori, i progetti per i quali siamo al corso, ai quali l'insegnante voleva trovare un giusto indirizzo e ragion per la quale alla fine di ogni lettura chiedeva: "Allora, che cosa vuoi farne?"

Come al solito ha tirato fuori la competenza d'ordinanza trovando soluzioni adatte a ogni singolo lavoro, in accordo con il padre/la madre dello scarrafone. Per Enzo era una raccolta di racconti brevi, una commedia per Aurora, il suo viaggio a Ustica e l'uomo degli asparagi, un bel romanzo per i flussi sulla delusione di Sara, una Sit-Com per il simpatico lavoro di Cupido e così via.


E ci ha messi in guardia, parlando di un "imbuto". L'imbuto nel quale andiamo a cacciarci se il coinvolgimento emotivo é talmente forte da influire sulla narrazione. Secondo la sua esperienza  identificare troppo i propri fantasmi poteva risultare un errore ed era invece meglio lasciare che la scrittura fluisse in maniera naturale, senza dirigerla noi da qualche parte attraverso il vissuto doloroso. Tanto i fantasmi che uno aveva dentro sarebbero venuti fuori in ogni caso: bastava aspettare.

Ci ha raccontato che nella sua vita aveva sempre scritto su commissione. Per molto tempo qualcun'altro aveva pensato a una storia e gliel'aveva commissionata - Ultimo, Gli Abbagnale etc. - e lui l'aveva fatto, portando l'ordinazione bell'e pronta per la realizzazione, ma raccontando fantasmi altrui. Ad un certo punto però aveva sentito l'esigenza di lavorare da solo, di lasciar spazio anche ai SUOI fantasmi e per questo prese la decisione di scrivere il primo libro, e poi il secondo.

In precedenza aveva scritto ugualmente, non gli era mancata la capacità di narrare, e i fantasmi suoi se ne stavano buoni buoni. Ma quando é venuta l'ora, quando forse non era più un problema raccontarli, anche i suoi hanno si sono palesati e hanno preteso il loro tempo.

Mi é tanto piaciuto ascoltare questo suo pezzo di vita. Me l'ha reso più vicino, più simile.

Ciò che gratifica in una storia é come il nostro personaggio cambia nel corso di essa. Come accetta, supera, o fà una forza di ciò che gli succede o degli errori che commette, per arrivare nuovo e migliore al termine del racconto. Che é quanto succede in pratica nella vita di tutti i giorni, alle persone di tutto il mondo. La vita ci fornisce un problema e noi ci affanniamo a risolverlo, al pari della narrazione, della storia che riempiamo di elementi, episodi ai quali cerchiamo di dare un senso ai fini del personaggio.

A questo proposito ho in effetti anch'io una novità: ho letto il mio testo. Per ultima. Con voce incerta e grandi respiri. Ma l'ho letto. Sto anch'io cambiando insieme alla mia storia. A onor del vero non ho avuto scelta: Valentina non c'era, erano quasi le nove, l'ultimo rimasto da leggere e ... volevo un parere. Non ho pensato a niente: leggevo e basta. Volevo solo arrivare alla fine.

Al termine dell'introduzione (3 pagine) mi sono fermata ma lui ha voluto leggere anche il primo capitolo (altre 2 pagine): non finiva mai ... a scriverne mi viene ancora un senso di peso al petto. Ma quando ho alzato gli occhi e visto gli sguardi dei pochi rimasti, sentito il silenzio che si era creato, bé, devo dirvi che m'é sembrato ne fosse valsa la pena. M'é parso che fosse piaciuto.

Dalla prima fila la giornalista disse che le sembrava di sentir leggere Thomas Hardy. Giorni dopo ho dovuto scriverle per richiedere di chi parlava: nella mia ignoranza non solo non avevo capito il nome ma nemmeno sapevo di chi si trattasse. L'ho trovato: potete vederlo nella foto e leggere di lui cliccando sull'immagine.

GRAZIE ma non scherziamo. Questo é un classico esempio di abbaglio. Qui ci starebbe tanto bene la frase che il Prof. Giuliano Preparata diceva scherzosamente a proposito del suo caro amico, il grande Prof. Emilio Del Giudice: "Tu dai l'ingannevole sensazione di aver compreso".

Non vi confondete.

V.

"Se Galileo avesse scritto in versi che il mondo si muoveva, forse l'Inquisizione lo avrebbe lasciato stare." Thomas Hardy

https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/la-carriera-scientifica-di-emilio-del-giudice

P.s. é bene voi sappiate che sono una fan dei Fisici Quantistici, e dell'indimenticato Prof. Del Giudice


 

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Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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