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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... la Writers room

The making of ... la Writers room

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Il Lunedì resta il giorno della settimana che preferisco. E' il giorno del corso di scrittura.

Ieri sera Salvatore Basile ha organizzato per noi una Writers Room. Abbiamo sperimentato il lavoro di gruppo, proprio come si fa in Rai per realizzare trame e sceneggiature.

Prima di iniziare ci ha spiegato cos'era una Writers room.

Ne avevo già sentito parlare. L'ho imparato mentre provavo a spedire la mia sceneggiatura alla BBC: sul loro sito c'erano indicazioni precise per partecipare alla loro "stanza della scrittura", aperta solo in alcuni periodi dell'anno e durante i quali gli esordienti potevano inviare i loro lavori. Peccato si possa usufruirne solo se residenti Uk e Ireland: in Italia non c'é niente del genere.


Una Writers Room é un gruppo di lavoro, un insieme di persone che lavorano all'unisono per portare a casa uno stesso obiettivo, ed é composta solitamente da quattro scrittori. Le figure sono precise ma intercambiabili: uno strutturalista che controlla l'esistenza degli elementi e passaggi fondamentali della storia; il creativo assoluto, l'ideatore folle, chi tira fuori idee a tutto spiano; il coraggioso che annota e sta alla lavagna, e infine un principiante, il cui compito é fare il resoconto di quanto vien detto - proprio come in una riunione di condominio - e che, giorno dopo giorno, sistema nel documentone la raccolta delle informazioni scaturite.

Salvatore sceglie gli strutturalisti, a seguire si formano i gruppi e riceviamo le poche indicazioni sulla trama: due i soggetti tra cui scegliere. Potevamo farne una commedia, un giallo, un horror, oppure quello che volevamo, per un film di 100 minuti e avendo un'ora di tempo a disposizione. Un unico avvertimento: "non venite alle mani!" che come indicazione suonava un po' strana.

Mi sono proprio divertita!

Nel nostro gruppo - Fabio, Franco, Anna ed io - ci siam fatti un sacco di risate nel tirar fuori le idee e le soluzioni per far funzionare la storia. Dopo aver deciso di convergere sulla seconda traccia Franco ha avuto subito una bella idea per il personaggio, ricordandosi di un conoscente; Fabio estrapolava di volta in volta le criticità e portava soluzioni, Anna ripassava la struttura e io scrivevo sul pc, per la lettura successiva. Mi sono trovata bene nel ruolo del principiante.

Salvatore girava per i gruppi e ascoltava. Un'ora son sembrati pochi minuti e abbiamo realizzato una commedia. Naturalmente al termine della lettura c'é stato il tocco del Maestro: "Che cosa potrebbe rendere questa commedia ancora più esplosiva?" disse. "Pensate alla negazione della negazione!" e con la solita super-idea ha caratterizzato ancora meglio il personaggio principale, una situazione centrale e anche un personaggio secondario.

Ma ... perché non dovevamo venire alle mani?

Aicia ha provato a spiegarlo con le sue parole. Lo aveva trovato un buon esercizio, propedeutico alla messa da parte del sé a favore dell'altro. Notava che tutti loro, ascoltando le indicazioni, si erano costruiti trame nelle loro teste, e avrebbero voluto realizzarle così, ma avevano dovuto fare i conti col gruppo, facendo a volte un passo indietro per lasciar spazio alle idee altrui, quando non addirittura seguirle, a discapito delle proprie.

Io son partita senza film precostituito. Lasciando aperte le possibilità automaticamente ogni idea che nasceva andava bene e l'unico lavoro da fare era svilupparla nella direzione che prendeva, scegliendo man mano tra le proposte emerse, e riconoscendo solo la più comica. Il finale, abbastanza di senso e simpatico, si é poi costruito da solo essendo la naturale conclusione romantica della storia. Mi é sembrato che anche i miei compagni non avessero difficoltà a lavorare insieme, nessuno prevaleva,  ridevamo tutti di gusto. Non saprei ricordare adesso di chi erano le idee, chi ha detto l'una o l'altra, non era importante. Le idee si sono mescolate come per una maionese (vegan!) ben riuscita.

In definitiva mi é piaciuto lavorare in gruppo. Una bella esperienza.

E a proposito di esperienze, nel fine settimana precedente il corso ho capito alcuni importanti aspetti che mi riguardano e, indirettamente, riguardano la scrittura e il tipo di approccio (e di impegno) quando scrivo. Robetta importante. E' sempre importante quando si tratta di una malattia, nel mio caso la FIBROMIALGIA.

Tranquilli, niente di grave: everything is under control ! Intanto sono contenta di poter dare finalmente un nome all'insieme di sintomi sempre diversi che non riuscivo a ricollegare l'uno all'altro. Il Dottor Gerardo Rossi, ortopedico, e la sua équipe, sono stati molto bravi con me e anche grazie al nuovo mix di Fiori di Bach che mi sono preparata dopo l'incontro, da qualche giorno mi sento molto meglio.

Un aspetto interessante della visita è stata la risonanza tra alcune zone dolenti del corpo e le emozioni che effettivamente mi riguardavano. In una correlazione tra mente e corpo riconoscevo nei punti dolorosi del fisico le emozioni che stavo provando in questo momento della mia vita, potendo ricollegarvi Fiori di Bach specifici. Mi é tornato in mente quando il Dottor Bach scrisse che era la malattia stessa a fornire l'indicazione precisa del difetto che ne era alla base - cioé dove si localizza non é casuale - e sarebbe servita a trovare la cura più appropriata, quel rimedio che avrebbe permesso di ritrovare l’equilibrio.

Ho dovuto fare un lavoro su di me: riflettere sui comportamenti da modificare.

La sostanza del significato più profondo di questa malattia è la troppa cura degli altri, che richiede un eccessivo carico di lavoro a sé stessi per poter riuscire nell’intento, infrangendo così la prima delle due regole non scritte, secondo la teoria del Dottore: "non si può fare male a sé stessi tanto quanto non si può far male ad altri."

Me ne sono resa conto mentre l’osteopata premeva sui punti dolorosi e mi spiegava a cosa potevano essere ricollegati in metamedicina. Mi dicevo: ma questo punto riguarda proprio Vervain, questo invece Rock Water, e quest’altro Elm … e così via.

Ho dovuto ammettere che anche il film (e ora il libro) sono in fondo un tentativo di alleviare la sofferenza che vedo e sento, che é una cosa bella se vogliamo, ma andrebbe fatta senza imporsi tabelle di marcia troppo strette. Dovevo imparare a lasciare andare. Devo arrivare dove posso e abituarmi all'idea che più di così non posso fare, accettandomi e perdonandomi.

E poi ho estrapolato un altro concetto: perché uno si sobbarca una serie di cose che non lo riguarderebbero, come la parte di competenza altrui? Lo fa perché ci tiene. Perché capisce che le cose non vanno. Perché c’è una necessità e col suo lavoro riempie la parte mancante a beneficio di tutti. Ma anche questo non va bene. Perché non va bene? Perché quello in cui viviamo inseriti é un sistema PERFETTO e non consente deroghe. E' perfetto nel senso che ognuno NON PUO' SOTTRARSI dal fare la sua parte, è indispensabile COLLABORARE. E come fa il sistema biologico a farci capire questo? Chi si carica troppo poi non regge ed è costretto a fermarsi, come sta succedendo a me. Ciò per consentire ad altri di fare il loro pezzettino, la loro parte, la loro esperienza. Anche chi ha un eccessivo bisogno di controllo sugli altri non permette UGUALMENTE la crescita, e cederà anch'egli: riempire troppo o non lasciare spazi è allo stesso modo limitante per una crescita.

La cosa bella è che siamo tutti spinti in una progressione, in avanti, verso il miglioramento e la collaborazione del genere umano, e non importa quanto ci metteremo. Certo, se ci sbrigassimo magari la sofferenza personale e generale sarebbe minore ma l’importante è arrivare a lavorare all’unisono, ognuno per la parte che gli compete. Creare una sinergia, una Società, un vero gruppo. Come abbiamo sperimentato nel nostro piccolo ma efficace gruppo di scrittura.

Ciao, a presto

V.

"La società si è costruita con sue leggi che non sono la conseguenza delle leggi della biologia, sono le leggi dell’economia che in principio sono leggi diverse. Ci insegnano che il principio della saggezza per l’economia è la competizione: la competizione è l’esatto contrario della risonanza. Io come faccio a risuonare con uno se debbo competere con lui? La legge della biologia richiede la cooperazione. La legge dell’economia richiede la competizione. Quindi in questo senso l’economia è intrinsecamente in fatto patologico, è in un fatto che genera malattia perché impedisce di essere di risuonare con chicchessia. La specie umana non ha mai avuto la possibilità di formarsi perché i suoi componenti debbono risuonare tra di loro. Il regime in cui si stabilisce la coerenza tra tutti gli esseri umani è il sistema economico che risponde alle esigenze della biologia. C’è poco da discutere. Finché esiste un regime fondato sulla competizione tra gli esseri umani il problema della salute e della felicità non potrà mai essere risolto."

Prof. Emilio del Giudice

https://www.youtube.com/watch?v=kipkEYOtDIU

23-24 novembre 2013 Università degli Studi Milano Bicocca – Milano

Soffocare: strategie per la sopravvivenza

 

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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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