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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie La gioventù molesta

La gioventù molesta

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Vi é mai capitata una di quelle serate in cui incontrate gente molesta? A me ieri sera.

In questo caso era una comitiva di ... pensate un po': Universitari al termine del corso di Giurisprudenza, che cominciavano un corso per diventare futuri dirigenti nella PA - Pubblica Amministrazione.

Aiuto! Se questi sono i futuri Dirigenti si salvi chi può!


Già il posto - un ristorante alla Garbatella - non era adeguatamente organizzato: i tavoli erano ammassati uno sul'altro (si passava a malapena tra le sedie) ma la cosa insopportabile era il rumore che riempiva la sala, troppo piccola. Non si riusciva neanche a parlare tanto era il chiasso di schiamazzi, brindisi a rotta di collo e risate sguaiate. Il Tutor era peggio della classe intera. Aveva la voce più alta di tutte e si trascinava dietro di sé un gruppo belante di adoratori. Una ventina di probabili figli e figlie di papà dei quali solo due/tre sembravano diversi. Anzi, sembravano addirittura in imbarazzo, ma non li ho guardati a lungo: ero li per un altro motivo.

L'occasione era la nostra cena di fine corso, pensavamo a una serata tranquilla, e invece ci siamo dovuti sorbire due ore di quest'orda di nuovi Barbari Giuridici.

Inizialmente li abbiamo approcciati parlandoci (Franco ha anche brindato con loro); poi abbiamo chiesto gentilmente di abbassare i toni, più volte, ma non c'era niente da fare e la cosa proseguiva uguale. Non era pensabile tenere un tipo di comportamento così all'interno di un locale pubblico, abbiamo fatto le nostre rimostranze al titolare ma non sembrava né coinvlto né interessato al clima che si generava nel suo ristorante.

La cena é proseguita, ogni tanto ci tappavamo le orecchie e vabbé: non si poteva far niente.

Al termine avevamo un regalo per Salvatore: ognuno di noi aveva messo qualcosa in una grande scatola. I primi due regali erano scherzetti. Gli altri oggetti erano indicativi della personalità, del ricordo o di quello che era stato il corso per noi. Li apriva man mano e ci facevamo delle foto ricordo della serata.

In questa occasione i Barbari giuridici hanno dato il meglio.

Mio marito, che era in piedi dalle 4,15 della mattina, di ritorno in treno da Bologna alle 20,30 dopo una giornata di lavoro, ci aveva raggiunti al ristorante così che andassimo a casa insieme in auto. Si era seduto in fondo al tavolo e aveva la visuale più ampia sulla sala. Essendo lontano non partecipava all'apertura dei regali come noi, che ci eravamo radunati attorno a Salvatore. Verso la fine della serata, ancora intenti a scoprire le sorprese nella scatola, d'un tratto sentiamo un'urlo: "Avete finito de rompe er cazzo?" Dino, mio marito, era in piedi furente e dal suo posto fissava la comitiva che si era fatta per un attimo silenziosa. "Avete finito de rompe er cazzo?" gli ha ripetuto.

S'era accorto che ci stavano prendendo in giro. Prendevano in giro tutti noi del tavolo di fronte.

Uno di loro provava a dissimulare, ma erano stati scoperti. E' stato il caos. Più di qualcuno ha detto parole fuori posto.

Ora, una parola fuoriposto vorrei aggiungerla anch'io oggi, al di là di "cafoni" che v'ho già detto ieri sera. Credo soprattutto che siate dei coglioni. Dico seriamente eh! Penso che qualcuno debba pur dirvelo, una volta o l'altra, e se stavolta tocca a me, vabbuò, ve lo dico io.

Siete persone moleste, ma non é l'ubriachezza del momento, é proprio che vi manca il senso generale delle cose e spero che, per questo motivo, non vi prendano mai a lavorare nella PA: non c'é bisogno di gente come voi. Se penso che venite da una Facoltà come Giurisprudenza non riesco manco a crederci.

Non siete adatti, si vede. Siete uomini e donne superficiali, d'apparenza più che di sostanza. La vostra realtà malata é quella dove il più sguaiato dimostra supremazia e per questo lo seguite, una formula che in gruppo può certamente funzionare, magari apparire pure fichissima, ma da soli, dopo, altro non sarà che il vuoto cosmico. Buchi neri dove la vostra vita si perde e coi quali sarete da soli a fare i conti. Non sarà per voi un bel momento.

E' RISPETTANDO GLI ALTRI che si guadagnano punti. Non prendendosene gioco.

Siete riusciti a tirar fuori dalla divina grazia mio marito, notoriamente persona accomodante.

Spero non sarete voi la nuova classe dirigente PA.

In famiglia non v'hanno insegnato IL RISPETTO. E' già un grosso problema per voi stessi ma, maleducazione e arroganza diventano un ostacolo enorme - direi insormontabile - nel caso di gestione della cosa pubblica. Per questo mi auguro che non troviate mai lavoro tra chi si occupa degli altri.

V.

P.s. Dino é sbottato dopo il naso rosso. Non sapete neanche cos'é un naso rosso ...





 

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Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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