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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of ... il gatto Romolo e il romanzo

The making of ... il gatto Romolo e il romanzo

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Mi sono accorta di aver fatto un errore: meno male, così posso correggerlo.

Ok, sono consapevole: questo nuovo fatto impatta almeno su tre capitoli e sulla cronologia degli eventi, ci sarà da lavorare per sistemarli ma, avendo appreso la lezione precedente, e non desiderando ricominciare a dare di stomaco, questa volta correggerò senza indugi.

L'errore in sostanza é questo: ho attribuito il ritrovamento di una certa casa a una certa persona, ma oggi rileggendo alcune fonti mi sono accorta che quella persona vide la casa molto tempo dopo. Di conseguenza anche i tempi e i modi con cui vi si stabilì e le persone che la frequentarono sono sbagliate. Che guaio. Toccherà trovare una soluzione. Ci penserò mentre vado a Pilates ...


A volte mi chiedo dove trovo le energie per crederci ancora.

Dopo tutti questi anni sono ancora qua col mio progetto.

Più volte mi è sembrata un’impresa così al di là delle mie capacità, delle capacità di una persona normale. Dovrebbero esserci così tanti incastri, fortune e occasioni per realizzarlo che sembrerebbe quasi impossibile. Eppure proseguo. Vado avanti imperterrita. Come dicono a Progetto Quasi a proposito del fu Vinny (Vinile) o di Scovolinho e Granchio: “la tigna è tutto”.

Progetto quasi è un’associazione di volontari che si occupa di "quasi" cani, anime malandate e fisicamente in disordine. E’ l’amore che fa fare cose così. E’ l’amore per un progetto che ti da l’energia di spingerti sempre in avanti, anche quando non sembra ci siano grandi possibilità. La tigna, giustamente. Vite e progetti cenciosi che non interessano e non sembrano avere nessuna chance autonoma di rivedere la luce, incontrano persone disposte ad occuparsene, a credere e a dire: “eh no! TU ce la farai”. Come quando sedici anni fa incontrai Romolo, incinta all’ottavo mese.

Arrivavo in auto su una strada abitata periferica e quel gattone tigrato bianco e rosso, ormai ridotto la metà di quel che doveva essere, mi attraversò la strada trascinandosi sulle zampe davanti, investito da giorni. Chissà di chi era. Perché i padroni non lo cercavano? Non lo curavano? Il corpo era per metà immobile, la coda divelta e ancora sanguinante, senza un occhio, coi denti davanti rotti, e tentava ancora di sfuggirmi, di salvarsi infilandosi in un tubo arancione di scolo dell’acqua mentre provavo a prenderlo! Povero terrorizzato ...

Quando arrivai dal veterinario incinta e col gatto in quelle condizioni mi guardarono come fossi una matta. Disse che non aveva nessuna possibilità di sopravvivenza e voleva ucciderlo seduta stante: figuriamoci. "Lei adesso mi dice cosa possiamo fare e noi lo facciamo."

Il gatto rimase con noi molti anni. Riprese persino a camminare sebbene storto e rumoroso per via dei danni al setto nasale. Starnutiva sputando come un lama. Buffo proprio. Angelica, che nel frattempo era nata e aveva cominciato a dire le prime parole, non riuscendo a dire il suo nome per intero lo chiamava "Zio Mollo", come un anziano parente.

Lo chiamammo Romolo perché fece coppia fissa con l'altro gatto che avevamo già e si chiamava Remo.

Romolo quel giorno aveva solo bisogno di protezione in un momento di fragilità, qualcuno che credesse in lui e nelle sue capacità di farcela. E ne venne fuori. Anche per il mio romanzo andrà così. Mi aspetto tanti rifiuti e poi un giorno, ridotto e malandato dopo tanti “no”, troverà chi crede in lui e per qualche anno se la passerà benone, prima d'essere dimenticato.

A presto,

V.

"Come fosse riuscito a vivere negli ultimi quattro anni , a fare tante cose, a viaggiare attraverso l'Inghilterra e il Galles, a pagarsi il vestiario, la casa e il cibo, era in effetti quasi un miracolo. Diversi amici lo avevano aiutato come potevano ma il resto, come diceva lui, era dovuto alla Protezione del Grande Potere su di lui e sul suo lavoro." Nora Weeks, La vita e le scoperte di Edward Bach




 

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Parole per pensare

Sono ciò che penso: le mie idee creano la mia identità.

(Cit.)

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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