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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie Vietato non rischiare

Vietato non rischiare

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In tempi non sospetti richiesi la valutazione del mio romanzo a una nota Agenzia letteraria e ieri la scheda é arrivata. E allora: da adesso in poi possiamo stare sicuri, potremmo addirittura dirlo apertamente e ad alta voce che 'sono capace di raccontare’. Posso scrivere qualcosa di leggibile e comprensibile, con buona pace del mio lato Larch, che dovrà rassegnarsi all'evidenza, dei destabilizzanti momenti Scleranthus e nocivi stati Gentian. Da oggi non è più solo un’impressione personale o l’affetto di amici e conoscenti, ma è un dato certo poiché l’ha detto, anzi, messo per iscritto, qualcuno che di mestiere fa proprio questo, se ne intende di stile e struttura, e legge moltissimi testi di scrittori o aspiranti tali.

Non é meraviglioso?


Passiamo ora alle dolenti note, affiancate ai complimenti sulla ‘scrittura fluida, chiara e piacevolmente descrittiva’: il mio personaggio necessita d’essere sviluppato in maniera ulteriore, manca di tridimensionalità. Che mica è come dirlo: non è un personaggio di fantasia, dove decidi e metti; non si sa molto di lui, più che altro s’intuisce dalle sue parole, dai concetti che esprime, e persino nell'unica biografia esistente sembra quasi che la sua assistente abbia voluto proteggerlo, o almeno questa è la sensazione che ne ho ricavato. Ripensandoci é ciò che in parte ho replicato anch'io e all'occhio professionale (e attento) non é sfuggito. E' una mia debolezza. Credo di essere rimasta influenzata dall’opinione di chi vorrebbe - giustamente - mantenere alta l’attenzione sulle originali scoperte di Scienziato, oltre che da una forma di rispetto nei confronti del suo lavoro e delle istituzioni che lo tutelano. D'altro canto il motivo che mi ha spinto e ha innescato la scrittura é stato proprio il non trovare l'uomo nelle narrazioni precedenti: mi é mancato, avrei voluto scoprirlo.

Da pochi giorni mi sono accorta di un altro fatto: chi tra voi l’ha già letto ha manifestato che ci fosse qualcosa di diverso nel tipo di persona narrata. Ognuno desiderava un tratto che glielo avvicinasse ulteriormente: più simpatico o più tormentato, più in difficoltà/contrasto con l’Ordine, chi voleva identificarsi o vedere la sua storia d’amore appena nata entrare nel vivo. Sebbene io desideri accontentarvi e farvi vedere ogni cosa, ciò non sarà possibile. Non sarà possibile perché Bach era quel che era, e capirete di più di lui – e di voi - attraverso le teorie, le originali descrizioni dei singoli fiori.

Posso però dirvi che per tutta la vita egli prese le sue decisioni velocemente, e chi ci rimaneva coinvolto talvolta le subiva. E' stato sé stesso sempre, incurante delle convenzioni o del sembrare ineducato. Invitava tutti ad essere sé stessi. Poteva apparire a tratti irraggiungibile e solitario, forse anche distante a prima vista, ma era il suo stesso genio a isolarlo e dopo averlo conosciuto era impossibile non avvertire il calore. L'ascolto e l’amore per il genere umano provenivano dalla profonda personale conoscenza della sofferenza, attraverso la quale la voglia di curare si era sviluppata. Era infatti egli stesso tormentato dalla cattiva salute, e impediva costantemente alla malattia di prevalere portando avanti con persistenza i suoi obiettivi, senza distrazioni; semplicemente non si curava d’esser cagionevole, così come non si curava di quanto (o quanti) interferivano con la sua idea. Era un uomo totalmente libero dalle opinioni altrui. Può essere difficile da capire, abituati come siamo a farci condizionare dalle influenze e dalle idee.

Ma questo volerlo vedere in un altro modo è indice – a mio modesto parere - di qualcosa di bello che vi è già arrivato: Edward non vi è indifferente e, come spesso si cerca di fare con l’altro a cui ci affezioniamo, cerchiamo di cambiarlo a seconda delle nostre aspettative, per renderlo di più come ci piacerebbe. Che non sempre é la cosa giusta.

Sicuramente utilizzerò la scheda e i suoi preziosi consigli: sono grata alla Signora che ha fatto il lavoro, non conosco il suo nome.

Ho l'impressione che almeno in un punto la semplicità di racconto sia stata scambiata per semplicismo, mentre servivano parole semplici per far capire a chiunque cosa aveva realizzato. Non si trattava di “decidere un percorso prestabilito, lasciando poco spazio all’elaborazione personale”: è che non c’è di più, é davvero tutto lì e alcune cose vanno semplicemente accettate, non elaborate. Capisco bene la difficoltà: al Bach Centre passiamo molto tempo a parlare di semplicità, a togliere, sfrondare; noi stessi prima di diventare Consulenti facciamo questo importante passaggio, e non senza fatica.

Cercherò di trovare spazi adeguati dove narrare maggiormente l’universo vivo e vero dell'uomo, e implementerò la storia d’amore. Scrivere dopotutto è assumersi dei rischi e il valore di ogni nostro desiderio è proporzionale al rischio che corriamo per soddisfarlo. Cosa desidero? Quello che manifestate anche voi miei primi lettori: avvicinare l’uomo per conoscerlo. Cosa desiderava lui? Alleviare la sofferenza, a ogni costo. Cosa rischiava il dottore ai suoi tempi? Di non poter più esercitare: un danno inestimabile. Cosa rischio io oggi nel raccontare l’uomo? Di far passare il suo lavoro in secondo piano. Anche questo è un rischio enorme: il dottore era ... un figo pazzesco! :-) Ma se – curiosamente – indugiare nelle pieghe dei suoi tormenti e nei momenti della sua vita sentimentale e di relazione servirà a farlo sentire ancor più simile, e dunque vicino, d’accordo, vedrò cosa posso fare.

Ho ancora dieci giorni per decidere … decidere cosa? non ve l’ho detto?

Ho due proposte di contratto editoriale.

Vi aggiorno! Ciao,

V.

Commento della mia primissima lettrice:

"Ciao cara, ho appena finito di leggere il tuo romanzo. Il Dottore un po' mi manca ... sarà che sei riuscita a portarmi dentro la sua vita. Sapientemente sei riuscita a descrivere ambienti e situazioni degni di essere portati in scena, e lo spero veramente tanto. Credo lui sia stato un essere speciale, veramente speciale. In questa tua biografia romanzata ho riflettuto anche sulla profonda amicizia che lo ha legato ai suoi più fedeli collaboratori ... grazie ai quali la sua grande conoscenza dei fiori e dei loro benefici é arrivata fino a noi."

Betta ha cominciato a leggere il manoscritto originale a giugno; ha finito una settimana fà.

Pubblico il commento con il suo consenso.




 

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Parole per pensare

Anton Egò:
Non ricordol'ultima volta
che ho chiesto di porgere i miei complimenti allo Chef;
e ora mi trovo nella straordinaria circostanza
che il mio cameriere ...
é il mio Chef!

Linguini:
Grazie ma questa sera sono solo il suo cameriere.

Egò:
Allora chi ringrazio per la cena?


«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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