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di Valeria Ballarati

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Home Racconti e Poesie The making of 2: Mare, blocchi e fruttivendoli egiziani

The making of 2: Mare, blocchi e fruttivendoli egiziani

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Oggi siamo andati al mare. Abbiamo rimesso per la prima volta i piedi in acqua e fatto una lunga passeggiata sul bagnasciuga: Anzio ha finalmente riaperto le spiagge.

E’ stato un po’ come lo sblocco del lock down la prima volta, appena meno traumatico.

Era una bella giornata con una leggera brezza fresca, il cielo pulito e i colori brillanti, ma la gente é stranamente cupa mentre prova a tornare alla normalità e il contrasto si nota maggiormente nei luoghi chiusi. Nessuno parla volentieri, non ci sono sorrisi perché il volto è coperto, non puoi più vedere il viso delle persone. Per me è scioccante. Il mondo è completamente cambiato.

La libertà è stata tolta e la maggioranza rispetta la nuova condizione come se fosse la normalità.


Dopo più di due mesi di reclusione forzata le persone sono diverse: distanziate, coperte, impaurite. Al supermercato é stato lampante capire che la libertà era stata tolta perché non avevo più frequentato i luoghi pubblici. Cioè, non avevo mai smesso di uscire a piedi ma non avevo più visto luoghi dove le persone si incontravano normalmente - come il supermercato - dato che era mio marito a fare la spesa.

Per la verità tornava dicendo che era come stare in un film ma non avendone l’esperienza non ci avevo fatto troppo caso. I mariti esagerano, di solito. E invece era proprio così: un film di terrore. Le persone nelle corsie passano lontane, si distanziano automaticamente mentre l’altoparlante diffonde la notizia di dare una mano rispettando il decreto, cioè mantenendo la distanza. Avrei dovuto capirlo prima, dal fatto che non si incontravano molti individui a passeggio nonostante non fosse vietato sgranchirsi le gambe e fare due passi. Trovavo il vuoto attorno stupefacente, ma non capivo, ora invece si: il nuovo mondo è scioccante.

Ma torniamo a noi, o meglio, alla fiction.

Da oltre un mese sto su questa terza puntata, si è rivelata più difficile del previsto e ancora non vedo la luce. Non ho le idee chiare su alcuni passaggi, sulla mole di nuovi personaggi secondari coinvolti, tutti meritevoli di attenzione e di racconto delle vicende a essi legate, per alcuni con la necessità di farlo brevemente. Mi dispiace perché credo meriterebbero di più e questo é il punto: non so decidermi. Perciò non riesco a uscire da questa terza puntata.

Mi sono nuovamente resa conto di quanto sarebbe importante lavorare in team: avendo un momento di stop la squadra sarebbe lì, concorrerebbe al soccorso con altri pareri e idee, mentre da soli non è proprio facile uscire da una situazione di stallo; la mia dura oramai da troppo tempo. Non bisogna inoltre dimenticare che non sono del settore, resto a corto di strumenti e mi manca la professionalità: non so tutte le cose che uno sceneggiatore saprebbe. Ho fiducia, ce la farò ugualmente, anzi, ne sono certa, ma che fatica! In più, ogni volta che arrivano le cinque il microcircolo si palesa puntuale e sono obbligata a fare pausa nella posizione consigliata dall’osteopata per allentare la tensione, il che mi rende abbastanza nervosa perché avrei ancora da fare ma il fisico non mi segue ...

La parte più entusiasmante rimane la ricerca. Trovare il link giusto per accedere ai tesori del tempo come foto, scritti, ritagli di giornali d’epoca è come mangiare una generosa porzione di lasagne (o del vostro piatto preferito): gli occhi si saziano come fossero stomaco. E’ piuttosto sorprendente leggere com'erano più serie, integre e preparate le eminenti figure di spicco della scienza e della cultura agli inizi del ‘900, e come non lasciassero fuori dai discorsi la porzione ‘spirituale’, ma anzi la inglobassero come parte della conoscenza. Oggi non é più così. Oggi lo scientismo impera.

Come sempre i personaggi s'organizzano da soli, ne hanno facoltà essendo il vero motore della storia, ed è una regola: posso testimoniarlo. Pensavo di inserire un solo personaggio femminile al corso di medicina e invece ne sono apparsi due. Le ragazze sono arrivate insieme con la loro storia e le loro cose da raccontare e non ho potuto che accettarle. Funzionali l'una all'altra. Va bene, benvenute!

Domattina prima di scrivere credo passerò dal fruttivendolo. Di recente è la mia nuova terapia per quando sono un po’ giù. I colori della frutta e della verdura mi mettono di buon umore e poi in cassa c’è un personaggione: col suo accento egiziano e il suo savoir faire mi diverte mentre fa il conto, mi dice “bellissima” e mi regala qualche verdura già pulita e tagliata, pronta da cuocere. In realtà bellissima lo dice a tutte le signore – lo sento quando esco - ma il non buttare le verdure ammaccate, e anzi riutilizzarle in modo intelligente e regalarle, lo trovo un gesto furbo & gentile, specie per chi lavora. Inoltre la parlata e le arti seduttive arabe fanno abbastanza colore insieme al resto della frutta e della verdura. Se l’allegria egiziana è seminascosta dalla mascherina, gli occhi no: gli occhi sorridono.

Gli Esseri Umani sono esseri sociali: personalmente non rinuncerò a questo.

A presto,

V.

p.s. mi spiace non avere un po' più di tempo per aggiornarvi, I mean it.

 

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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