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di Valeria Ballarati

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Home I miei pensieri prima di ... Farsi avanti degli eterni

Farsi avanti degli eterni

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E’ successa una cosa veramente strana. Sono stata in vacanza a Ventotene per qualche giorno e ho conosciuto persone diverse, tra loro Claudio e Stefania, di Venezia, coi quali abbiamo chiacchierato di Filosofia essendo entrambi insegnanti e lui Laureato in Filosofia. A un certo punto del discorso mi sono sentita di parlare dell’eresia che penso, e cioè che Parmenide ed Eraclito (secondo me) dicevano in realtà la stessa cosa, laddove tradizionalmente le loro teorie sono ritenute opposte. Lui resta per un attimo in silenzio. Per tutta risposta mi dice: ti manderò un video, c’è una persona che devi ascoltare. 

Il video è arrivato. E’ del grande Emanuele Severino. Ho trascritto sotto le sue parole.


Quel caratteraccio di Eraclito non l’aveva mandata a dire ai polloi* sul Logos* che originava una continua opposizione delle cose del mondo, e parlava di ‘dormienti’ tra coloro che, cogliendo solo l’apparenza, cioé uno solo dei due lati (per fare una opposizione servono due parti), non notavano quell’armonica contraddizione vigente e generante l’intero. Lo stesso intero di Parmenide che sempre é. Che non può non essere. Ecco i frammenti:

“Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo.” (22B1) Eraclito.

“Perciò è tutto continuo: poiché ciò che è, è tutt’uno con ciò che é. Inoltre è immobile nei limiti di potenti legami*, senza principio né fine, poiché nascita e morte sono state respinte lontano a opera della vera certezza. E rimanendo identico, e nell’identico, in sé medesimo giace, e in questo modo rimane là saldo.” (25-30) Parmenide

Ciò significherebbe, con mia grande sorpresa, che dopotutto la mia non era proprio un'eresia? Ne sono felice, e ... grazie Claudio.

V.

Legami = Con altro uso fig., unione tra più cose concatenate, nesso logico e sim.: l. tra due o più fatti; (dal vocabolario Treccani)

polloi* - il popolino ignorante, la massa.

logos* - é parola greca con più significati, ma più di tutto é inerente la legge universale, la struttura che regola le cose nel mondo 

TRASCRIZIONE DEL VIDEO:

Il tema del Divenire ha il carattere che il pensiero greco e poi occidentale gli ha assegnato.

In senso ontologico, greco, significa che per la prima volta nella vicenda umana si pensa che il divenire delle cose sia un uscire dal nulla e ritornare nel nulla. Bisogna perciò pensare l'assoluto nullanihil absolutum – e appunto i greci parlano di oscillazione tra essere e nulla.

Morire senza sapere alcunché del nulla è diverso dal morire dinanzi al nulla. Chi muore sapendo di andare nel nulla muore (soffrendo) di una morte diversa dall'uomo pre-greco mediterraneo che pensava alla vita come a un ciclo che ritorna. Con i greci si comincia a morire e soffrire in modo estremo perché il divenire è pensato in modo estremo, e cioè l’aver a che fare col "nulla" (intende che non c'é più niente dopo, il che é estremamente sconfortante! N.d.R)

Il cosiddetto ‘mio discorso’ non si nega pazzescamente la variazione del mondo, che è evidenza originaria; si tratta invece di interpretare la variazione dandole un significato diverso da quello che ha avuto lungo la storia dell’occidente: pensare la variazione non come un venir fuori dal nulla (anche il dolore é un annullamento della felicità, altro è soffrire senza sapere alcunché dell'annullamento della felicità). Ecco, non si nega in modo folle l’evidente variare del mondo ma si vuole interpretarlo diversamente.

In questa diversa interpretazione chiamiamo "necessità" che le cose stiano in questo modo (vale a dire: non può essere diversamente, é necessariamente così  N.d.R.)

il variare del mondo, una volta che ci si rende conto della follia della interpretazione greca occidentale del divenire, altro non può essere che il farsi avanti degli eterni. Delle cose grandi e nobili, così come delle piccine e umili, il tramonto del sole, la formica, la foglia che cade, sono tutti degli eterni che entrano nella luce dell'apparire che escono dalla luce dell'apparire.

Pensare che la più irrilevante delle cose si annulla – Ai Silvia passata sei … silvia si annulla – rendersi conto che dire che silvia è diventata niente è diverso dal dire che ‘il niente è diventato niente’.

Noi, dolendo dell’annientamento di Silvia, non c’è qui dolore per l’annientamento del niente.

Silvia è diventata niente parla, dice di Silvia, e dice quindi di 'un non niente' che è diventata niente, e che essendo niente è identico al niente. Se noi dicessimo: il divenire fa si che un rotondo ci fa diventare quadrati. Diremmo: no, qualcosa non va … (ma qui c’è invece l’identico che torna solo al suo stato originario, quel che era prima di essere ente/cosa del mondo, N.d.R.) e non ci rendiamo conto che è proprio questo il torpore (i dormienti di Eraclito N.d.R.) che avvolge le menti dell’occidente. Non ci rendiamo conto che quando diciamo qualcosa, la formica, o silvia o le galassie diventano niente, noi diciamo del non niente che è niente, pensiamo e viviamo le cose come niente.

Allora se questa è la follia, allora la non follia è rendersi conto che tutte le cose sono eterne, e che eterno vuol dire che è impossibile che non sia (come diceva Parmenide, N.d.R.). Plotino dice che l’eterno è sempre, l’eterno è sempre essente, più facilmente: L’eterno è ciò che è impossibile che non sia. E allora le cose tutte che ci stanno dinnanzi non sono cose che escono dal nulla, ma sono gli eterni che cominciano ad apparire.

Il dolore, la morte, sono degli eterni anche questi …

Quindi in che senso la morte non esiste? Non esiste come “annientamento”.

L’amico Bruno Forte mi ha detto che non c’è tragedia nel mio discorso perché non c’è questo concetto di morte. Ma io sono ben lontano dal criticare, dal negare quello che tutti sperimentiamo sulla nostra pelle: il patimento, la sofferenza, il corpo altrui che si ferma e si raffredda, che non risponde più: appartiene all’evidenza del mondo. Questa però é una parte dell’eterno, è eterna anche la cenere del cadavere dell’uomo. Il corpo dell’uomo che arde, e poi brucia, e poi diventa cenere. Questa gamma di istanti, in ogni stato - la legna che si accende, che brilla, che incomincia a ingrigirsi e ad aumentare il proprio esser cenere - ecco, questa gamma di situazioni, è una gamma di istanti eterni che si fanno avanti e poi dileguano dal cerchio di luce che noi chiamiamo “manifestazione del mondo”.

La negazione del senso della morte che domina l’occidente, la morte come liquidazione totale delle cose, degli affetti, dei sentimenti, questo è impossibile.

Quale sia lo spettacolo degli eterni è il problema: che cosa è destinato ad apparire ... Quali eterni sono destinati ad apparire.

Nota: naturalmente, e come al solito, spero di aver bene interpretato. Se così non fosse ringrazio chi vorrà farmi notare le discrepanze.




 

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