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di Valeria Ballarati

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Misurare le parole

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Seguivo in diretta il funerale di Angelo Vassallo, il Sidaco di Pollica ucciso dalla camorra, quando le parole pronunciate nell’omelia dal Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Rocco Favale, mi hanno provocato un moto allo stomaco.
Ha definito gli assassini di Angelo “Povere Bestie Umane”, con atteggiamenti e azioni più simili alle bestie che non agli uomini.
Monsignore, mi scusi se glielo faccio notare ma il suo era un paragone sbagliato, un insulto generico, immotivato e poco consono alla situazione.
Nessun animale è capace di superbia, ira e ingordigia quanto l’uomo; nessun animale usa un’arma per uccidere; nessuna “Bestia” si è mai comportata come gli assassini di Angelo.

Definire Bestia con un'accezione negativa, associandola per di più a qualcosa di così orribile nell'immaginario collettivo, a chi giova?
Posso pensare che Lei, Monsignore, l’abbia fatto in riferimento alla concezione arcaica che vorrebbe gli Animali senz'’anima e dunque esseri inferiori. Ma Animale vuol prorio dire Anima, Sensibilità! I testi sacri ammettono in loro un soffio vitale ricevuto da Dio, lo scriveva Giovanni Paolo II. Si ricordi anche di San Francesco, che chiamava le creature animali “Fratello e Sorella” perché sapeva che venivano dalla stessa fonte da cui proveniva anche lui.
Un Dio di infinito amore non potrebbe non amare le creature che lui stesso ha creato.
E Lei, con tutto il rispetto, dovrebbe adattare la sua visione. Non è tardi.

Come Lei ha detto "Si fa tanto per rendere l'uomo sempre più nobile".

Se noi Umani prendessimo esempio dagli Animali ciò sarebbe facilissimo.

*Mail inviata alla Diocesi di Vallo della Lucania

 

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