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di Valeria Ballarati

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Il Tempo della Vita

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La verità è che non hanno capito perché siamo qui. Noi non difendiamo solamente il diritto di godere di una pausa della nostra esistenza, ma soprattutto, affermiamo che il tempo della vita, quello che conta, non è solamente quello considerato “utile”, perché dedicato a produrre. Il tempo che passa non è solo quel tempo vincolato e socialmente utile, il tempo del lavoro, ma anche il tempo libero. Il tempo libero non è un momento di inattività, ma un tempo di cui noi possiamo disporre quando possiamo decidere noi cosa fare, vivere, amare, anche non fare nulla, prendersi cura dei nostri cari, leggere poesie, dipingere, cantare, oziare. Il tempo libero è il momento in cui possiamo essere totalmente umani. Ecco di cosa parliamo.

Loro dicono: bisogna lavorare di più. Perché bisogna lavorare di più? La chiave dell’avvenire del futuro non è produrre ancora di più. La questione non è produrre di più, ma produrre in maniera migliore, e per farlo, dobbiamo lavorare meno! La chiave di un futuro ecologico e’ lavorare meglio, dunque lavorare meno! E lavorando meno, la fatica potrà essere ripartita più equamente tra tutti. Noi vogliamo difendere il diritto a vivere in maniera piena ed umana nel tempo libero, in un tempo autogestito. E loro cosa cercano di fare? Quello che fanno sempre, cioè tentare di trasformare ogni cosa vivente o inanimata, trasformare tutto in merce. È questo che vuole fare il signor Macron. Che tu sia maledetto, per aver mercificato la nostra esistenza, come hai fatto con la sanità, come stai facendo con l’istruzione. Che tu sia maledetto per aver voluto mercificate tutto, rovinare tutto, distruggere tutto, erodere tutto, quantificare tutto. Questo grande respiro che sentiamo qui, in queste strade, da tutta questa magnifica gente, di diversa estrazione, radunata qui per diverse ragioni, grida l’unica verità che vale la pena di ascoltare; viva la vita, abbasso la morte!

Jean-Luc Melenchon

Commento: il "progresso" non capisce la vita. Non la capisce perché vorrebbe misurarla e pesarla e controllarla ma lei gli sfugge da ogni parte. Per controllarla la dovrebbe fermare, ma una vita immobile non è più vita, è morte. Quindi, di norma, l'oggetto del progresso genera morte. Un vero progresso invece terrebbe conto della vitalità della vita, del suo modo di conoscere a partire da sé stessa, cioè in cerca di significati, che non sono "misurabili", "pesabili", "controllabili" come le cose. La vita è una ricerca, lo  diceva Socrate.

 


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