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di Valeria Ballarati

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Donne in piazza a Roma

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Appuntamento domenica alle 14 in Piazza del Popolo: un minuto di silenzio e poi un urlo collettivo

ROMA - Domenica 13 le donne si ritrovano in piazza. “Se non ora, quando?” è la domanda che anima la manifestazione che coinvolge una settantina di città in Italia (da Pordenone a Brindisi, da Genova ad Agrigento) e molte altre all’estero (Bruxelles, Madrid e persino Boston. Anche Roma partecipa alla mobilitazione con un grande evento in piazza del Popolo alle 14. Sono attese migliaia di donne normali, madri e figlie, stanche di tacere di fronte alla «rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale» e alla diffusa cultura che «propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici».

URLA E SILENZIO – La manifestazione romana si aprirà con un minuto di silenzio, seguito da un urlo collettivo e liberatorio. E dopo parola alla poesia, con i versi di Patrizia Cavalli dedicati a “La patria” (titolo del suo ultimo libro, edizioni Nottetempo). Tanti le ospiti di tutto rilievo che si alterneranno sul palco: la scaletta è ancora in fase di definizione, ma sono tante le politiche, intellettuali, artiste e scienziate che hanno aderito alla manifestazione che vuole cambiare l’Italia in «un paese che rispetti le donne» (come scritto sullo striscione issato sulla terrazza del Pincio). E proprio sul belvedere si terrà un flash mob che prenderà avvio sempre alle ore 14.

SENZA ETICHETTE – Piazza del Popolo sarà aperta a tutti: anche agli uomini chiamati a schierarsi a fianco delle donne. Nessuna etichetta, nessuna bandiera e nessuna crociata moralizzatrice come prescrive ilvademecum stilato dalle organizzatrici. «La manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive» si legge sul blog. Un appello all’unione di tutte le donne, alla “sorellanza”, necessaria per sconfiggere un sistema pervasivo e aggressivo che riduce le donne a pezzi di carne e confonde le loro coscienze.

L’APPELLO – Sono 51.500 le firme raccolte dall’appello “Se non ora quandoche chiama alla mobilitazionele donne italiane e gli uomini. Tra le adesioni anche Franca Rame e Dario Fo, Concita De Gregorio, , Miuccia Prada, Sabina Guzzanti, Lidia Ravera, politiche di opposte barricate come Rosy Bindi (Pd) e Giulia Buongiorno (Fli), il leader della Cgil, Susanna Camusso e il direttore del Secolo, Flavia Perina. Non mancano le attrici: Margherita Buy, Angela Finocchiaro, Laura Morante, Lunetta Savino e Angela Finocchiaro che è la protagonista del video girato da Francesca Comencini per promuovere la giornata. Ma di video continuano ad arrivarne molti al comitato organizzativo: ragazze e donne più mature, casalinghe e lavoratrici, che ribadiscono come “l’Italia non sia un paese per donne”.

ADESIONI – Tante e variegate le adesioni alla manifestazione di piazza del Popolo: dai Giovani democratici di Roma ai Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani) del Lazio, dalla Casa internazionale delle donne alle dipendenti del Dipartimento Turismo del Comune di Roma (una trentina sono già scese in piazza mercoledì pomeriggio). Alla mobilitazione di domenica è attesa anche Giulia Rodano, consigliere Idv alla Regione Lazio e figlia di Marisa (fondatrice dell’Unione donne italiane e prima donna ad aver ricoperto il ruolo di vicepresidente della Camera). «È una straordinaria occasione. Oggi è sempre più evidente se regrediscono la condizione e la dignità delle donne, non possono esserci dignità e futuro neppure per il Paese – dice -. L'Italia è l'unico paese in cui il comportamento e la concezione delle donne del presidente del Consiglio non vengono considerati incompatibili con la sua carica, e le donne sono dunque costrette a scendere in piazza». Fonte

 

COMMENTO - Anch’io domenica scenderò in piazza contro chi disprezza il corpo e l’anima delle donne. E cioè contro i vecchi bavosi che le riducono a gingilli. Contro gli arrivisti che le utilizzano come merce di corruzione presso i potenti. Contro le ragazze che si vendono, spacciando la loro bramosia di denaro e di fama per libertà. Contro i genitori disposti ad accettare l’idea umiliante che la carne della propria carne diventi strumento di carriera. Contro chi pensa che non esista una via di mezzo fra il burqa e il bunga bunga e invece esiste: chiamiamolo burqa bunga, oppure dignità. Contro i pubblicitari che da trent’anni riempiono di seni & sederi le tv e i muri delle nostre città per promuovere prodotti (telefoni, gioielli, giornali di sinistra) che nulla c’entrano con la biancheria intima. Contro le tante signore «impegnate» che hanno accettato questo insulto senza protestare. Contro gli autori televisivi che hanno ridotto il vestito delle ballerine a un filo interdentale, imponendo al Paese un’estetica trucida e volgare. Contro gli autori televisivi che hanno fatto la stessa cosa, ma sostenendo che si trattava di una forma sottile di ironia, mentre di sottile c’era solo la gonna. Contro chiunque considera il corpo delle donne un fatto pubblico, quando invece è un bene privato da esibire soltanto a chi si vuole, e nell’intimità. Contro i giornali e i siti «seri» affollati di culi & sederi. E contro coloro che se ne lamentano, ma intanto cliccano lì.

In fondo domenica scenderò in piazza un po’ anche contro me stesso.  Fonte

L'editoriale odierno di Gramellini ha suscitato moltissimi commenti, tra i quali vi era anche il mio: Grazie. Sopratutto per l'ultima frase. Ripensandoci, averei dovuto aggiungere che anche io ci vado un po' contro me stessa, oltre che per tutte noi.

 

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