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di Valeria Ballarati

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L'indirizzo della Sapienza

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Negli stessi giorni in cui gli italiani che hanno legittimamente scelto di non vaccinarsi stanno ricevendo i primi avvisi relativi alle inique sanzioni, l’Università di Roma La Sapienza organizza per i suoi studenti una Lectio Magistralis del Presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo, intitolata “Diritti umani e persone vulnerabili”.

All’incontro parteciperanno il Presidente della Corte costituzionale e altri eminenti giuristi. Naturalmente vorrei partecipare anch’io: chi non sarebbe lieto di sentir parlare di diritti umani, di questi tempi?

Ma purtroppo non mi è possibile: come già accaduto per le celebrazioni della Festa della Donna, l’8 marzo scorso, la Sapienza subordina la partecipazione all’esibizione dell’inutile Green Pass e assegna 0,5 crediti formativi agli studenti che partecipano “in presenza” (e quindi con il Green Pass), ma non a quelli che partecipano “da remoto”.

Come è possibile che la Rettrice della Sapienza o il Presidente della Corte costituzionale o lo stesso Presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo non si rendano conto della macroscopica contraddizione che esiste tra organizzare una Lectio Magistralis sui diritti umani, e consentire la partecipazione alla stessa a una sola categoria di studenti? E come è possibile che non se ne rendano conto gli stessi studenti?


Chissà poi, se il Presidente della Consulta vorrà accennare agli articoli della Costituzione volti a tutelare gli individui da tentazioni e derive autoritarie, che in questi due anni sono stati impunemente calpestati.

Penso, ad esempio, al secondo comma dell’art. 32, fortemente voluto da Aldo Moro allo scopo di assicurare specifiche garanzie a tutela della dignità e dei diritti fondamentali dei cittadini nei confronti di trattamenti e pratiche medico-sperimentali (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”).

Oggi sappiamo che quel comma è particolarmente importante: anzitutto perché le autopsie effettuate su vaccinati da Peter McCullough, uno dei più noti esperti americani di Covid, stanno dimostrando che l’ormai famigerata proteina Spike è in grado di insinuarsi in ogni organo del corpo umano (cervello, cuore, midollo, organi riproduttivi, linfonodi); e poi perché le statistiche elaborate dal Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) del Center for Disease Control and Prevention (CDC) segnalano, al 25 marzo 2022, un numero di decessi triplo rispetto a quello correlato a qualsiasi altro vaccino immesso in commercio negli ultimi 32 anni.

Questa situazione non somiglia forse a una di quelle che Aldo Moro voleva scongiurare con il secondo comma dell’art. 32 della Costituzione? E i Decreti Legge di questi ultimi due anni, che tra l’altro hanno spinto larghe porzioni di cittadini a vaccinarsi, non sono forse da considerarsi alla stregua di derive autoritarie che la Consulta avrebbe avuto il dovere di condannare per tutelare gli italiani?

Queste sono le due domande che avrei voluto rivolgere ai presenti, potendo accedere. Ricordando antresì alla mia Rettrice che non solo la normativa europea mette bene in chiaro la necessità di evitare la discriminazione delle persone che hanno scelto di non vaccinarsi, (e invece l'Ateneo mi discrimina da due anni) ma anche che qualora l’avesse dimenticato l’indirizzo della Sapienza è proprio Piazzale Aldo Moro.

V.

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