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di Valeria Ballarati

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Donne

Quest'anno il 25 Novembre lo festeggiamo

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Giornata contro la violenza sulle donne: quest’anno il 25 novembre lo festeggiamo
di Lorella Zanardo |

Esco ora da un dibattito sulla violenza alle donne in consiglio regionale a Firenze e sono piena di progetti positivi e di ottimismo.

Primo: tra il foltissimo pubblico c’erano molte ragazze e molti ragazzi. Un 17enne ha preso la parola: sicuro, per nulla imbarazzato ci ha spiegato che questo problema lo riguarda e a scuola, Il Machiavelli, ci lavorano, discutono, sviscerano le problematiche sottese.

Secondo: Con me al tavolo dei relatori Riccardo Iacona che con piglio concreto ha presentato il suo libro “Se questi sono gli uomini”. E’ importantissimo che gli uomini comincino a parlare del tema del femminicidio, non per sentirsi in colpa ma al contrario, per iniziare un proficuo dialogo tra i generi, senza il quale non andremo da nessuna parte.

Terzo Punto: Moltissime le Associazioni Femministe e le Case che si occupano di proteggere le donne che hanno presentato dati e analisi. Uno su tutti: i fondi scarseggiano e con fermezza vanno tutelati poiché sono l’unico modo per finanziare la possibilità di rinascita di donne soggette a violenze. Le Case, spesso in località protette, permettono loro di iniziare una nuova vita.

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La mia lettera a uno sconosciuto

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Caro sconosciuto,

che un sabato pomeriggio di 39 anni fa hai raggirato la mia esistenza.

Donna. Da subito. Meglio femmina, come appellativo. O per lo meno trattata come tale. Cosi mi sono sentita quel sabato pomeriggio, a 11 anni.

La mamma mi accompagna alla fermata dell’autobus per la mia prima corsa da sola, dall’altra parte della città mi aspetta la zia, sempre alla fermata. Un test, un’avventura nuova. 1972 a Parma, città di provincia. Capelli legati, trecce credo, pantaloni cuciti dalla vicina, come nei paesi, maglietta con Susanna, quella del formaggino, una borsetta a tracolla bordeaux con le frange, in piedi, attaccata al tubo verticale guardo fuori, un po’ agitata ma contenta. Poi la tua mano maschile avvolge la mia (piccola mano, sempre stata minuta da bimba), la vedo ancora adesso. Mi paralizzo, non sfilo la mia, non oso girarmi per guardare a chi appartiene, penso che non te ne sei accorto. Poi buio, solo caldo, sudore e paura. L’autobus viaggia, si ferma, riparte, riesco solo a guardarmi intorno per capire se qualcuno si è accorto della tua mano che avvolge la mia, no, nessuno. Ennesima fermata, la tua mano (finalmente) si stacca, mi giro e ti guardo: trent’anni, un po’ di barba, occhi chiari, in un attimo sei sceso, sei scomparso. Buio. Non mi ricordo più nulla di quella giornata, so solo che non lo racconto a nessuno. L’episodio scompare dalla memoria per riaffiorare dopo anni quando le molestie da parte di altri sconosciuti sono diventate pesanti e ho cominciato a ragionare su quello che hanno edificato dentro di me. (...)

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Parliamo di violenza sulle donne

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La giornata per ricordare la violenza sulle donne ha generato quest'anno moltissimi contributi per me significativi: tante persone ne hanno parlato, descritto le loro esperienze, discusso come arginare un fenomeno particolarmente orribile nel nostro Paese. Una attenzione confortante. Finalmente.

Ecco perché questa settimana parlarò solo di noi, donne, attraverso alcuni degli articoli letti questi giorni.

Penso sia importante fare un eco attorno alle parole udite, il segnale di un inizio di cambiamento.

 

 

 

XII Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne

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Sabato 24 Novembre, Ore 21

- Proiezione del  Film  "La siciliana ribelle"  di  Marco Amenta  presso  l'Associazione  TRAIN DE VIE - Vicolo Montano 3 - Nettuno

 

Domenica 25 Novembre, ore 10,30 - 17,00

- Gazebo informativo tenuto dall'Associazione ALZAIA. 

 

Oggi penso che vorrei essere un maschio

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Oggi invidio Riccardo e Marco. Penso che vorrei essere come loro. Che vorrei essere un maschio.

Loro sono precari come me, in attesa di contratto. Ma hanno già un settore di competenza: lo sport e la politica. Hanno uno spazio pronto in pagina. Ma perchè? Non sono più brillanti di me, né più preparati. Non hanno più titoli. Eppure sono stimati dai colleghi, rispettati dalle colleghe, non si muovono per la redazione come degli intrusi come invece facciamo io, Anna e Beatrice.

La differenza è che sono maschi.

Questo pensiero mi turba perchè non l’avevo mai pensato. Succede. Mi sono sempre sentita alla pari degli uomini: a scuola, quando facevo sport, con gli amici. Non ho mai pensato di valere meno o di essere diversa. Adesso capisco che mi sono sbagliata.

Anche Riccardo e Marco sono venuti a cena con il direttore. Hanno raccontato delle loro vite, riso a più non posso, mangiato e bevuto. Senza mai sentirsi in difficoltà. Senza mai rischiare di essere tacciati di complicità. Nessuno dirà mai loro: te lo sei voluto, avresti dovuto mantenere le distanze, devi mollare il lavoro.

Olga

Brano tratto dal suo sito http://ilporcoallavoro.com/

 

 

Fondazione Mia Martini

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“Sono state dette e fatte tante cattiverie nei confronti di Mia. Molti sciacalli hanno speculato sul suo nome, infangando il suo modo di essere. A cominciare dalle case discografiche, che quando era in vita le inflissero penali salatissime solo perché lei non voleva seguire i loro percorsi commerciali, fino al Premio Mia Martini che fanno ogni anno a Bagnara Calabra, in cui arrivano a chiedere intorno ai 500 euro ai ragazzi che si iscrivono. Beh, voglio mettere fine a questa speculazione e ridare a Mia ciò che merita”.

A parlare è un’agguerritissima Leda Bertè, sorella maggiore della cantante di origini calabresi, che ha deciso di dar vita alla Fondazione Mia Martini, presentata oggi a Roma. Con questa iniziativa, patrocinata dalla Provincia di Roma, vuole “costruire una casa” definitiva in cui accogliere il lavoro artistico e il ricordo di Mia Martini, nome d’arte di Domenica Bertè.

 

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No more femminicidio: quando le parole contano

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Convenzione non è una parola molto usata nella politica italiana, nemmeno nei movimenti delle donne. La rimise al centro dell’attenzione, negli anni ’90, Lidia Menapace, una delle più autorevoli esponenti del femminismo italiano, non solo per lanciare una convenzione di donne contro le guerre, con la quale dire che la dimensione bellica doveva essere messa al bando dalla storia umana, ma anche per indicare una strada politicamente interessante: dal momento che non è semplice lavorare insieme, quando i soggetti collettivi che si incontrano hanno storie e identità strutturate, la convenzione può essere uno strumento leggero che rende possibile, su obiettivi comuni, fare percorsi a tema.

Unire le forze di fronte alla necessità di non disperdersi, mantenendo la propria specificità, e affermare che su un argomento, un progetto, una emergenza si deve stare insieme, tante e diverse ma con una voce sola.

E’ per questo che alcune realtà femministe italiane, tra le quali Udi, la Casa internazionale delle donne, la rete di giornaliste Giulia, Telefono rosa onlus, DiRe e Piattaforma Cedaw hanno lanciato non solo un appello, ma una convenzione alla quale aderire in previsione del 25 novembre, data ormai riconosciuta come la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per chi voglia sapere cosa propone questa convenzione e quali siano i cardini sui quali si muove e chiede adesioni il link è http://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it/p/blog-page.html.

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Femminicidio: nessun dubbio, parla la cronaca

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C’è sempre qualcuno  che deve dirci che abbiamo sognato o che eravamo consenzienti, c’è sempre qualche uomo che deve dirci quello che dobbiamo vedere. Secondo lui.

Mentre l’avvocato Marcello Adriano Mazzola scriveva il post sull’inconsistenza del femminicidio, a Trecastagni, in provincia di Catania, un uomo tentava di uccidere la moglie che  stava facendo un  bagno, gettando un phon nella vasca, e dopo averla cosparsa di alcol, l’ha  inseguita con l’accendino. Voleva darle fuoco.

Il tentato femminicidio di Trecastagni, è avvenuto a tre giorni esatti da quello di Carmela e dal ferimento di sua sorella Lucia. Per  fortuna non si sono  puntualmente verificati i canonici tre giorni che scandiscono la sequenza di femminicidi. Una casistica di cui le  femministe dai temi dislessici vanno “cianciando  e ciarlando“: l’avvocato Adriano Mazzola così è solito rivolgersi alle donne. Non parla come un misogino ma perché mette un tocco di savoir faire in un  linguaggio politicamente corretto e adoperato da chi si occupa di pari opportunità in qualche commissione di rilievo. Se fosse maschilista o misogino chissà come si rivolgerebbe alle donne.

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Avevo detto "inutili statistiche"?

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Avevo detto

"inutili statistiche" ? Ecco, appunto.

Nel ringraziare l'avvocato per tutte le premesse (sue) e per la "tranquillizzante" statistica che ci vede dunque pienamente tutelate, gradirei però conoscere come mai nel nostro paese - ma anche in altri citati - le donne sono meno occupate degli uomini* meno ammesse ai posti di comando, per nulla presenti in politica e c'é bisogno di far ricorso a quote "rosa" per infilarcene qualcuna a forza nei posti totalmente maschili che contano.

Si sarà mai accorto l'Avvocato Mazzola che gli uomini al comando scelgono sempre uomini e mai donne?

Non ci sono politiche che permettono alle donne di allinearsi lavorativamente agli uomini, ed é chiaro perché: nei posti dove si fanno le leggi ci sono avvocati e legislatori maschi, che la pensano come l'autore dell'articolo, e cioé che "il fenomeno non esiste". (lo dicono le statistiche!)

L'indipendenza di una donna parte proprio da li: dal poter lavorare per mantenersi e poter così decidere autonomamente della propria vita e dei figli, qualora ci siano. Moltissime donne non sono in grado di mantenersi da sole, diciamolo. Molte donne vorrebbero lavorare e dedicarsi ai flgli contemporaneamente ma sono costrette a scegliere perché non possono fare entrambe le cose, non essendoci adeguate tutele.

Non é una guerra tra sessi, caro lei, é una battaglia culturale per ottenere davvero le stesse opportunità, che al momento purtroppo non ci sono, e nonostante lei faccia parte della giusta commissione pare non se ne sia accorto: perché?

Nel loro delirio di onnipotenza molti uomini pensano che gli sia permessa ogni cosa nella società, anche uccidere, proprio perché sono uomini. Gli uomini diversi da questi sono purtroppo una esigua minoranza. Nessuna statistica al riguardo.

 

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Palermo, quando il corpo femminile diventa proprietà

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"C’è una visione, e una versione, del desiderio maschile sul corpo femminile che lo vuole come una superficie sulla quale proiettare il proprio desiderio”. Ieri, a Vicenza (città nella quale qualche anno fa si discusse molto a partire dall’episodio della ragazza-vassoio, sul cui corpo svestito fu allestito un banchetto per un evento commerciale, non una riedizione della performance surrealista di Meret Oppenheimer dei primi del ’900), queste parole le ha pronunciate un uomo.

Sandro Bellassai, docente universitario e attivista del gruppo Maschile-plurale, era insieme a me invitato a dibattere sul corpo femminile tra mercato, realtà e immagine su invito del Forum delle associazioni femminili vicentine, che raccoglie gruppi che vanno dalle attivissime suore orsoline al gruppo femminista Femminile-plurale.

 

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Com'é l'amore da quando le donne non si sentono più inferiori?

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Una femmina ammazzata da un maschio ogni due giorni. Gli omicidi sono in decrescita, i femminicidi aumentano. “Mai più complici”, è il titolo dell’incontro che si svolgerà oggi, a Torino, sulla violenza contro le donne. Si parlerà per capire. Ma anche, come in una laica cerimonia collettiva, per celebrare apertamente, casomai qualcuno non l’avesse ancora capito, la fine della cultura del lamento: invaderemo ogni spazio pubblico, reagiremo colpo su colpo.

Non siamo più disposte a commentare e tollerare, a piangere e stigmatizzare. È ora che incomincino a piangere gli uomini, perché è di loro che si tratta. È ora che incomincino a prendersi le proprie responsabilità emotive, a emarginare l’affettività malata di quelli che alzano le mani contro le loro compagne, le fidanzate, le mogli, le ex. È ora che incomincino a sentire l’urgenza di riflettere sul desiderio e sulla paura, sulla debolezza che genera violenza. È ora che imparino, anche loro, a guardarsi dentro.

Come funziona l’amore da quando le donne non si sentono più inferiori? Si incomincia interrogandosi sul proprio disagio di uomini civili di fronte ai delitti degli altri. Poi ci si interroga sulla propria condizione di genere. E poi, magari più consapevoli, si riesce a cambiare: provateci, ragazzi. Adesso!

Fonte

Chi l'organizza

 

 


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Romanzo

La storia dell'uomo e
della scoperta
dei Fiori di Bach.

Booktrailer



Fiori di Bach e Cartoni Animati 6 red chestnut


RED CHESTNUT

Quando siete in apprensione

per i vostri cari