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di Valeria Ballarati

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Donne

"Speriamo che gli sbarchi ci siano"

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E ora, ora che il mare le ha consegnato un altro cadavere da sistemare (“ho solo la fossa comune usata dopo il naufragio di marzo”), i buoni cittadini si stringano intorno a lei. E le chiedano scusa per il ritardo. Perché d’estate si dorme e l’informazione ha l’occhio della talpa, ma intanto qualcuno sta da solo in mezzo alla tempesta per avere detto parole di pura umanità. Il campo di battaglia è Lampedusa. Destino di un’isola che la storia sta trasformando in segno di contraddizioni acide e brutali. Destino di chi ha scelto di governarla senza brandire una mazza da baseball.

Si chiama Giuseppina (Giusi) Maria Nicolini la nuova sindaco dell’isola degli sbarchi.

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L'ingiustizia dopo la violenza

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Dopo tre mesi e mezzo di detenzione va agli arresti domiciliari, perché cade l’accusa di tentato omicidio, quell’essere inqualificabile (uno, tre… non si è capito) che ha selvaggiamente violentato, percosso, e quasi ammazzato una ragazza di 20 anni fuori da una discoteca vicino L’Aquila.

Sono indignata, disgustata nel constatare che non cambia mai nulla, che di fronte a chi dichiara l’accondiscendenza della vittima, c’è sempre un altro che gli crede, la storia è piena di casi come questo, e non importa se l’ospedale dichiara di aver ricucito lesioni esterne e interne inferte con una spranga diferro, con dettagli raccapriccianti che non si possono raccontare, per buongusto, per pudore, per rispetto. Non importa constatare la quasi morte per assideramento della vittima perché abbandonata nuda, sanguinante, priva di sensi, sulla strada, come neanche un cane meriterebbe, trovata per caso e salvata da un ragazzo della discoteca (o dal proprietario… non è chiaro) mentre rientrava a casa.

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Johanna Budwig

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La Dott.ssa Johanna Budwig (30 Settemre 1908 – 19 Maggio 2003), nominata sette volte per il Premio Nobel, era una qualificata chimico-farmacologa tedesca ed una studiosa di fisica laureatasi con distinzione in entrambe queste specializzazioni nel 1936 e nel 1938.

Per le sue conoscenze degli acidi grassi fu considerata, a livello internazionale, come la principale autorità in questo campo. Ella fu una delle prime studiose a rendersi conto dell’effetto dannoso dei metodi usati per il trattamento degli acidi grassi essenziali e nel corso delle sue ricerche studiò approfonditamente gli effetti nocivi che gli acidi grassi idrogenati e gli altri grassi denaturati avevano sulla salute umana.

Durante le sue ricerche la Dott.ssa Budwig studiò i campioni di sangue di persone malate e persone sane al fine di verificare se vi fosse una qualsiasi differenza fra la loro qualità. Dopo aver analizzato migliaia di campioni di sangue, ella scoprì che nel sangue delle persone sane vi era un più alto contenuto di grassi Omega 3.

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Poesia per le mamme

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Poesia per le mamme

 

Questo è per le madri che stanno alzate tutta la notte tenendo in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la mamma è qui con te".

Per quelle che stanno per ore  con i loro bambini che piangono in braccio cercando di dare loro conforto.

Questo è per tutte le madri che vanno  a lavorare con il rigurgito nei capelli, macchie di latte sulla camicia e pannolini nella loro borsetta.

Per  tutte le mamme che riempiono le  macchine di bimbi, fanno torte e  biscotti e cuciono a mano i costumi di carnevale.

E tutte le madri che NON  FANNO queste cose.

 

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Ciao Mimì

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Il 12 Maggio del 1995 Mia Martini ci lasciava.

Oggi vorrei ricordarla così, con una canzone napoletana che mi piace tanto, in una delle più belle performance televisive.

Ciao Mimì!

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Una strage silenziosa

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PRENDIAMO una frase così: Gli uomini uccidono le donne. È una generalizzazione spaventosa: la stragrande maggioranza degli uomini non uccidono le donne. Eppure a una frase così succede di reagire con assai minor indignazione e minor sorpresa di quanto la statistica consentirebbe. Non dico delle donne, che sanno bene che cosa vuol dire la frase.

Ma gli uomini, anche se la statistica dice che in Italia, non so, uno su 400 mila ammazza una donna in un anno, ammetteranno di sentire confusamente come mai uomini ammazzano donne?

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Anche io, tanti anni fà ...

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di Franco Bomprezzi

Sono colpito, ma non sorpreso, dalla quantità impressionante di commenti che sono piovuti nel blog dopo la pubblicazione, coraggiosa e doverosa, da parte di Simone Fanti, della toccante lettera di Queen Ann. Abbiamo toccato il nervo scoperto, il più delicato, di una società che preferisce non vedere, non sentire, non capire. Difficile rimanere indifferenti quando un grande mezzo di comunicazione, come corriere.it, affronta senza pudori né ipocrisie il tema dell’amore negato, del sesso, della difficoltà spesso irrisolvibile per le persone disabili. Io stesso confermo di aver avuto, tanti anni fa, un’esperienza – una sola – di sesso a pagamento. L’ho raccontata in un libro, uscito nel 2003, “Io sono così” (Il Prato, Padova), ora esaurito e ripubblicato da Libertà edizioni con il titolo “Cucire la memoria”. Per concessione dell’editore pubblico qui volentieri il capitolo nel quale racconto la mia avventura di ventenne. Era il 1972, più o meno, quando incontrai Maria. Ecco che cosa ho scritto. Parole che mi emozionano ancora, e che affido ai lettori “InVisibili”. Pagine che colpirono anche Candido Cannavò, al punto da chiedermi di poterle inserire nel suo indimenticabile “E li chiamano disabili”.

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8 Marzo: Le parole di un uomo

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di Franco Bomprezzi

Lo so, è banale. Non ce la fate più con l’8 marzo. Eppure io ci casco ogni volta. Mi commuovo, davvero. Quando penso alle donne che vivono accanto a una persona disabile, o vivono la disabilità su di sé. Donne vere, forti, quasi sempre strepitose nella loro capacità concreta e pragmatica di non tirarsi indietro, neppure di fronte alle difficoltà più dure e impreviste della vita.
Grazie a voi, donne invisibili. Le stesse donne che vengono espulse dal mercato del lavoro, diventano indispensabili, vitali, quando in famiglia c’è da prendersi cura di una persona fragile, alle prese con la disabilità. I genitori che invecchiano, che improvvisamente, inspiegabilmente, tornano bambini e hanno bisogno di tutto. O i figli, che non nascono “sani e belli” come la retorica estetica del nostro mondo richiede senza eccezioni. O i mariti, i compagni, che per una malattia improvvisa, o un trauma imprevedibile, non sono più i “capofamiglia”, ma hanno bisogno di tutto, o quasi.

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Buon 8 Marzo

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“Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni. Un bel tradimento da parte dell’Inghilterra, perché noi eravamo tutti a tavola, chi faceva i compiti, chi mangiava, arrivano questi bombardieri, con il fiato pesante, e tutt’a un tratto, boom, la gente è impazzita. Abbiamo perso tutto. Siamo scappati sul primo carro bestiame che abbiamo trovato. Tutti ammassati. Siamo approdati a Vercelli. Ci siamo buttati nelle risaie perché le bombe non scoppiano nell’acqua, ce ne siamo stati a mollo finché non sono finiti i bombardamenti. Siamo rimasti lì soli, io, la mia mamma e il piccolino appena nato. Mio padre e mia sorella erano rimasti in giro a Milano a cercare gli altri: eravamo tutti impazziti. Ho fatto l’ostetrica per forza portando alla luce mio fratello, ce l’ho fatta: oggi ha sessant’anni e sta benissimo. La mamma invece ha avuto un’emorragia, hanno dovuto infagottarla insieme al piccolo e portarseli dietro così, con lei che urlava come una matta.

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La fragilità maschile

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Un uomo di 34 anni, Mario Albanese, camionista, originario di Modugno in provincia di Bari, ha ucciso a Brescia l’ex moglie Francesca Alleruzzo, 45 anni, maestra in una scuola elementare, il nuovo compagno di lei, la figliastra e il suo fidanzato. La gelosia sarebbe alla base del folle gesto. Sembra che la coppia si fosse separata da meno di due anni e che l’uomo non avesse mai accettato la fine della relazione.

E’ un fatto privato di “quella” famiglia, di “quella” coppia. E poi solo un folle può compiere un gesto così, quattro persone uccise per un’ossessione, un’idea malata di dominio e di possesso. Chissà che patologia ha: avrebbero dovuto fermarlo prima, avrebbero dovuto curarlo prima.

Eppure c’è qualcosa che non torna in un ragionamento come questo. I primi a mettere in guardia sono i numeri: le violenze degli uomini sulle donne sono un fenomeno esteso, quasi quotidiano. Diventa difficile credere che siano tutte e solo relazioni sbagliate, rapporti sfortunati, situazioni al di fuori della “normalità”. Lea Melandri, scrittrice, una lunga militanza nel femminismo che l’ha portata ad approfondire le dinamiche del rapporto fra i sessi, dà un’altra lettura della tragedia di Brescia. Macché fatto privato, macché patologia: il vero nocciolo sta in una questione infinitamente più complessa e che riguarda la nostra cultura dei rapporti fra uomini e donne.

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Se ci scandalizza una mamma che allatta il figlio

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La censura irrompe sul social network

Non si sa quale aggettivo usare, se ipocrita, stupido o semplicemente ridicolo, per definire il divieto, tra le regole auree imposte da Facebook, di mostrare donne che allattano al seno.

Forse tutti e tre insieme.

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Romanzo

La storia dell'uomo e
della scoperta
dei Fiori di Bach.

Booktrailer



Fiori di Bach e Cartoni Animati 6 red chestnut


RED CHESTNUT

Quando siete in apprensione

per i vostri cari