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di Valeria Ballarati

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il sistema cinese IDPay italiano

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Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale Vittorio Colao ha dichiarato:

"Stiamo elaborando una piattaforma per l'erogazione di tutti i benefici sociali, il nome è IDPay, dove avverrà tutto direttamente in digitale. Già nel mese di Aprile ci sarà l'avvio della «piattaforma dell’INTEROPERABILITÀ» dove alcune grandi pubbliche amministrazioni come l'AGENZIA DELLE ENTRATE, l’ANAGRAFE, il MINISTERO DELL’INTERNO e l'INPS AGGANCERANNO I PROPRI DATI. In questa piattaforma sarà presente ANCHE il FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO di ogni cittadino, “al fine di avere anche sul piano sanitario la possibilità di teleconsulto, tele-monitoraggio e gestione da remoto”. 

Vogliamo provare a ipotizzare uno scenario?

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non é molto

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La guerra, Dione e Girard

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Mettete dei fiori nei vostri cannoni: il fotoprogetto ...In questi giorni rileggiamo la Settima lettera di Platone nel corso di Filosofia del Linguaggio.

Ricorderete quanto mi sono affezionata a questo scritto che ‘scrive nell’anima’ come disse il Prof. Filippo Forcignanò nel suo bel libro.

Nel proseguire la lettura del testo, dopo le indicazioni sul linguaggio del corso, mi sono ritrovata a leggere di Platone che difendeva Dione dalle accuse di esser diventato lui stesso un tiranno. Dione a un certo punto rientrerà in armi a Siracusa dopo aver cercato supporto ad Atene, e dopo aver combattuto con violenza a sua volta, verrà ucciso proprio da chi lo aveva aiutato a tornare (Callippo).

Ricordiamoci: Platone partì per Siracusa perché vedeva in Dione la possibilità di realizzare una politica filosofica – i Re-filosofi - e che Dione sin da adolescente era stato ‘rapido nell’apprendere i discorsi gli facevo come nessuno dei giovani in cui mi ero imbattuto’ e da quando lo aveva ascoltato aveva scelto di vivere il resto dei suoi anni in modo diverso dai connazionali, amando cioè la virtù anziché gli stravizi sicilioti,  qualcosa di molto inerente a una vita che può definirsi filosofica.

E allora, come è stato possibile che a un certo punto proprio un filosofo prendesse le armi?

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Piero Martinetti

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13 dicembre 1931

Eccellenza!

Ieri sono stato chiamato dal Rettore di questa Università che mi ha comunicato le Sue cortesi parole, e vi ha aggiunto, con squisita gentilezza, le considerazioni più persuasive. Sono addolorato di non poter rispondere con un atto di obbedienza. Per prestare il giuramento richiesto dovrei tenere in nessun conto o la lealtà del giuramento o le mie convinzioni morali più profonde: due cose per me egualmente sacre. Ho prestato il giuramento richiesto quattro anni or sono, perché esso vincolava solo la mia condotta di funzionario: non posso prestare quello che oggi mi si chiede, perché esso vincolerebbe e lederebbe la mia coscienza.

Ho sempre diretta la mia attività filosofica secondo le esigenze della mia coscienza, e non ho mai preso in considerazione, neppure per un momento, la possibilità di subordinare queste esigenze a direttive di qualsivoglia altro genere. Così ho sempre insegnato che la sola luce, la sola direzione ed anche il solo conforto che l'uomo può avere nella vita è la propria coscienza; e che il subordinarla a qualsiasi altra considerazione, per quanto elevata essa sia, è un sacrilegio. Ora col giuramento che mi è richiesto io verrei a smentire queste mie convinzioni ed a smentire con esse tutta la mia vita; l'E.V. riconoscerà che questo non è possibile.

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Wittgenstein e l’arte di essere felici

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Ludwig Wittgenstein: Die Tractatus Odyssee - Forum Austriaco di Cultura ...Tra le molte idee del logico e filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein troviamo la convinzione che le arti abbiano qualcosa da insegnare agli uomini. Nella sua riflessione, almeno sino agli anni ’30, esisteva un collegamento tra etica (ciò che è bene) e il significato della vita (il modo giusto di vivere).

Riteneva necessario un certo modo di guardare il mondo. Bisognava osservarlo sub specie aeternitatis, cioè dal punto di vista dell’eternità, ma cosa voleva dire?

Gli uomini e le donne moderne passano le loro giornate guardando al mondo con una certa passività, affaccendati in molte cose pratiche, immersi nello scorrere della vita. Un po’ come alle gite al museo da bambini: all’interno opere e capolavori esposti si mostravano, e ci parlavano, ma noi eravamo troppo presi dai giochi per riuscire ad accorgerci. 

Il mondo in cui viviamo è in effetti questa grande installazione permanente dove l’uomo è indissolubilmente coinvolto, ma che quotidianamente viene ignorata. 

L’arte può rendere il collegamento percepibile.

Grazie infatti al modo in cui mostra i fatti - per mezzo di un quadro, una scultura, una fotografia, un’opera teatrale, un film, un romanzo, o una poesia, e ogni altro tipo d’opera che possa definirsi arte – essi possono apparire allo sguardo carichi di un nuovo significato.

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