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di Valeria Ballarati

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Cultura

Un'occasione mancata

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Ho sempre sentito parlare di Cesare Boni.

Persone venivano ad acquistare i suoi libri in negozio, conoscenti avevano assistito a seminari, alcuni amici addirittura lo conoscevano ed ho recentemente scoperto che anche mio fratello seguì uno dei suoi corsi di formazione quando era clown di corsia. A me, sfortunatamente, non é mai capitato.

"Se non l'hai sentito parlare, é un'occasione mancata"  mi disse e credo avesse ragione.

Ed é così, per sentirlo parlare, che ho chiesto ed ottenuto dall'associazione la registrazione di uno dei suoi seminari: il link é più sotto.

Docente di "Psicologia del ciclo della Vita" all'Univesità Federico II° di Napoli, autore di libri e relatore di seminari in Italia a all'estero, era considerato uno dei maggiori esperti dell'argomento di cui si occupava.  "Era" perché non é più tra noi dall'anno scorso.

All'inizio della registrazione racconta di Napoli un episodio molto simpatico.

Insegnava nella regione campana ma abitando nella zona dei Castelli Romani si recava nella città partenopea il giorno precedente le lezioni e la mattina faceva colazione in un famosissimo bar pasticceria: il Gran Bar Riviera. Alle otto di mattina potete immaginare come fosse gremito. 

 

Tutti per uno

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TUTTI PER UNO aggiorna, ai tempi repressivi di Sarkozy, la tradizione francese del cinema sull’infanzia come scuola di libertà.

Da Jean Vigo a “Stella”, passando naturalmente per il Truffaut de “Gli anni in tasca”, non si contano, infatti, i film d’oltralpe che cercano nel mondo dei bambini la traduzione concreta dei principi predicati dalla Rivoluzione francese: liberté, egalité, fraternité (libertà, uguaglianza, fraternità).

La questione degli immigrati, in particolare di quelli clandestini, non riguarda solo l’Italia ma è un problema diffuso, spesso utilizzato dalla politica per ottenere consensi e racimolare voti, seminando la paura che gli stranieri possano minare l'equilibrio o la stabilità dei paesi ospitanti.

Un tema politico e sociale molto caro alla Francia odierna, da cui il regista Romain Goupil prende spunto per tracciare una storia dai toni favolistici in cui l'unione di un gruppo di bambini si fa portavoce di una vera e propria resistenza, con il solo appoggio di una madre tenace, ancora legata (come i bambini) alla speranza e al sogno di un Paese più “giusto”.

 

In un mondo migliore

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IN UN MONDO MIGLIORE è un ambizioso e riuscito apologo su famiglia, educazione e non-violenza.

E’ il sesto lungometraggio di Susanne Bier, una delle registe scandinave più famose, che ha sempre messo al centro delle sue storie sentimenti forti e rapporti familiari animati da passioni violente.

Con “Non desiderare la donna d'altri” (2004) aveva dipinto un triangolo che vedeva due fratelli contendersi l'amore della moglie di uno dei due; con “Dopo il matrimonio” (2006) aveva esplorato, attraverso un altro triangolo, la forza dell'amore coniugale ma anche quella dell'istinto di sopravvivenza.
Con questo “HAEVNEN” (vendetta, suona il titolo originale), imposta un racconto che, a colpi di montaggio alternato tra l'Africa dei medici da campo e la Danimarca opulenta dei borghesi, suggerisce, con tensione costante e perfetta, che la violenza nasce in qualsiasi luogo e condizione sociale,non c'è contesto o spiegazione socioculturale che tenga.

Il dottor Anton (Mikael Persbrandt) è un medico idealista che lavora in una missione umanitaria in Africa, dove si trova, con mille difficoltà, a fronteggiare i soprusi di Big Man esercitati sulle donne e sui loro corpi inermi.

 

Più Libri più liberi 2011

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Più libri più liberi torna a Roma, presso Palazzo dei Congressi dell'Eur dal 7 all'11 dicembre.

Nella sezione info del sito è possibile acquistare  i biglietti in prevendita.
Le iscrizioni allo spazio collettivo Bibliolibreria sono prorogate fino al 15 ottobre. Scarica la modulistica.

Anche per gli operatori professionali è già possibile richiedere l'accredito, basta cliccare sul pulsante in homepage e seguire poche, semplici, indicazioni.


L'appuntamento  - Non perdere tutte le novità della decima edizione di Più libri più liberi, che saranno presentate nella conferenza stampa di martedì 22 novembre, alle 11 al Tempio di Adriano (Piazza di Pietra) a Roma.
 

 

C'era un musicista che suonava ...

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C’era un musicista che suonava in strada all’ingresso della fermata della metropolitana "L'Enfant Plaza" in Washington DC.

Era una mattina fredda di gennaio.
Suonò musiche per 45 minuti.
Incominciò con Bach, poi l’Ave Maria di Schubert, poi musiche di Manuel Ponce, di Massenet e di nuovo Bach.

Erano quasi le 8 del mattino:
era l’ora di punta, passavano tantissime persone, quasi tutte dirette al loro lavoro.

 

 

Un diverso modo di raccontare

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 Un Risorgimento di eroi inquieti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi affascinano le contraddizioni dei protagonisti di quest'epoca.

Quando Mario Martone mi parla del film (Noi credevamo n.d.r.) al quale sta lavorando manca ancora un anno o due alle celebrazioni per il centocinquatesimo dell'Unità d'Italia. Dice che nel suo film non si occuperà di un evento importante come la Repubblica Romana del 1849 ma che sarebbe una storia adatta a me. Un po' come ho fatto in quella dell'eccidio alle Fosse Ardeatine, Radio Clandestina, che debuttò undici anni fa al Teatro di Roma quando era diretto da lui e che nacque da una sua proposta.

A me il Risorgimento non interessa e mi fanno tristezza le celebrazioni con le bandiere e le corone dei fiori. Né mi interessa andare alla ricerca di anniversari per pescare finanziamenti. Gli americani infilano la bandiera da tutte le parti e a vederli un po' da lontano pare proprio che ci credano. Loro ne hanno bisogno per cancellare il senso di colpa per un genocidio che è costato un numero incalcolabile di nativi e per inventarsi un baraccone nel quale si finga di essere tutti fratelli, ex-italiani immigrati con gli ex-schiavi deportati, ex-ebrei-sopravvissuti con ex-galeotti inglesi, eccetera. Ma per noi, che abbiamo imparato a parlare l'italiano perché ci siamo comprati la televisione a rate, la bandiera è un simbolo che sventola allo stadio, sui tetti delle case in costruzione e, ultimamente, sui soldati rimpatriati morti.

 

Le Notti delle Lettere

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Le lettere prendono vita sulla facciata del Castello Sforzesco per

LE NOTTI DELLE LETTERE

 

6 ottobre 2011. Dopo secoli di vita su carta, le emozioni racchiuse in una lettera avevano bisogno di prendere vita e di essere le protagoniste di un evento unico. E così, il Festival delle Lettere, regista indiscusso della forma epistolare, ha deciso per questa settima edizione di dedicare alle lettere un evento unico.

Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 ottobre dalle 20.00, le Lettere saranno protagoniste di un palcoscenico d’eccezione: la facciata del Castello Sforzesco. Una performance di grandi emozioni per dar vita alle Notti delle Lettere.

 

La memoria dell'acqua

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MILANO - Il Dna è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi «memoria» delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni. La voce del Dna. Insomma, il Dna «comunica» all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.

Uno studio italo-francese che ne riporta alla mente un altro lontano nel tempo e molto contestato dalla comunità scientifica internazionale: quello della «memoria dell’acqua», pubblicato da Nature nel 1988 e poi cancellato perché non ripetibile.

Il medico e immunologo Jacques Benveniste (1935-2004), noto a livello internazionale per i suoi studi sulle allergie e sul sangue, all’epoca direttore della ricerca medica all’Inserm (il Cnr francese), è l’autore di quell’esperimento. Benveniste fu poi accusato di truffa e di conflitti di interesse con le aziende di prodotti omeopatici. Seppur additato dalla scienza internazionale, non fu mai licenziato dall’Inserm, cosa che invece avvenne per la sua segretaria, e continuò i suoi studi fino alla sua morte. Questa nuova ricerca sembrerebbe aver trovato una chiave scientifica a quello che cercò di provare Benveniste.

 

Indro Montanelli di Beppe Severgnini

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Indro Montanelli dieci anni dopo, spiegato a un diciottenne


Era disposto a sacrificare molto alla chiarezza e alla semplicità. Sosteneva che se un articolo di giornale contiene due idee, una è di troppo

Era un irregolare. Troppo alto, troppo magro, troppo bravo, troppo malinconico, troppo buono, troppo orgoglioso per darlo a vedere. Come spiego un soggetto così, a te che hai diciott'anni e sei nato ai tempi di Manipulite? Potrei dirti, per cominciare, che le sue mani erano pulite davvero. Visto cosa maneggia un giornalista, oggi come allora, aggiungerei: conosceva bene se stesso e gli italiani. Per fortuna, ogni tanto si sbagliava.

L'Italia, diceva, ha molti rimpianti e alcuni rimorsi, ma poco orgoglio e nessuna memoria. Per questo, Montanelli era convinto che tutti si sarebbero presto scordati di lui. Sostenevo il contrario, sfidando la sua collerica misantropia. Sono arrivato a proporgli una scommessa, sapendo di non poterla riscuotere. Perché l'ho vinta. Di Montanelli ci ricordiamo eccome, in tanti, anche per merito dell'uomo che lo ha impegnato e amareggiato negli ultimi anni, e oggi continua a fare lo stesso con tanti di noi: Berlusconi.

 

La hit parade dell'amore

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Il dottor Veronesi sostiene che l’amore più puro è quello omosessuale, perché non è finalizzato alla procreazione. Lo sostiene in risposta a quel sindaco che aveva definito l’omosessualità un’aberrazione genetica.

Veronesi mostra di aver letto il Simposio di Platone (il sindaco si è fermato a Playboy). Ma forse l’illustre oncologo ha dimenticato il finale, altrimenti si ricorderebbe che l’amore non prevede classifiche di genere. All’origine, narra Platone, esistevano maschi, femmine e androgini dotati di entrambi gli organi sessuali.

Ma quando gli uomini vollero scalare il cielo, gli dei li punirono spaccandoli in due. Da allora ciascuno cerca la sua metà perduta: i maschi dimezzati sono diventati gay, le femmine lesbiche e gli androgini etero. Nessuno è più puro o aberrante dell’altro. E tutti possono procreare, anche se l’unione fra le due metà dello stesso sesso partorisce solo idee e non corpi.

La differenza, spiega Platone, non la fanno dunque i sessi, ma la qualità dei sentimenti: la «scala dell’amore», che va dalla bellezza fisica a quella divina. L’amore è l’energia dell’universo con cui l’uomo riesce a entrare in sintonia soltanto quando ama. L’oggetto dell’amore non è poi così importante. Può essere un maschio, una femmina, un figlio, un animale, una pianta, una montagna, un sogno, un progetto, un ideale. Quel che conta è la pulsione spirituale che l’amante esprime nell’amare.

Chiedo umilmente scusa al professor Platone se duemilaquattrocento anni dopo non abbiamo ancora imparato la lezione.

Massimo Gramellini

Platone, attraverso il sito degli studenti del Liceo Classico Beccaria di Milano 

 

I no che aiutano a crescere

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Nella vita di coppia dire troppo spesso SI può essere un problema?


Oggi sembra strano anche solo pensarci, le liti e le discussioni in una normale vita di coppia sono all'ordine del giorno, le incomprensioni ed i musi lunghi spesso la fanno da padrone, eppure può capitare anche che essere troppo accomodanti possa creare dei problemi.

Asha Phillips infatti nel suo libro scrive:

"Molto spesso si desidera far piacere al partner, offrirgli qualcosa di unico e di speciale. Ci si dimostra solidali con lui, lo si appoggia, si approvano le sue inziative. Usiamo espressioni come "la mia metà", parliamo di essere "un corpo e un'anima sola", ammiriamo e invidiamo quelli che non si separano mai, che hanno un'unionte intima e profonda.

Questa immagine della coppia ideale, però, sottovaluta l'importanza del "NO", della differenza. Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un'intima uniore danno piacere e promuovono la crescita, perchè rappresentano una base sicura... Non bisogna però sottovalutare che anche qui c'è bisogno di uno spazio, di una distanza tra i due individui perchè possano svilupparsi e crescere davvero.

Dicendo sempre sì al vostro compagno/a, anche se l'accordo vi sembra reale, finirete per avere entrambi, la sensazione che fra voi non ci sia differenza. Può essere un'idea confortante, ma genera staticità: nella vostra vita ci sarà poco movimento. Se in uno dei due avviene poi un cambiamento, può essere vissuto come un terribile tradimento. Come la rottura di un tacito patto.

 


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Parole per pensare

"Pensate ancora una volta alla gioia che ciò porta a chiunque voglia poter fare qualcosa per coloro che sono malati. Questo dà loro il potere di essere guaritori fra i propri simili."

- Dr. Edward Bach, 1936

«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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«Quanto siamo stanche io e te. Dovremmo riposarci un po’» dice Donatella a Beatrice mentre il Valium fa effetto sul lungomare di Viareggio all’imbrunire, è un dialogo che ti rimane dentro, come tutta La pazza gioia.

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Fiori di Bach e Cartoni Animati 6


RED CHESTNUT

Quando siete in apprensione

per i vostri cari